Parliamo di porno?

 

Tabù, indifferenza, privacy. Il mondo della pornografia è una realtà consistente nella società odierna, ma necessita di uscire allo scoperto e di essere discussa.

 

di Filippo Lusiani

 

 

Quando si tratta di pornografia non c’è bisogno di spiegazioni. Sappiamo benissimo tutti di cosa si stia parlando, spesso molto più di quanto non vogliamo dare a vedere. È un argomento di cui si tende a discutere con grosse difficoltà, ma che tocca gran parte della popolazione mondiale: i numeri parlano chiaro.

In un articolo di VICE pubblicato lo scorso dicembre si legge che nel 2018 il contatore di Pornhub ha registrato 33,5 miliardi di visite (circa 5 miliardi in più rispetto al 2017). Il colosso della pornografia pubblica ogni anno le statistiche della propria attività: al termine del 2018 l’Italia si conferma nella lista dei paesi che hanno generato maggiore traffico. Fra gli utenti, il 29% sono donne (+6% rispetto al 2017) e il 71% uomini, mentre il tempo speso per ogni visita del sito si aggira intorno ai 10 minuti, in linea con la media globale. In poche parole, un fenomeno innegabilmente rilevante.

Parlando di pornografia non si può non parlare anche di sessualità. Nel 2016 è uscito, sul periodico Archives of Sexual Behavior, una rivista accademica peer-reviewed in sessuologia, uno studio condotto negli Stati Uniti e svolto su un campione di trentamila persone, con lo scopo di studiare le abitudini sessuali dei giovani occidentali. Cercando di riassumere, i risultati sono stati i seguenti: i millennials sembrano avere meno rapporti rispetto alle generazioni precedenti. 

Tra le cause di questo andamento venivano indicati anche il più alto consumo di materiale pornografico e la sua maggiore diffusione e reperibilità, soprattutto online.

Egon Schiele, "Semi nudo", vista da dietro (1918)
Egon Schiele, "Semi nudo", vista da dietro (1918)

Al di là di questo curioso dato, quando diviene una presenza compulsiva nella vita di una persona, la pornografia può rappresentare un serio rischio per la sua salute psicologica e sociale.

La S.i.i.pa.c. (Società Italiana Intervento Patologie Compulsive) cita tra le conseguenze della porn-addictiona tutti gli effetti una dipendenza – stress fisico, deterioramento considerevole delle relazioni sociali ed isolamento, diminuzione delle abilità intellettive quali sintesi, creatività, concentrazione, e ancora carenza di autostima, malinconia e depressione. Tra le conseguenze più specifiche si possono poi citare l’incapacità d’innamoramento profondo – con grave ripercussione sulle relazioni di coppia – e lo snaturamento delle relazioni sessuali, nelle quali la persona cerca di ricreare con il suo partner uno schema pornografico. La dipendenza da pornografia è una questione importante, che probabilmente trova ancora poca eco nella società odierna. Da una parte perché i suoi effetti sono meno visibili rispetto ad altre – come le dipendenze da alcol o stupefacenti – e dall’altra perché in alcuni casi essa non è presa sul serio, o nemmeno considerata tale.

Al di là dei casi più problematici e delle abitudini compulsive, vista la larga diffusione che il porno ha nella vita delle persone, e visto il crescente consumo che ne fanno ragazzi e ragazze di età sempre più basse, forse è il caso di farsi delle domande. Quali sono i contenuti che esso diffonde? Quale visione del mondo e della sessualità contribuisce a rafforzare? Si può dire che vi sia un modo sano di fruire materiali pornografici?

C’è chi parla della pornografia come di un male assoluto, chi la sostiene come espressione di libertà e di autodeterminazione, chi semplicemente accende il computer e lo smartphone senza porsi questi problemi. 

 

Si propone qui un intervento di Ran Gavrieli, studioso in gender studies all'università di Tel Aviv, che lavora con giovani e adulti e ha svolto volontariato nel mondo della prostituzione. Il video dispone dei sottotitoli tradotti appositamente in italiano. 

Il relatore compie un’operazione semplice ma fondamentale: ci invita a riflettere sulla naturalità e la spontaneità che caratterizzano l’attrazione e la sessualità. Chiedendo al pubblico di ricordare come le immaginassero o vivessero prima di incontrare la pornografia, magari durante l’adolescenza, Gavrieli invita a non sottovalutare il potere che essa ha di distorcere il modo in cui concepiamo la vita sessuale. 


Il porno ragiona con meccanismi pressoché irreali e lontani dalla quotidianità, oltre a portare in sé una visione fortemente maschilista e prestazionale del sesso. Questa patina di violenta superficialità e astrattezza è uno dei fattori che hanno portato lo studioso a smetterla col porno e ad iniziare a combatterlo.

 

Qualcuno potrebbe rispondere che sono osservazioni condivisibili, ma che usufruirne una volta ogni tanto non è poi una tragedia, un po’ come farsi una sigaretta o bere una birra. Forse per iniziare a rifletterci profondamente basterebbe porsi una semplice domanda: come sarebbe la nostra vita senza pornografia? Perderebbe davvero qualcosa?

 

Chiediamocelo, e proviamo a darci una risposta.    

 

20 novembre 2019