Continua la riflessione di Mario Magini su La Vita Erotica Occidentale
Questo testo nasce come un esercizio di attraversamento: non un trattato esaustivo sull’Eros, ma un cammino fatto di lampi, deviazioni e ritorni. L’intento è quello di osservare l’Eros così come vive oggi nell’Occidente contemporaneo, tra sfinimenti morali, metamorfosi identitarie e nuove forme di intimità. Le sezioni che seguono non procedono in linea retta: sono frammenti che si addensano e si disperdono, quasi stazioni di un itinerario psichico e culturale da percorrere senza fretta. Vanno lette come superfici di riflessione, come gesti di diffrazione, come tentativi di dilatare i confini del tema. La loro prospettiva è plurale: attinge alla psicologia junghiana, alla filosofia, alla critica sociale, all’antropologia del corpo e alle risonanze spirituali che l’Eros porta con sé anche quando cerchiamo di ignorarle. Ogni passaggio è un invito a sostare, a osservare, a lasciarsi provocare. In questo mosaico discontinuo, il lettore potrà trovare non una dottrina, ma un campo aperto in cui pensiero ed esperienza si incontrano e si trasformano.
Il valore di Platone non sta semplicemente nell'aver saputo affrontare grandi tematiche sempiterne sull'essere umano e la realtà, ma nel consegnarci – grazie a questo suo lavoro – una cassetta degli strumenti fondamentale per comprendere grandi eventi del nostro presente, come la tragedia che il mondo palestinese tutt'ora vive.
Per mostrare l'attualità del pensiero platonico, noi di Gazzetta filosofica abbiamo organizzato il corso di formazione “Cosa direbbe Platone?”: un modo per riscoprire alcuni snodi concettuali centrali del corpus platonico e sviluppare un pensiero critico per affrontare le sfide odierne. Trovi tutte le info qui: corso su Platone.
Ti aspettiamo!
Alasdair MacIntyre, autorità della filosofia morale, profetizzò le sciagure in avvenire di un Occidente svuotato di solidi principi morali. La sua opera principale, After Virtue, è una disamina essenziale di ciò che tutt’ora è causa di frammentazione morale. Il presente contributo vuole rendere giustizia a un filosofo troppo spesso dimenticato, attraverso una lettura funzionale del suo pensiero.
La riflessione sul rapporto tra l’uomo e l’animale rappresenta probabilmente uno dei nodi cruciali della filosofia contemporanea, soprattutto laddove essa cerca di interrogare criticamente i fondamenti dell’antropocentrismo che hanno plasmato la tradizione occidentale e metafisica. In questo contesto, Martin Heidegger assume un ruolo decisivo: riflette sullo statuto dell’animalità, quindi sul rapporto tra l’uomo e l’animale, per indagare la maniera in cui il pensiero occidentale abitualmente lascia non indagata adeguatamente la differenza antropologica.
di Gaia Cassese
Come sopportare in me quest’estraneo? Quest’estraneo che ero io stesso per me? Come non vederlo? Come non conoscerlo? Come restare per sempre condannato a portarmelo con me, in me, alla vista degli altri e fuori intanto dalla mia? Vitangelo Moscarda conclude così il suo monologo sull’”inseguimento dell’estraneo”, e da questa vertigine prende forma la sua progressiva – fino al collasso – frattura identitaria. Una deriva interiore che attraversa l’identità dell’uomo moderno, all’interno di un mondo in cui lo sguardo altrui e le dinamiche della visibilità digitale trasformano l’essere, l’esistere, in “apparire”, “essere visti”. Di fronte a questa disturbante intuizione, Vitangelo perde il controllo e impazzisce. Ma noi sembriamo conviverci benissimo.
