Il materialismo storico e la necessità del concreto

 

La concezione materialista della storia – quell’analisi dialettica che si è sviluppata in seno alla realtà marxista – viene spesso ridotta a una concezione che guarda unicamente ad un lato, quello economico-sociale, e considera il resto delle espressioni umane come suoi derivati. Cerchiamo però di fare più chiarezza.

 

 

In Problemi di storia del capitalismo, Maurice Dobb, economista inglese del XX secolo, evidenzia come il processo di sviluppo economico del XIX secolo sia stato certo un momento culmine per lo svilupparsi appieno del capitalismo e delle sue caratteristiche, come l’accumulazione di capitale e l’accentramento della produzione in mano a pochi padroni dei mezzi di produzione, ma come tale processo non sia avvenuto nel giro di pochi anni, ma si sia espanso in un secolo intero (più precisamente, dalla fine del XVIII secolo fino alla fine del XIX, senza poi guardare agli sviluppi successivi). Questo ha implicato che fino alla metà dell’Ottocento si siano ancora conservati sistemi antiquati di capitalismo, che basavano il loro sviluppo su elementi che poi sarebbero via via diminuiti – una produzione ancora dai tratti localistici, la presenza fra i lavoratori qualificati di subappaltatori (“piccoli capitalisti”) con sotto di sé altri lavoratori alle loro dipendenze e non direttamente collegati al padrone industriale, la presenza ancora di molti piccoli proprietari, l’uso soprattutto di metodi grossolani per aumentare il profitto come l’aumento delle ore lavorative, l’uso di lavoro infantile, ecc.

Questa situazione ha avuto importanti implicazioni, in quanto legava molti lavoratori a determinati concetti passati e limitava certi sviluppi di classe: 

 

« Non poté svilupparsi la capacità di organizzarsi e di condurre lotte politiche con obbiettivi men che immediati; l'orizzonte degli interessi tendeva a restringersi alla categoria o addirittura alla località, piuttosto che estendersi alla classe; e la sopravvivenza delle tradizioni individualistiche del lavoratore qualificato e dell'artigiano, che insinuavano l'ambizione di diventare a propria volta dei piccoli imprenditori, ostacolò per lungo tempo l'estensione e il consolidamento dell'organizzazione sindacale, per non parlare della coscienza di classe. » (Maurice Dobb, Problemi di storia del capitalismo)

 

Tutto questo esempio per giungere a questo concetto: lo sviluppo culturale che si ha in una società non è qualcosa che nasce casualmente, ma si sviluppa a partire dalla riflessione sulla realtà che circonda l’uomo. Le condizioni materiali che permeano la vita dell’uomo fanno sentire sulla sua pelle certe contraddizioni e lo spingono a trovare soluzioni. 

Ecco perché, solo quando il proletariato era aumentato e per molti si era persa la speranza – dato il procedere del processo economico e l’acuirsi del capitalismo monopolistico – a diventare capitalisti o a pensarsi come piccoli produttori indipendenti, i lavoratori hanno iniziato a sviluppare una coscienza di classe, ad aggregarsi in sindacati e condurre lotte politiche, fino a cercare soluzioni in un cambio rivoluzionario di società.

 

Lenin tiene un discorso per l'inaugurazione di un monumento a Stapan Razin
Lenin tiene un discorso per l'inaugurazione di un monumento a Stapan Razin

 

La scoperta del peso delle condizioni materiali, economico-sociali, sulla cultura e sulla società umana e lo sviluppo storico di esse è uno dei grandi meriti dell’analisi marxista nel concepire il materialismo storico, capace di mostrare uno sviluppo dialettico della società umana che tenesse in conto elementi prima trascurati o analizzati con minore perizia. 

Il che non vuol dire ridurre il resto delle sfere dell’essere umano a mera appendice dell’economia, ma il rendersi conto di come la realtà concreta che si ha davanti è interconnessa con il procedere della coscienza e del pensiero umano sulla realtà.

 

Certamente, come appunto va evitata una lettura semplicistica di Marx, non va al contempo dimenticata la parte critica su alcuni suoi passi, che sembrano trascurare parzialmente i cosiddetti elementi della sovrastruttura e concentrarsi troppo sul lato economico – detto in altri termini: la grandissima analisi storico-economica della società a volte mostra delle concettualizzazioni e generalizzazioni che vanno precisate o riviste. 

Ma bisogna altrettanto evitare di ridurre il “materialismo storico” a Marx (come sarebbe assurdo ridurre la dialettica idealista a Hegel) e ricordare come tale concetto abbia avuto importanti sviluppi in pensatori come Lenin o, in Italia, Gramsci. 

 

Si noti per esempio come quest’ultimo, in un articolo pubblicato sull’Avanti del 24 novembre 1917, prima ricordi come la storia della Russia, di una rivoluzione non avvenuta in uno Stato dal capitalismo avanzato, abbia un po’ scardinato le ipotesi di sviluppo storico immaginate da Marx – la rivoluzione vi sarà là dove le contraddizioni capitalistiche saranno più acute –, ma successivamente ricorda come il pensiero marxista non sia un dogma:

 

Engels e Marx
Engels e Marx

« Se i bolscevichi rinnegano alcune affermazioni del Capitale, non ne rinnegano il pensiero immanente vivificatore. Essi non sono "marxisti", ecco tutto; non hanno compilato sulle opere del Maestro una dottrina esteriore di affermazioni dogmatiche e indiscutibili. Vivono il pensiero marxista, quello che non muore mai, che è la continuazione del pensiero idealistico italiano e tedesco, e che in Marx si era contaminato di incrostazioni positivistiche e naturalistiche. E questo pensiero pone sempre come massimo fattore di storia non i fatti economici, bruti, ma l'uomo, ma la società degli uomini, degli uomini che si accostano fra di loro, si intendono fra loro, sviluppano attraverso questi contatti (civiltà) una volontà sociale, collettiva, e comprendono i fatti economici e li giudicano e li adeguano alla loro volontà, finché questa diventa la motrice dell'economia, la plasmatrice della realtà oggettiva, che vive, e si muove, e acquista carattere di materia tellurica in ebollizione, che può essere incanalata dove alla volontà piace. »

 

E poi, sulla Rivoluzione Russa, afferma:

 

« La predicazione socialista ha messo il popolo russo a contatto con le esperienze degli altri proletariati. La predicazione socialista fa vivere drammaticamente in un istante la storia del proletariato, le sue lotte contro il capitalismo, la lunga serie degli sforzi che deve fare per emanciparsi idealmente dai vincoli del servilismo che lo rendevano abietto, per diventare coscienza nuova, testimonio attuale di un mondo da venire. La predicazione socialista ha creato la volontà sociale del popolo russo. Perché dovrebbe egli aspettare che la storia dell'Inghilterra si rinnovi in Russia, che in Russia si formi una borghesia, che la lotta di classe sia suscitata, perché nasca la coscienza di classe e avvenga finalmente la catastrofe del mondo capitalistico? Il popolo russo è passato attraverso queste esperienze col pensiero, e sia pure col pensiero di una minoranza. Ha superato queste esperienze. Se ne serve per affermarsi ora, come si servirà delle esperienze capitalistiche occidentali per mettersi in breve tempo all'altezza di produzione del mondo occidentale. »

 

Cioè il proletariato russo, grazie all’educazione dei bolscevichi, è potuto entrare in contatto con l’esperienza di altri popoli, farla propria nella coscienza ed essere così consapevole delle condizioni materiali e socio-economiche sviluppatesi col capitalismo e delle contraddizioni che in esso vanno superate.

Un pensiero che non nasce dal nulla – basandosi su esperienze precedenti e sullo sviluppo storico che, se non ci fosse stato, non avrebbe permesso certe conoscenze – e che al contempo mostra come non vi sia certo un determinismo ingenuo nel pensiero gramsciano.

Quanto detto è ovviamente solo un accenno alla realtà marxista e a uno dei suoi concetti e richiederebbe l’approfondimento di altri temi e altri pensatori. Ciò su cui, in questa breve analisi, si vuole comunque accennare è che, quando si parla di materialismo economico o di analisi marxista, bisogna stare attenti a non cadere nell’errore di pensare la concezione dello sviluppo storico in Marx come qualcosa di ingenuo o concentrato solo sul lato economico (pur con le dovute critiche che possono farsi), ancor meno bisogna pensarlo in teorici che da Marx hanno proseguito lo sviluppo della teoria comunista.

 

29 luglio 2019