Il Dio dell'arte e le nostre emozioni

 

Il compito dell'arte e dell'artista è quindi mostrare il significato delle cose, ossia la loro posizione nel Tutto, e quindi la loro verità (poiché la verità di qualcosa è il suo ruolo e la sua posizione all'interno del Tutto). Proprio perché fare arte è trovare e mostrare questo significante, e dato che tutti noi troviamo significati nelle cose e li esprimiamo, siamo tutti artisti e ogni cosa, poiché portatrice di significato, è arte.

 

di Alberto Giuseppe Pilotto

 

F. Vallotton, "Tramonto" (1913)
F. Vallotton, "Tramonto" (1913)

 

Le teorie emozionali dell’arte assumono come premessa l'idea secondo cui l'arte sia l'ambito in cui l'artista indaga le emozioni umane in modo originale e poi le esprime in un'opera che trasmette queste emozioni da lui studiate con un linguaggio universale.  Le opere vengono quindi considerate dalle teorie emozionali come veri e propri veicoli di emozioni.

Ciò che dobbiamo chiederci sin dall'inizio è il significato ontologico delle emozioni:


« Ciò che ricerchiamo con maggiore ansia è la significazione dei fatti, il loro senso. Della vita di un personaggio qualsiasi possiamo conoscere tutti i dettagli, senza ignorare nulla di quanto gli è successo, ed avere di lui, tuttavia, una nozione tanto vuota quanto quella di un manuale di storia. Ma se all'improvviso riusciamo a vedere ciò che è in sé, proprio e solo, ci sorprenderemo nello scoprire una densità in ogni gesto, una pienezza in ogni atto. La significazione con cui l'oggetto si illumina interiormente non è una relazione transitiva che riveli un altro oggetto per il quale esso esiste; è, al contrario, la manifestazione della sua essenza assoluta, della sua positività irriducibile. Il significato di un oggetto è la sua posizione assoluta nel sistema dell'universo; non è un'ettichetta classificatoria, né un concetto; è una presenza sensuale, ardente e dura. Il significato non si riduce a concetti, perché la totalità a cui si dirige non è un concetto, bensì quella pura concrezione che chiamiamo Dio. Le cose acquisiscono il loro significato quando le scorgiamo nella loro collocazione divina: tali come sono in Dio. Vale a dire, come sono in realtà, perché la realtà non è altro che il riferimento delle cose a Dio. Le cose hanno un significato quando le vediamo come Dio le vede. Il significato di una cosa è la sua realtà. » (Nicolás Gómez Dávila, Notas)

 

Stando a quanto scrive Nicolás Gómez Dávila ogni cosa è tale, è reale, solo grazie al suo significato all'interno del tutto e, poiché non vi può essere nulla di esterno al tutto, ogni cosa deve dirsi significante. È necessario precisare però che non tutto è significante nello stesso modo, ma vi può essere il caso in cui qualcosa sia più significante di altro, a seconda del posto che ha nell'ontologico e delle relazioni che intrattiene con esso.

A tal proposito, Hegel sostiene:

 

« La poesia potrà sempre porre in risalto solamente l'energico, l'essenziale, il significativo. Questo essenziale è proprio l'ideale e non ciò che è meramente esistente. La vitalità dell'ideale consiste proprio nel fatto che questo determinato significato spirituale fondamentale, che deve giungere a rappresentazione, debba essere elaborato internamente in maniera che nulla resti vuoto e in-significante, bensì tutto si mostri compenetrato da quel significato. […] Lo scopo dell'arte, però, è quello di accantonare tanto il contenuto quanto il modo di apparire del quotidiano, di elaborare e far emergere dall'interno alla sua vera forma esterna soltanto quanto è in sé e per sé razionale, per mezzo di un'attività spirituale. » (G.W.F. Hegel, Lezioni sull’estetica)

 

Il compito dell'arte e dell'artista è quindi mostrare il significato delle cose, ossia la loro posizione nel Tutto, e quindi la loro verità (poiché la verità di qualcosa è il suo ruolo e la sua posizione all'interno del Tutto). Proprio perché fare arte è trovare e mostrare questo significante, e dato che tutti noi troviamo significati nelle cose e li esprimiamo, siamo tutti artisti e ogni cosa, poiché portatrice di significato, è arte. Possiamo quindi individuare due modi di intendere  l'arte: l'arte in senso largo, ossia il fatto che ogni cosa, poiché significante e capace di emozionarci, sia opera d'arte, e l'arte in senso stretto che sta ad indicare tutte quelle opere che saranno maggiormente significanti delle altre. È chiaro che anche una comunissima penna biro sia significante, ma non ci azzarderemmo mai a chiamarla opera d'arte, perché ve ne sono innumerevoli come essa e per questo essa non riesce a significare in modo adeguato ciò che vuol dire essere una bella penna, al contrario, magari, di qualche antica stilografica da collezione. Una Madonna del Raffaello, invece, la consideriamo arte in senso stretto perché riesce a rappresentare esteriormente (tramite i tratti del volto, la fisionomia, ecc.) la sua intima essenza di madre del figlio di Dio e l'amore materno che ogni madre deve possedere universalmente.

 

« Da ciò che si è detto è chiaro che il compito del poeta non è dire le cose avvenute, ma quali possano avvenire, cioè quelle possibili secondo verosimiglianza o necessità. Lo storico e il poeta non si distinguono nel dire in versi o senza versi (si potrebbero mettere in versi gli scritti di Erodoto e nondimeno sarebbe sempre una storia, con versi o senza versi); si distinguono invece in questo: l'uno dice le cose avvenute, l'altro quali potrebbero avvenire. Perciò la poesia è cosa di maggiore fondamento teorico e più importante della storia perché la poesia dice piuttosto gli universali, la storia i particolari. È universale il fatto che a una persona di una certa qualità capiti di dire o di fare cose di una certa qualità, secondo verosimiglianza o necessità, il che persegue la poesia, imponendo poi i nomi. Il particolare invece è che cosa fece o subì Alcibiade. » (Aristotele, Poetica)

 

Anche Aristotele assevera come la poesia sia una disciplina superiore addirittura alla storia, perché essa si occupa di universali, di mostrare la necessità dell'intima essenza delle cose, mentre la storia concerne i soli fatti particolari, senza rendere nota la loro essenza.

 

R. Magritte, "Il viaggiatore" (1937)
R. Magritte, "Il viaggiatore" (1937)

 

Ed infine, possiamo dire non solo che tutto è arte, ma anche siamo anche tutti artisti, nel momento in cui fruiamo delle opere d’arte e ci emozioniamo in loro presenza, come ritiene Giovanni Gentile:

 

« L'arte, come forma estetica dello spirito […] è, come abbiamo già notato, uno degli aspetti in cui si realizza lo spirito; ed è momento essenziale della vita spirituale d'ogni uomo, faccia o non faccia professione d'arte. Tutti, in questo mondo ove possiamo far prevalere i nostri interessi di uomini pratici, accettando la realtà concreta di esso e lottando per affermarci contro gli ostacoli che questa realtà ci oppone, tutti siamo anche arte. […] Ed artista appare tanto chi esprima se stesso in un sonetto, in un poema, quanto chi ritrovi se stesso, appartandosi interamente dal mondo circostante, nella lettura di quel sonetto o di quel poema; tanto chi si rinchiuda in un proprio mondo fantastico vagheggiandolo da solo, senza parteciparlo ad altri, quanto chi ordina le file di una congiura che conduca ad uno scopo soggettivamente concepito. Artista, insomma, è chiunque realizzi una forma spirituale d'individualità, dia, cioè, energico rilievo ad un momento soggettivo nella vita reale dello spirito. […] E così avviene al cultore d'arte, artista anche lui, che voglia intendere la creazione artistica; porsi cioè nella stessa condizione dell'artista mentre componeva. La vera contemplazione non gli permette di considerare separatamente il mondo interiore dell'artista, da una parte, e dall'altra la sua incorporazione in forme materiali. » (G. Gentile, Preliminari allo studio del fanciullo)

 

Così è artista anche lo spettatore nel caso in cui si ritrovi nel significato dell'opera e si emozioni all'esperienza di quel significato. 

 

Il compito dell'arte è mostrare il significato delle cose, ossia la loro verità. L'arte ha questo compito di mostrare la verità, di ri-produrla, di renderla presente, di rap-presentarla. E nel grado in cui ci riesce essa è bella. Mostrare la loro verità significa mostrare la loro posizione all'interno del Tutto, cioè il loro significato profondo e universale. A seconda di quanto quest'opera riuscirà a mostrare questo significato, e quindi ad emozionarci, essa sarà opera d'arte e chi lo produce, o vi si ritrova, artista, in grado maggiore o minore. E la rappresentazione di questo significato dovrà essere universale, poiché manifestazione della verità del tutto. E l'opera d'arte verrà detta bella a seconda di quanto riuscirà a compiere ciò, indipendentemente dal godimento estetico che provoca.

L'artista in tutto ciò è colui che, emozionandosi di fronte ad un significato datogli dal mondo e avendolo compreso, esprime tutto ciò che ha esperito in un'opera, tralasciando i dettagli in-significanti per far concordare la forma esteriore con il contenuto di ciò che vuole esprimere. E anche lo spettatore che si emoziona nel suo intimo di fronte a ciò che vede nell'opera d'arte cogliendone il significato e apprezzandone la bellezza, compie lo stesso lavoro interiore dell'artista, e quindi può essere chiamato artista anch'esso, anche senza esprimere quello che sente.

 

19 aprile 2022