"Durante la pace, prepara la pace."

 

Rimettiamoci in cammino sulla via della pace è il titolo della Marcia per la Pace Perugia-Assisi 2018 che, in tempi in cui sembrano dilagare disinteresse e individualismo, suona come un monito a ritornare sulla retta via.  

 

di Marco Pieretti

 

 

Domenica prossima 7 ottobre si terrà la XXIII edizione della Marcia per la Pace. Come da tradizione la partenza sarà a Perugia e l’arrivo ad Assisi, fino in cima al colle dal quale la Rocca medievale domina la pianura circostante e guarda in basso il corteo arrivare dalla grande basilica di Santa Maria degli Angeli. Sono 24 km di strada asfaltata in mezzo ai campi sconfinati tra un abitato e l’altro, paesi interi che si fermano e rimangono invasi ad uno ad uno da una colonna infinita di persone, cittadini, che agitano bandiere di tutti i tipi: di associazioni culturali, ambientaliste, religiose, sportive, di sindacati, di un movimento, di questo o di quel partito, ma più di tutte una, ovviamente, che circonda tutte queste, quella con PACE su sfondo arcobaleno.

 

La testa del corteo della prima edizione
La testa del corteo della prima edizione

La storia di questa bandiera è fortemente legata a questa manifestazione, da quando Aldo Capitini, fondatore del Movimento Non-violento e della Marcia, la portò guidando il corteo della prima edizione nel 1961; iniziativa che ufficializzò questa ultima versione del simbolo come rappresentante dello spirito non-violento.

Occorre infatti sapere che questa bandiera nasce ben prima del '61, subendo poi negli anni vari restyling ad opera di mani diverse: la prima venne realizzata nel 1897 dalla contessa americana Cora Slocomb Savorgnan di Brazzà, (ispirata dalla primissima di Henry Pettit) la quale scelse i colori del viola, giallo e bianco affinché, essendo questi non presenti nelle bandiere nazionali, il messaggio non fosse associato ad alcune specifiche identità ma venisse mantenuto nella sua valuta universale. Su queste tonalità campeggia uno scudo con due mani che si stringono, simbolo della fraternità che lega gli esseri umani, uomini e donne, indispensabile per affrontare un destino che è comune e condiviso da tutti.

 

Un'altra edizione della bandiera pacifista è quella disegnata da Pablo Picasso, il quale, sullo sfondo multicolore ha messo al centro una colomba bianca, simbolo ricorrente del pacifismo, spesso con un rametto d'ulivo nel becco, preso in prestito dal racconto biblico, composizione che è stata adottata dall'ONU in via ufficiosa per le missioni di pace di cui si fa promotore. Non meno ricorrente è poi l'immagine delle due mani che spezzano il fucile, specificatamente a ribadire l'azione non-violenta come prerogativa del pacifismo.

 

In mostra a Rovigno, 2015
In mostra a Rovigno, 2015

 

Tutti questi simboli, avvicendandosi nella storia del pacifismo, hanno unito sotto di sé un numero sempre più grande di persone, partendo da movimenti isolati nati per protestare contro una guerra piuttosto che un’altra. La loro potenza sta nel valore e nell’immediatezza, forse anche nella semplicità, che caratterizzano queste immagini; una parola, la colomba bianca, il fucile spezzato evocano subito in chiunque un messaggio di pace che ha di per sè una natura universale. Valicare le frontiere nazionali, etniche e ideologiche è un carattere intrinseco del movimento pacifista, senza il quale questo non avrebbe alcun significato e non potrebbe trovare attuazione nella realtà, rimanendo circoscritto ad un gruppo definito di persone in contrapposizione al resto del mondo. Ecco quindi che il conatus alla sovranazionalità che è principio della riuscita del pacifismo destina il movimento ad avere un seguito sempre più ampio, in cui la partecipazione al contrasto delle azioni militari di offesa si accompagna all’interesse sempre più esteso per le vicende di un altro continente, di un’altra nazione, di un altro mare, di un’altro villaggio, di un’altra persona, visti in un’ottica globalizzata.

 

Non a caso la Marcia della Pace ha visto sfilare negli anni successivi alla prima edizione un corteo sempre più lungo con il culmine nel 2001 che pare essere stato di circa 350-400 mila persone. In più, numeri sempre maggiori aprono una prospettiva che per la vita sociale è fondamentale.

 

Questa Gazzetta dedica molto spazio dei suoi articoli per sottolineare l'importanza del dibattito all'interno di una buona società perciò non ci si soffermerà a lungo sulle argomentazioni di questo aspetto, dandole per assodate. Appurata la necessità del confronto per costruire una coscienza collettiva è curioso osservare il suo ruolo durante la Marcia. Questo perché chi parte per partecipare lo fa sempre con un certo slancio eroico, di protesta contro i guerrafondai, contro le attività economiche che le guerre le strumentalizzano per i propri interessi, con la speranza di ribaltare le sorti di un popolo; possibilità che probabilmente esiste, ed è giusto animare, ma che realisticamente il più delle volte non si compie, deludendo non poco.

 

Chi la guarda in tv ― estraneo a tutto quello sventolio di bandiere multicolore, a quei balli improvvisati lungo il percorso, a quei cori che rimbombano nelle vie di Assisi ― lo può fare con una certa sufficienza, succube del disfattismo che spesso regna incontrastato davanti a questo ideale ancora legato, magari indebitamente, ai “figli dei fiori”.

 

La piazza di Assisi all'arrivo del corteo
La piazza di Assisi all'arrivo del corteo

 

Infine chi ritorna a casa dopo 24 km di cammino circondato da donne e uomini e l’ascesa alla Rocca, sente ancora in testa le parole di coloro che hanno camminato al suo fianco, di chi ha conosciuto facendolo, delle canzoni e delle poesie lette sul palco, delle personalità che si spendono per la causa in tutto e per tutto, e non può che continuare a pensarci, per cambiare punto di vista e per tramandarlo ad altri.

 

Insomma la Marcia è momento di aggregazione che necessariamente porta alla discussione su tematiche che quotidianamente non vengono trattate, le quali stimolano anche l’interesse ad approfondire le questioni umanitarie, ambientali e culturali; e lo fa avvicinando mondi solitamente distanti, quello laico e quello cattolico, quello di destra e quello di sinistra, per esempio, scambiandone le opinioni e impostando nuovi piani di confronto. Questa è la grande potenza della Marcia della Pace, un’officina itinerante di coscienza universale sempre in espansione.

 

3 ottobre 2018