Nel mondo nel quale viviamo si può affermare che anche l’attuale crisi di potere che attraversa la società è il segno più evidente di una potestas che è manchevole dell’auctoritas, laddove quest’ultima è vista come qualcosa di liberante, di forza generatrice e, come tale, superiore alla potestas, che invece ha il solo scopo di “contenere”, “tenere”, "conservare”.




Il linguaggio è il ponte attraverso cui comunica la nostra sfera privata con il mondo esterno, e dobbiamo tener presente che non possono essere indipendenti queste sfere perché entrambe, la nostra intimità e il mondo esterno, vivono grazie all'altra, dal momento che si influenzano a vicenda. 



L'IRRAZIONALISMO: LA FILOSOFIA DELL'IMPERIALISMO

di Alessandro Tosolini


Quali sono le basi e le origini filosofiche del fascismo e delle idee autoritarie? Di fronte alla penuria di analisi odierne, l’analisi lukácsiana dell’irrazionalismo come filosofia del periodo imperialistico è imprescindibile per chi voglia comprendere la genesi del fascismo, oggi come allora. 




I momenti di crisi sono spesso propizi per riforme in sostegno di forti interessi economici che altrimenti dovrebbero interfacciarsi con un'opinione pubblica avversa quando l'incremento degli utili segue strade illegali e impopolari. In piena epidemia da coronavirus il governo brasiliano ne dà chiaro esempio.




Il fenomeno del complottismo sembra essere sempre più diffuso in Rete, e allo stesso modo il fenomeno opposto che tende al suo contrasto, promosso da siti e attivisti anti-bufale. Tale scontro per molti non si risolve altro che in accuse di servilismo, da una parte, e in incendiarie prese in giro, dall’altra.  



NEL REGNO DELLA PRODUZIONE IN SERIE. SCHIAVITÙ E LIBERAZIONE NELL'ARTE


Nel Novecento, il fenomeno della massificazione e dell'omologazione industriale ha investito anche il mondo dell'arte. Oltre a una evidente perdita, ciò può costituire anche una preziosa occasione di liberazione definitiva dall'utilizzabilità. La lettura di Marc Bloch.



di Antonio Pio De Mattia


Quando tutto scorreva apparentemente veloce, ci sentivamo ovunque a casa. Le innumerevoli aperture di senso del mondo esterno ci rassicuravano nella lettura dell'Heidegger pensatore della modernità. Leggendolo "a cuor leggero" abitavamo con disincanto i nostri spazi vitali. Ora, però, che sembriamo sospesi "nel regno dell'indeterminato", in cos'altro possiamo sperare? Tutto sembra ripetersi perfettamente come prima, senza alcuna direzionalità o possibilità di cambiamento. Il rinvenimento dalla malattia che ci attanaglia è tutt'altro che anticipabile dal punto di vista comunitario. Quindi, cos'altro possiamo fare e in cosa altro possiamo credere? 




La scuola che verrà non è ancora, ma già si sta delineando nelle nostre pratiche di vita, nelle nostre scelte attuali. Se in questo contesto particolare il proseguimento dell’anno scolastico può essere garantito solo con una didattica a distanza, la valutazione finale non può che dipendere per più della metà dell’anno dalle sole competenze e conoscenze acquisite, e l’aspetto umano, comportamentale, relazionale, psicologico resta escluso perché scompare, perché non è presente (in presenza). Allora, è  auspicabile che la scuola, dopo l’emergenza, ritorni ad essere il luogo dell’educazione, dove vita e sapere non sono “cose” distinte e dal diverso valore, ma ciò di cui prendersi cura.




Quella della maternità surrogata è una questione etica che non può prescindere dal considerare le dinamiche relazionali etologiche e psicologiche umane.




Una interpretazione singolare della caccia alle streghe è stata elaborata negli anni '80 sulla scorta delle riflessioni emerse dai Collettivi femministi. In quella prospettiva, il massacro delle donne non sarebbe leggibile separatamente dal cambio di paradigma economico avvenuto fra il '400 e il '700. 




Il narcisismo estremo e l’egoismo sociale hanno reso il mondo un perfetto super ospite per questo tipo di virus: lo strongman.



di Francesca Segna


Contemporaneamente a uno sviluppo mediatico senza precedenti, si sta tracciando quel sentimento egoista e individualista, tipico di una società che guarda ai singoli interessi e non alla totalità in cui è immersa, venendo sempre meno all'ideale morale della filosofia kantiana.



di Gianmaria Avellino


Nella lingua greca antica, il termine lògos assume i significati apparentemente più disparati. Esso può significare: parola, linguaggio; ordine, patto, tradizione, leggenda, mito, storia, trattato, calcolo, causa, ragione divina, progetto, disegno, attesa e molto altro. È, questo insieme di significati, casuale oppure c’è un filo conduttore?




È davvero inscindibile il legame alle nostre radici? È irreversibile la nostra incapacità ad amputarle in maniera definitiva? Un breve excursus attraverso alcune tappe storiche.




Nel conoscere un oggetto mi identifico con quell’oggetto, non nel senso che la mia carne assuma le sembianze dell’oggetto, ma in quanto il mio senso e la mia ragione fanno propria la sua realtà. Così, ciò che intendo per quell’oggetto non è la sua immagine riflessa in me, ma la realtà dell’oggetto stesso. Il vero essere non può darsi indipendentemente dalla sua manifestazione, la quale non rappresenta un di più, ma fa parte intrinsecamente dell’essere stesso.