La sorte della filosofia nella vicenda della morte di Socrate

 

Rileggendo l’Apologia di Socrate mi è subito balzato all’occhio un aspetto curioso, ma che vorrei far vedere essere categoriale e necessario, della condanna del maestro di Atene. Le accuse che gli sono state rivolte sono simili a quelle che ancora oggi vengono addossate alla filosofia. Tale constatazione mi fa pensare che ci sia una sorte comune tra Socrate e la filosofia, entrambi accusati di commettere gli stessi errori. Perché alla fine cos’è Socrate se non l’incarnazione della filosofia, fattasi presente in un determinato luogo e tempo?

 

Jacques-Louis David, "Morte di Socrate" (1787)
Jacques-Louis David, "Morte di Socrate" (1787)

 

Socrate alla fine dei suoi giorni viene portato a processo e accusato di due colpe: «si dà da fare in cose che non gli spettano: investigando quel che c’è sotto terra e quello che in cielo; tentando far apparir migliore la ragione peggiore, e questo medesimo insegnando altrui» e inoltre «è reo di corrompere i giovani; di non riconoscere gli dei che la città riconosce, ma altre nuove divinità».

 

Socrate è un personaggio scomodo, che non ammette patteggiamenti o mezze misure quando si tratta di dire la verità. È una persona limpida, onesta, giusta. Tutte queste sono caratteristiche fastidiose per una classe politica che ha qualcosa da nascondere, che non fa il bene dei cittadini: Socrate invita a non accontentarsi dello status quo, spinge gli Ateniesi ad andare oltre, a ragionare, a capire, a domandarsi se siano nel giusto o meno. Ciò non può che avere delle ripercussioni sulla vita pubblica di Socrate, anzi vorremmo dire che Socrate è veramente se stesso proprio per questa sua dimensione pubblica e interpersonale: è un figlio della strada, o meglio della piazza, perché è proprio lì che vuole porre le basi per la costruzioni di uno Stato nuovo, di uno Stato più giusto.

 

Le ripercussioni di questa sua coerenza si fanno sentire, anche se in tarda età: viene portato a processo da alcuni Ateniesi. Il suo procedere per confutazione mina le fondamenta dello Stato: la religione, la famiglia, le istituzioni vengono messe in discussione dai giovani che entrano in contatto con Socrate. Questo i difensori dello Stato non possono tollerarlo. Anche se non partecipa direttamente agli affari dello Stato, le sue azioni hanno una rilevanza politica. 

 

« Io credo di essere tra quei pochi – se non il solo degli Ateniesi – che tenta di praticare la vera arte politica e l’unico giusto in questo momento per intraprendere l’attività politica. » (Platone, Gorgia)

 

Veniamo ora alle accuse che vengono sottoposte a Socrate, cercando di vedere come esse siano le medesime che vengono sottoposte oggigiorno alla filosofia. La prima è quella di non essere conforme alla religione dominante, di investigare ciò che c’è sotto terra e ciò che è in cielo, anche se non gli spetta. 

 

In particolare si fa riferimento alla missione che Socrate ha intrapreso dopo che la Pizia lo sentenziò come il più sapienti degli uomini. Da lì in poi Socrate andò in giro per Atene a capire se fosse effettivamente il più sapiente, mettendo alla berlina politici, poeti e artisti. Risultò indigesto il modo con cui Socrate si poneva nei confronti della divinità, attraverso la confutazione cercava di capire se fosse effettivamente vero quanto profetizzato. 

 

Il campo di ricerca di Socrate spaziava non soltanto sulle cose di questo mondo, ma anche su quelle divine. La ricerca del giusto, della virtù, del bene oltrepassavano nel terreno che era proprio della religione: Socrate procedeva secondo la necessità della ragione, piuttosto che secondo l’imposizione della tradizione e questo non andava di certo a genio agli uomini più conservatori.

 

Questo tratto è una peculiarità di Socrate e in generale di tutta la filosofia, infatti essa non è il discorso attorno a quello che gli altri vogliono sentirsi dire, ma il discorso attorno alla necessità logica della ragione. Una società che basa tutta la sua portata teorica sull’apparenza, sulla forza, sul denaro, sul successo non può che andare in contrasto con la filosofia. Ecco perché essa viene ostacolata e ritenuta inutile, perché non si presta ad accontentarsi del pensiero dominante. 

 

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La comprensione postmoderna della democrazia che si è realizzata nelle istituzioni dell’Occidente è tanto lontana dall’essenza democratica quanto siamo stati finora lontani dalla comprensione di Platone.

Approfondisci questo tema con la lettura di Platone democratico

 

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La filosofia viene rifiutata perché fa qualcosa che non le spetta, cioè cercare di interpretare il mondo, di dargli una forma autentica. Questo non è il suo compito, perché tale mansione è già stata soddisfatta da chi crede che ci sia già la soluzione a tutto nella forza, nel conflitto, nella mancanza di valori. 

 

Socrate e la filosofia sono entrambi accusati di mettersi alla ricerca della verità, questa pratica inutile e dannosa agli occhi delle persone. È una scelta radicale, che non ammette mezze misure e che quindi dà fastidio a chi non è disposto a mettersi in discussione.

 

« Finché io abbia respiro, e finché io ne sia capace, non cesserò mai di filosofare e di esortarvi e ammonirvi […]. Né altro in verità io faccio con questo mio andare attorno se non persuadere voi, e giovani e vecchi, che non del corpo dovete aver cura né delle ricchezze né di alcun’altra cosa prima e più che dell’anima, sì che ella diventi ottima e virtuosissima; e che non dalle ricchezze nasce virtù, ma dalla virtù nascono ricchezze e tutte le altre cose che sono beni per gli uomini, così ai cittadini singolarmente come allo stato. » (Platone, Apologia di Socrate)

 

 

L’altra accusa che viene rivolta a Socrate è quella di corrompere i giovani e portarli a non riconoscere gli dei della città. Questo mi fa venire in mente quanto poco si creda nell’effettivo valore dell’insegnamento della filosofia. Questa disciplina viene insegnata solo in alcuni indirizzi, non si crede possa servire a tutti, ma anzi molto spesso viene denigrata e messa in secondo piano dai professori. Non passa anno che in Italia non si senta dire che si vogliono togliere ore di filosofia e la situazione all’estero è ancor peggiore.

 

Non si crede che la filosofia possa formare lo studente, perché questo non è più l’obiettivo della scuola. Si ricerca la costruzione delle competenze che serviranno poi nel mondo del lavoro, non la formazione della persona. Ecco che la filosofia, nella visione di scuola del nostro Paese, è vista sempre di più come un pesce fuor d’acqua. In un’istruzione in cui le aziende private sono sempre più all’interno delle decisioni dei percorsi didattici (vedi il caso emblematico delle nostre università), la filosofia è vista come ornamento, come cornice, come qualcosa che non ha davvero a che fare con il motivo per cui si va a scuola. 

 

La filosofia corrompe i giovani, perché, come Socrate, introduce ad un pensar altro. Questo tentativo della filosofia di dar valore al mondo oggi è frainteso, infatti si pensa che sia un tentativo di imporre con la forza una visione della realtà, come magari è accaduto nel corso del '900 con alcune politiche autoritarie. Quella possiamo dire non fosse la filosofia, ma un certo pensiero particolare.

 

Queste sono le accuse che sono state rivolte a Socrate e alla filosofia contemporanea. Così come il corpo di Socrate ha cessato di vivere per colpa della condanna che ha ricevuto, anche la filosofia potrà essere spazzata via nelle vesti in cui è presente ora. Siamo però convinti che finché ci sarà un uomo vivo, allora lì potrà svilupparsi la filosofia, come siamo convinti che, nonostante la triste fine di Socrate, l’esempio della sua coerenza a e della sua giustizia sia arrivato fino ai giorni nostri.

 

« Ma a voi che mi avete condannato voglio fare una predizione, e dire quello che succederà dopo. Io sono ormai su quel limite in cui più facilmente gli uomini fanno predizioni, quando stanno per morire. Io dico, o cittadini che mi avete ucciso, che una vendetta ricadrà su di voi, sùbito dopo la mia morte, assai più grave di quella onde vi siete vendicati di me uccidendomi. Oggi voi avete fatto questo nella speranza che vi sarete pur liberati dal dover rendere conto della vostra vita; e invece vi succederà tutto il contrario: io ve la predìco. Non più io solo, ma molti saranno a domandarvene conto: tutti coloro che fino a oggi trattenevo io, e voi non ve ne accorgevate. E saranno tanto più ostinati quanto più sono giovani; e tanto più voi ve ne sdegnerete. Che ne pensate, uccidendo uomini, di impedire ad alcuno che vi faccia onta del vostro vivere non retto, voi non pensate bene. No, non è questo il modo di liberarsi da costoro; e non è affatto possibile né bello; bensì c’è un altro modo, bellissimo e facilissimo, non tagliare altrui la parola, ma piuttosto adoprarsi per essere sempre più virtuosi e migliori. Questo è il mio vaticinio a voi che mi avete condannato; e con voi ho finito. » (Ibidem)

 

 14 ottobre 2020