Il corso della storia

 

La storia sembra assumere un’inarrestabile tendenza al miglioramento e allo sviluppo, che ha portato noi protagonisti a elevare considerevolmente la nostra condizione sotto tutti i punti di vista.

 

di Antonio Andretta

 

Vieri Sorrentino, "Corso di Bologna"
Vieri Sorrentino, "Corso di Bologna"

 

Si tenterà di chiarire e comprendere la tendenza qualitativa dello sviluppo della storia. Molti intellettuali avanzarono ipotesi e fecero considerazioni a tal proposito. Fra questi figurano Niccolò Machiavelli, Tito Lucrezio Caro e Voltaire, le cui riflessioni ricalcano rispettivamente i tre andamenti che può assumere qualitativamente il progredire di una qualsiasi cosa: stazionaria, in peggioramento o in miglioramento. Sinteticamente esposti: il primo, sostenendo il principio della sostanziale uniformità della natura umana nel tempo, ritiene che la storia si ripeta ciclicamente, sempre uguale a se stessa; il secondo, convinto epicureo nel mondo romano, interpretò negativamente l’intenso sviluppo che ne caratterizzò l’epoca, poiché principalmente finalizzato alla guerra, un’atrocità che diviene sempre più spaventosa con il perfezionarsi della tecnologia; il terzo, precursore dell’Illuminismo, coniuga le due precedenti visioni inserendole in una tendenza complessivamente contraria: nella “Filosofia della storia”, Voltaire riafferma l'idea del progresso dell'umanità – dalla barbarie alla civiltà, come segno del prevalere della ragione sull'irrazionalità  che però può interrompere questo sviluppo facendo tornare l'uomo, con le guerre e con il fanatismo religioso, ad un'età di decadenza quale è stata il Medioevo. 

 

Analizzando le prime riflessioni e riportandole a vari casi specifici, ci si può accorgere di come, singolarmente considerate, spieghino esaurientemente singoli momenti (o periodi poco estesi) della storia, rivelandosi però poco adatte a descriverne l’andamento complessivo: considerando la storia nel suo insieme, risulta infatti difficile affermare che la condizione umana si sia mantenuta immutata, e ancor più impegnativo sostenere che essa sia peggiorata. Essa sembra piuttosto assumere un’inarrestabile tendenza al miglioramento e allo sviluppo, che ha portato noi protagonisti a elevare considerevolmente la nostra condizione sotto tutti i punti di vista. Per meglio comprenderne l’andamento è bene distinguere due complementari metodi di approccio, che chiameremo “empirico” e “concettuale”.

 

Il primo utilizza come criterio di giudizio gli strumenti dell’analisi storica tradizionale, facendo riferimento a dati empirici relativi al mutare della condizione e del livello di benessere dell’uomo in un determinato lasso temporale. In essa si rilevano tre componenti non direttamente osservabili (ossia tanto meglio percepibili quanto più ampio è l’intervallo di tempo considerato): il “trend”, ossia la tendenza di fondo, positiva; il “ciclo”, ossia l’alternanza di fluttuazioni opposte intorno al trend; la “stagionalità”, ossia le variazioni che si riscontrano con una buona approssimazione di regolarità nell’intensità e nella successione dei cicli. Data la natura empirica di questo metodo, sembra opportuno procedere attraverso l’analisi esemplificativa di alcuni fatti storici. Si considerino, per esempio, l’Impero Romano, ritenuto uno dei momenti di massimo progresso della civiltà umana, seguito a ruota dal Medioevo, un’epoca buia, di arretratezza, in cui si perse, per un certo periodo, persino l’uso della scrittura. La sequenza di queste due parabole identifica un “ciclo”, con l’alternanza di momenti più e meno floridi rispetto alla media pesata definita dal “trend”. La “stagionalità” (differenziata grazie alla tendenza positiva dalla “ciclicità” machiavelliana) si può facilmente riscontrare nella ricomparsa dei cicli nel corso del tempo: uno sguardo alla storia più recente porta alla luce la contrapposizione fra Belle Époque, un periodo in cui i progressi tecnico-tecnologici non ebbero paragoni nelle precedenti epoche, e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, che invertì la tendenza del “ciclo” rispetto al “trend”. L’andamento positivo di quest’ultimo, fin da subito dato per presupposto, si può considerare tale se si analizza, per esempio, il cambiamento conseguente a uno degli eventi più tragici della storia: la Seconda Guerra Mondiale. Essa causò la morte di decine di milioni di persone, fra soldati, ebrei e gente comune, in un sacrificio che, a quanto pare, fu necessario per sopprimere le tendenze protezioniste, nazionaliste e razziste che in quel periodo erano dilagate in tutta Europa e non solo. Si promosse così l’affermazione degli ideali di uguaglianza, libertà e pacifica cooperazione che contribuirono alla nascita dell’Unione Europea, manifestazione tangibile di una necessità che solo una simile catastrofe avrebbe consentito di far emergere e di appagare, apportando un significativo progresso dal punto di vista ideologico, politico, sociale ed economico rispetto alla situazione antecedente, confermando la “pendenza positiva” del “trend”.

 

Questo grafico rappresenta, in maniera ovviamente generalizzata e semplificata, lo scorrere della storia analizzata secondo l’approccio “empirico”. Il “trend” positivo è osservabile dal carattere tendenzialmente crescente della funzione. I diversi “cicli” sono identificati da ciascuno dei segmenti parabolici che rappresentano una fase di crescita che culmina nel vertice di ciascuno di essi, punto di massimo sviluppo di un’epoca, per poi declinare fino alla fase di massima crisi. La “stagionalità” si manifesta con la successione di cicli nel tempo (rappresentati sempre con il medesimo andamento, dato il carattere puramente esemplificativo del grafico). Ad esempio, un “ciclo” può rappresentare qualitativamente l’andamento della storia dell’Impero Romano che si sviluppò fino a raggiungere la massima estensione e fioritura nel 112 d. C. sotto il regno di Traiano, che corrisponde al vertice del segmento parabolico; poi, in corrispondenza delle invasioni barbariche, la funzione comincia a decrescere, fino a raggiungere il punto di massima crisi, la sua definitiva caduta, nel 476 d.C.. L’analisi “empirica” del decorrere storico dunque assume esattamente le caratteristiche delineate dalla riflessione di Voltaire, precedentemente esposta.

 

Il metodo “concettuale”, invece, si basa su un approccio analitico, disaminando le ragioni profonde dell’andamento definito dal metodo “empirico”. Innanzi tutto è bene chiarire cosa sia la conoscenza e cosa significhi raggiungerne di nuove. La conoscenza è la parte dell’infinito insieme di relazioni di un soggetto con la realtà ad esso chiaramente e distintamente nota. Il processo conoscitivo avviene con la progressiva rimozione di contraddizioni dalla conoscenza precedente, di grado più basso, in modo tale da adattarla coerentemente alla nuova e più completa e complessa realtà ora conosciuta. Per rendere lo studio della storia sotto quest’ottica diversa meglio comprensibile, si rivela utile rapportarlo alle conclusioni cui si è precedentemente giunti attraverso la sua lettura “empirica”. La fase ascendente di ogni ciclo può essere interpretata come un progresso nel processo conoscitivo collettivo: molte relazioni sono state “scoperte” e si è giunti a un maggior livello di comprensione della realtà. Tuttavia, al contempo, alcune contraddizioni rimangono radicate nella mentalità comune, non ancora consapevole della realtà al punto da accorgersene, accumulandosi in essa. Questo insieme di contraddizioni tende, dopo la fase di massimo sviluppo (il vertice di ogni segmento parabolico)  in cui la conoscenza della realtà non è ancora così estesa da renderle significativamente manifestabili –, a esprimersi gradualmente, man mano che la conoscenza di nuove relazioni le porta a galla. Esse, poi, insorgeranno massimamente quando la comprensione della realtà non le renderà più ignorabili, determinando un grande e spesso tragico evento. A questo punto l’uomo, intese le cause che hanno determinato un così tremendo risultato, vi troverà rimedio, progredendo nella sua comprensione del Tutto. In questo processo non si osserva, dunque, a differenza di quanto si poteva fare nel caso precedente, un’inversione di tendenza rispetto alla positività del trend: le contraddizioni, che portano “strumentalmente” alle fasi di decadenza e regresso, erano già presenti eradicate nella mentalità collettiva, aspettando solo l’occasione di manifestarsi nell’avvenimento che le avesse portate alla luce, inducendo alla loro comprensione e superamento, determinando così un nuovo aumento della conoscenza. Le fasi discendenti del precedente grafico, dunque, dovranno essere sostituite a segmenti orizzontali, che indicano come il progresso conoscitivo rimanga stabile in quell’intervallo di tempo, in cui le contraddizioni accumulate si manifestano ma non vengono superate.

 

Entrambe le visioni, complementari l’una all’altra, suggeriscono che lo scorrere del tempo ha portato, continua a portare e porterà un miglioramento, sicuramente continuo ma non costante, a causa dei tempi di adattamento delle comunità ai cambiamenti più intensi della realtà in cui vivono. Si tratta di un processo lento ma inesorabile, che sembra dare un solido fondamento alla fiducia nell’umanità.

 

17 dicembre 2018

 




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