Il pensiero di Gregory Bateson, antropologo versatile fra i più autorevoli del ‘900, è fra i pionieri dell’ecologismo. Ebbe il merito di adottare, nelle sue ricerche, un approccio interdisciplinare che coinvolse la cibernetica, il linguaggio, la psicologia, la psichiatria e l’ecologia della mente. Denunciò, peraltro, la visione tirannica del tardo occidente capitalista, la cui intenzione sembrava già annunciare, nello scorso secolo, una crisi ambientale senza precedenti che perdura ancora adesso.
La cultura come insieme di premesse
La cultura non deve essere intesa come un insieme di nozioni che si acquisiscono durante la formazione scolastica e universitaria. Essa è, seguendo la definizione di Edward Tylor in La cultura primitiva, un insieme articolato di conoscenze, costumi e abitudini apprese dall’individuo in quanto facente parte di una società. È un habitus: un sistema di valori e di credenze che influenza la direzione del nostro comportamento.
Nella prospettiva di Bateson, la cultura è un insieme di premesse simboliche che svolgono un’azione diretta e uniformante sui singoli membri di un determinato contesto culturale. Ciò significa che la cultura produce una Weltanschauung, ossia una visione del mondo particolare che influenza il modo di pensare e di agire degli individui.
Di conseguenza, l’essere umano è un animale semiotico, poiché conferisce senso all’esistenza attraverso un insieme di valori e significati, a seconda del proprio contesto culturale di appartenenza. La cultura non va considerata a priori.
Verosimilmente, se la cultura è un insieme di premesse epistemologiche che vengono incorporate fin dall’infanzia, è manifesto che tali valori concorrono alla costruzione di una specie di personalità media: un comportamento tendenzialmente dominante e omologato, in virtù di questi assunti generali e sintetici che condizionano anche le emozioni e i sentimenti.
Verso un’ecologia della mente
Il capolavoro di Bateson, pubblicato nel 1972, è un opera che affronta svariati temi: l’antropologia, la psichiatria, la biologia, la teoria dei sistemi e l’ecologia. L’equivoco tipico dell’occidente è stato di aver diviso, in stile manicheo, i rapporti che intercorrono tra struttura e sovrastruttura, soggetto e oggetto, mente e natura. Logicamente, questi legami non sono separati da una linea di confine netta dal momento che retroagiscono. Questa tesi è fondamentale, difatti Bateson critica aspramente il vizio cartesiano, e poi occidentale, di separare la mente (res cogitans) dal corpo (res extensa):
« La mente individuale è immanente, ma non solo nel corpo: essa è immanente anche in canali e messaggi esterni al corpo… Nel momento in cui vi arrogherete tutta la mente, tutto il mondo circostante vi apparirà senza mente e quindi senza diritto a considerazione morale o etica. L’ambiente vi sembrerà da sfruttare a vostro vantaggio. »
L’esempio del Lago Erie è efficace per entrare di diritto nella comprensione dell’ammonimento di Bateson; in nuce, se riteniamo che ci sia, in ogni cosa, un dentro e un fuori, non capiremo che, inquinando l’ambiente, come un lago, stiamo subendo noi stessi quel male di cui non solo siamo agenti, in quanto l’atto inflitto retroagisce sul soggetto.
Pertanto, deve esserci un’unita incontestabile tra mente e natura, organismo e ambiente; di conseguenza, secondo l’insegnamento di Bateson, dobbiamo abbandonare qualsiasi tipo di visione dualistica e antropocentrica, con lo scopo di evitare una catastrofe ambientale che coinvolga l’intero pianeta.
È oltremodo necessario denunciare qualsiasi tipo di intenzionalità che, con violenza o astuzia che sia, riduca il nostro mondo in cenere, adattandolo ai suoi mesti fini, a causa di un fittizio delirio di onnipotenza. Dunque, più un’etica della sensibilità e della responsabilità applicata per l’ambiente che ci ospita, anziché un’incontenibile e cieca sete di dominio.
Doppio vincolo e schismogenesi
Nella trattazione di Gregory Bateson, non possiamo esimerci da due concetti che hanno trovato largo seguito nell’analisi antropologica contemporanea. Mi riferisco alla teoria del doppio vincolo, o doppio legame (double bind), e la teoria della schismogenesi. Per proseguire correttamente, è utile la distinzione tra “eidos” ed “ethos”.
Ciò che si diceva all’inizio, in merito alla definizione di cultura intesa come premessa simbolica, costituisce l’eidos: assunti generali, schemi concettuali di base e premesse che influenzano l’orientamento dell’individuo. La cornice eidetica di una cultura conferisce senso all’ethos, la risposta emotiva-reattiva che si manifesta concretamente nell’azione dei singoli.
Attraverso questi due concetti, Bateson ci aiuta a capire le cause dei malintesi culturali. Com’è noto, ogni popolo in linea di massima condivide usi e costumi differenti da altri. Questo implica che, al cospetto di Weltanschauung differenti, corrispondono modi distinti di pensare e agire.
Bateson chiarisce questi due concetti con numerosi esempi, fra tutti spicca la posizione del bacio tra i soldati americani e le ragazze inglesi. Le ragazze erano ben disposte a baciare i soldati, quantunque non si potesse dire il medesimo per il rapporto sessuale; mentre, all’opposto, i soldati consideravano il bacio l’inizio di tale rapporto. Questo spiega che diverse cornici culturali portano a dei fraintendimenti su come reagisce a determinate azioni. Qui l’equivoco deriva dalla posizione del bacio; ebbene, questo, comportava che i soldati americani venissero considerati insolenti, mentre le ragazze “complicate”.
Orbene, il doppio vincolo sorge laddove emergono cornici di senso paradossali che, in virtù della loro discrepanza, producono nel singolo un sentimento di stasi e paralisi. Dinanzi a due messaggi opposti, non è facile interpretare con nitore le direzioni trasmesse da tali cornici culturali (ma vanno incluse anche quelle politiche e ideologiche); assumere il vero o il falso come giudizio è inconcludente.
Tramite ciò, il doppio vincolo innesca quanto Bateson definisce “schismogenesi”. La schismogenesi subentra quando queste cornici di senso, aggregati o unità, entrano in conflitto tramite un disconoscimento reciproco che potrebbe non trovare una soluzione.
Bateson ricava la teoria della schismogenesi a partire dagli studi sulla schizofrenia. Essa è una patologia calata nel contesto della comunicazione. L’esempio più noto è quello del bambino che non riesce a cogliere i messaggi provenienti dall’esterno, da una persona che considera vitale come la madre; in tal modo, si convincerà che la realtà sia paradossale e, ugualmente, senza senso. Per questo, lo schizofrenico tende a dare significato alla cornice, all’apparenza di ciò che si mostra, quantunque il contenuto reale resti celato. Il tono verbale, assieme a quello del corpo, influiscono sulla distorsione percettiva e semiotica del bambino. La scissione della schismogenesi si ripercuote tanto nei contesti comunicativi quanto nella politica e nell’ambiente. Come evidenzia l’antropologo Antonello Ciccozzi nel testo Muri e Ponti, la schismogenesi s’innesca laddove in politica, ad esempio, prevale una polarizzazione tra destra e sinistra, spaccatura che concerne idee e visioni del mondo distanti.
Dato che l’incontro con l’Altro ci espone dinanzi alla totalità del suo essere, come pure l’ambivalenza del suo poter essere “buono” o “cattivo”, come noi, la politica tende a frammentarsi in quel dualismo cartesiano e manicheo che Bateson ha aspramente criticato.
Nel complesso, laddove emergono situazioni paradossali, è bene non giungere frettolosamente a conclusioni di vario genere. La cosa saggia sarebbe fermarsi a pensare acutamente, evitando di aderire a facili narrazioni o modelli che, operando una sineddoche, semplificano la complessità del reale secondo i propri bisogni ideologici.
In linea di massima, possiamo adoperare il concetto della schismogenesi in tanti contesti diversi, come l’ambiente, ricollegandoci alla sua opera principale. La natura, poiché altro da noi, si manifesta nell’assoluta alterità della sua essenza. Per questo, c’è chi la concepisce come un oggetto distaccato da dominare, sfruttandone ripetutamente le risorse secondo logiche di profitto e di mercato. D’altro canto, potrebbe esserci chi vede nella natura una manifestazione divina e intoccabile, o comunque un elemento costitutivo dell’essere umano.
Certamente non si può non prendere una posizione, ed è chiaro che l’ambiente non può essere distrutto a causa di logiche economiche. Riprendendo Bateson, in questo caso, dobbiamo recuperare una dimensione autentica con la natura, abbandonando il principio dualistico-cartesiano che separa il soggetto dall’oggetto, la mente dalla natura, a vantaggio di una sostanziale unità.
Non possiamo contemplare un etnocentrismo che demolisce l’importanza dell’incontro con le altre culture, come pure non è ammissibile mettere a ferro e fuoco l’ambiente. Non è tollerabile una visione antropocentrica che conduca il pianeta all’annientamento.
Piuttosto, l’uomo è aggregato proprio all’interno della natura: essa deve essere considerata come il nostro spazio vitale, attivo e dinamico, principiato e da principiare ancora. L’essere umano è immerso nell’Umwelt, l’ambiente che condivide anche con altri esseri viventi e che, in ultima istanza, deve imparare a non superarne i limiti, entro una visione ecologica che dia fondamentale importanza alla salvezza del pianeta.
10 marzo 2026
