I Mass media come strumento di manipolazione

 

Questa enorme potenzialità che i mass media hanno è però un’arma a doppio taglio: da una parte può aprire il mondo della conoscenza a tutti, con indubbi benefici; dall’altra può essere un mezzo per assopire le coscienze delle masse incitandole a volere quello di cui in realtà non hanno bisogno.

 

Caspar David Friedrich, "Abbazia nel querceto" (1810)
Caspar David Friedrich, "Abbazia nel querceto" (1810)

 

La società postmoderna ha come suo massimo vanto quello di aver dato a tutti la possibilità di accedere alle informazioni provenienti da ogni parte del mondo, questo è reso possibile dalla diffusione dei mass media: l’insieme dei mezzi di comunicazione atti a diffondere un qualsivoglia messaggio al popolo.

 

In queste prime frasi la contraddizione che salta all’occhio è però la differenza di significato che la parola mass media può assumere: da una parte con essa vengono descritti i mezzi attraverso cui conoscere informazioni, che non possono essere oggetto di manipolazione; dall’altra si intendono gli strumenti di diffusione di messaggi, più o meno falsificati.

 

La differenza evidenziata sopra sembra quasi qualcosa di inesistente, un’inezia; che se osservata, però, può mettere in luce la vera natura dei mass media.

 

Secondo la visione della società postmoderna, si potrebbe paragonare le informazioni che otteniamo dai mass media alle conclusioni a cui arrivano le scienze: fatti incontrovertibili, che non abbisognano di critiche, poiché sono un tutt’uno con la realtà empirica. Sembra quasi che tutti i messaggi veicolati dalle televisioni, i giornali, i social network, etc… siano qualcosa di impermeabile all’influenza data dal mezzo che li comunica.

 

 

 

 

« La vita è carente di senso quando la accogliamo passivamente, nel suo puro sviluppo, e la accettiamo con la rassegnazione di coloro che rinunciano a coniarla in valori.

Allora, l’unica proposizione che possiamo enunciare, la proposizione che riassume la scienza libera da qualsiasi intromissione assiologia, è una proposizione tautologica: quello che è, è. » (Nicolás Gómez Dávila, Notas)

 

 

L’iperconnettività del mondo odierno è qualcosa che fa ormai parte di noi, questo è indubbio, ma il fatto che nessuno si sia mai chiesto se questo sia un bene o un male, testimonia la pochezza di contenuto che questa infinità di messaggi veicola.

 

Qualsiasi cosa, soprattutto se influenza la nostra vita tanto quanto fanno i mass media, deve essere prima di tutto sottoposta a critica. La bontà o meno di uno strumento, si basa sulle ragioni che ne giustificano il suo utilizzo. Giustificare qualcosa a priori smaschera la debolezza delle ragioni su cui quella cosa si basa.

 

Tutto ciò che ci circonda ha più o meno significato, sta a noi esplicitare le ragioni che fanno sì che quella cosa abbia significato; non è possibile accettare passivamente ciò che il senso comune consiglia, senza averlo prima vagliato attraverso la propria ragione. Non si può essere indifferenti di fronte all’immediato, ma bisogna mediarlo, affinché si possa far proprio il significato delle convinzioni che il popolo incarna.

 

Prendendo un esempio dell’esperienza quotidiana di ognuno di noi: è come se uno studente, ad un qualsivoglia esame, pretenda di prendere il massimo di voti, lasciando il compito in bianco. Così come è impensabile venir valutati se non si mostra la propria preparazione, cioè più formalmente: si mostrano le ragioni per le quali io possa essere considerato preparato, allo stesso modo, se non di più, non si può abbracciare uno stile di vita dipendente dai mass media, senza riuscire a dare delle ragioni che ne giustifichino la loro presenza.

 

L’iperconnettività deve essere vista come una malattia da chi non riesce a dare le ragioni della sua esistenza; solo nel momento in cui questo estremo utilizzo dei mass media verrà giustificato, esso potrà trasformarsi in uno strumento benefico per coloro che lo usano. Questa mancanza di critica nei confronti di ciò che è ormai assodato, ossia l’utilizzo intensivo dei mass media, è da ricercarsi nel relativismo dilagante della società postmoderna.

 

Se la critica è ormai qualcosa di morto e sepolto al giorno d’oggi, ciò che è stabilito non può far altro che rafforzarsi, su questo terreno invece che migliorare la società si adagia su ciò che viene ritenuto “normale”.

Visto che niente a più valore di qualcos’altro, tanto vale attenersi a ciò che viene ritenuto normale; ecco ciò che pensa la maggior parte delle persone.

 

Il raggiungimento della normalità a cui tutti anelano, viene facilitato dall’utilizzo dei mass media. Da ogni parte verso cui ci giriamo i mezzi di comunicazione ci danno i parametri da rispettare per essere ritenuti normali. Il fatto di essere continuamente immersi nel bombardamento di notizie e messaggi che i mass media veicolano, non dà il tempo all’uomo comune di pensare se quello che gli viene propinato sia effettivamente vero o meno.

 

L’assuefazione che dà l’essere sempre connessi con tutto e tutti è qualcosa che chiunque ha provato, la difficoltà di non riuscire a stare per più di qualche ora senza i mass media, dà l’idea di quanto la nostra società dipenda da quest’ultimi.

La necessità di dover essere sempre connessi è ovviamente incitata dai mass media stessi: con lo scopo di mascherare la deficienza di valori che la società postmoderna offre. L’uomo di oggi per riuscire a sopravvivere, e questo i mass media l’hanno capito, deve fermarsi il meno possibile a riflettere se quello che sta facendo è fondato su qualcosa o meno.

 

Non si vuole comunque con questo articolo vedere solamente i lati negativi dei mass media; è indubbio come i mass media diano la possibilità a tutti di avere accesso alla conoscenza, cosa che pochi secoli fa era ad appannaggio di pochi fortunati. Questa enorme potenzialità che i mass media hanno è però un’arma a doppio taglio: da una parte può aprire il mondo della conoscenza a tutti, con indubbi benefici; dall’altra può essere un mezzo per assopire le coscienze delle masse incitandole a volere quello di cui in realtà non hanno bisogno.

 

È chiaro che le innovazioni e il progredire della scienza possano aumentare la qualità e la quantità di confronto, che è l’unico banco di prova in cui ognuno di noi cresce e migliora; ma è anche inequivocabile come la riflessione preliminare sull’uso di alcune innovazioni scientifiche avrebbe evitato molti disastri di cui tutti siamo a conoscenza.

 

« L’uomo sta creando un mondo permeabile alla sua azione. Sembra già che nulla resista alla volontà umana, e come nelle vecchie profezie millenarie forse vedremo fiorire i deserti.

Ma è qui, quando sembra che si approssimi il compimento delle più antiche speranze, che sorge da un vago limbo nel quale un Prometeo progressista l’aveva differita la maschera disdicevole della tragedia umana.

La scienza si è rivelata miracolosamente capace di insegnarci come si fanno le cose, ma radicalmente incapace di dirci quello che dobbiamo fare. » (Ivi)

 

Stanisław Masłowski, “Moonrise” (c. 1884)
Stanisław Masłowski, “Moonrise” (c. 1884)

 

L’uomo postmoderno è alla continua ricerca delle illusioni che gli vengono messe davanti dai messaggi dei mass media, questa immensità di falsi bisogni che fa suoi, fanno sì che sia ancora più difficile per l’uomo postmoderno, capire veramente cosa vuole.

L’orizzonte in cui si staglia la vita della persona media è desolante e traviante: da una parte infatti la società non propone valori, ma fa suo il mantra del “non esistono  verità ma solo punti di vista”; dall’altra chiunque cerchi di dare un significato, e quindi una ragione, alla propria vita viene fuorviato dagli insignificanti bisogni che i mass media propongono.

 

24 settembre 2018