La tradizionale ospitalità occidentale

 

Due personaggi in particolare non offrono ospitalità al protagonista errante: sono le figure innanzitutto del ciclope Polifemo, che dapprima accoglie Ulisse e i suoi ma solo per mangiarseli poi, e di uno dei Proci, Antinoo, che maltratta il mendicante sotto le cui spoglie si cela però il re di Itaca appena tornato a casa.

 

F. Hayez, "Ulisse alla corte di Alcinoo" (1814-16)
F. Hayez, "Ulisse alla corte di Alcinoo" (1814-16)

 

Nell’attuale dibattito sulla questione dei migranti, in cui si sentono dichiarazioni di tutti i colori a destra e a manca, è doveroso ricordare come l’ospitalità e l’aiuto al bisognoso, all’esule, siano dei valori che hanno caratterizzato la civiltà classica e cristiana.

 

Nella Grecia antica era un dovere ospitare viandanti, esuli e bisognosi, protettore dei quali era niente di meno che il dio Zeus. Già nell’Odissea vediamo Ulisse ricevere ospitalità (ξενία) da parte delle più svariate persone, dalla maga Circe alla ninfa Calipso alla principessa Nausicaa nell’isola dei Feaci. Al contrario, due personaggi in particolare non offrono ospitalità al protagonista errante: sono le figure innanzitutto del ciclope Polifemo, che dapprima accoglie Ulisse e i suoi ma solo per mangiarseli poi, e di uno dei Proci, Antinoo, che maltratta il mendicante sotto le cui spoglie si cela però il re di Itaca appena tornato a casa. Personaggi, questi due ultimi, di certo negativi, e di cui Omero ha voluto sottolineare la spietatezza, la viltà, la disumanità appunto togliendo loro anche l’osservanza di quella sacra legge divina che imponeva di ospitare e sfamare i bisognosi.

 

Oltre a Omero, anche Platone, nelle Leggi, si sofferma nello spiegare perché si debbano mantenere buoni rapporti con gli stranieri, gli esuli, i bisognosi:

 

 

 

 « Dobbiamo considerare che i rapporti con gli stranieri sono sacri al massimo grado; infatti, le offese commesse da uno straniero e quelle commesse nei loro confronti, confrontate con quelle contro un proprio concittadino, potremmo dire che attirano maggiormente la vendetta del dio. E questo perché lo straniero, che è senza amici o parenti, è tanto più oggetto della pietà umana e divina. »

 

Infine, non da meno si rivela il cristianesimo nelle stesse parole di Cristo. Nel venticinquesimo capitolo del Vangelo di Matteo avviene una delle ultime predicazioni di Gesù, in cui egli racconta del giudizio universale e rivela anche l’unico criterio secondo cui l’Onnipotente dividerà i giusti dagli ingiusti:

 

« E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. […] In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me”. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. […] In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.” E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna » (Mt 25, 31-46).

 

Michelangelo, "Il giudizio universale"
Michelangelo, "Il giudizio universale"

 

Quest’ultimo passo concentra in sé tutto il significato della predicazione di Cristo. Il giudizio universale si rivela allora un giudizio pienamente laico, in cui non ci viene richiesto di credere o meno in un Dio, ma in cui si valuta il nostro comportamento verso il prossimo, le nostre azioni e le nostre omissioni. L’aver dato o meno aiuto, cibo, ospitalità, conforto.

 

Non accogliere questi migranti ("Ero forestiero e non mi avete ospitato"), lasciarli annegare in mare, oltre a rappresentare un atto estremamente vigliacco e irresponsabile perché i problemi di questi profughi sono stati per la maggior parte causati dal colonialismo occidentale di ieri e di oggi (si veda: Il terrorismo statunitense e il suo retaggio; La Siria: un eccidio che nessuno vuole fermare; Il terrorismo: tra i volti dell’ipocrisia), rappresentano anche una tragica dimenticanza delle radici culturali più profonde dell’Europa e dell’Occidente intero.

 

 

17 luglio 2018