Perché non è mai giusto ridurre al silenzio un’opinione

 

Secondo Mill, l’errore di fondo che impedisce ad una comunità di ritenersi morale consiste nel non dare la possibilità ad una persona di esprimere la propria opinione. Per Mill, mettere a tacere qualcuno può essere paragonato a commettere un furto ai danni dell’umanità intera.

 

di Giacomo Lovison

 

Ivan Aivazowsky, "Il passo di Darial"(1862)
Ivan Aivazowsky, "Il passo di Darial"(1862)

 

Il confronto è alla base del progresso individuale. Questa proposizione viene ritenuta vera dalla maggior parte dei cosiddetti paesi civilizzati. 

 

Se non si può negare il progresso a cui il pensiero occidentale è giunto, dall’altra parte non si possono dimenticare le contraddizioni che hanno preceduto e che sono presenti ancora oggi nel concetto di confronto. Un esempio di queste contraddizioni ci può essere fornito dalle inchieste giornalistiche del giugno 2013, che hanno svelato la sorveglianza di massa effettuata dall’Agenzia per la sicurezza Nazionale statunitense (NSA) ai danni degli ignari cittadini americani. Questo è solo un assaggio di come al posto del confronto sia preferita ancora la sopraffazione. Se lo Stato, garante dei principi etici su cui dice di fondarsi, non rispetta questi ultimi, come crediamo che i singoli individui possano seguire queste regole?

 

Anche prima della nostra epoca l’importanza del confronto è stata spesso accantonata. Se a metà dell’Ottocento Mill decide di occuparsi del concetto di confronto, questo è perché anche al suo tempo le contraddizioni non mancavano. Due esempi delle contraddizioni dell’epoca in cui viveva Mill, che lui stesso ci segnala, sono: la condizione delle donne e l’eccessiva ingerenza dello stato negli affari individuali.

 

I due esempi portati da Mill sono presenti, seppure in forma minore, anche nella nostra società. Se Mill ha trovato delle soluzioni, riprendere in mano quello che ha scritto l’inglese può giovare anche a migliorare la nostra società.

 

Secondo Mill, l’errore di fondo che impedisce ad una comunità di ritenersi morale consiste nel non dare la possibilità ad una persona di esprimere la propria opinione. Per Mill, Mettere a tacere qualcuno può cioè essere paragonato a commettere un furto ai danni dell’umanità intera.

 

« Ridurre al silenzio l’espressione di un’opinione è un male particolare, perché deruba la specie umana: deruba tanto i posteri come la generazione attuale, deruba chi dissente da quell’opinione ancor più di coloro che la condividono, Se l’opinione è giusta, li si priva dell’occasione di scambiare l’errore con la verità; se è sbagliata, perdono un beneficio quasi altrettanto grande, e cioè quella percezione più chiara, quell’impronta più viva della verità, che abbiamo quando ci si scontra con l’errore. » (John Stuart Mill, La libertà)

 

Riprendendo il paragone con il furto materiale di qualcosa, si può a ragione sostenere che il furto derivato dalla mancata possibilità di espressione di un’opinione è più dannoso del furto materiale attuato dal ladro. Un idea può infatti essere di beneficio a molte più persone di quello che un bene materiale, seppur di enorme quantità, può procurare. Si pensi al danno che si sarebbe potuto causare non dando la possibilità di esprimere la propria opinione, a chi riteneva che le donne dovessero avere gli stessi diritti e le stesse libertà degli uomini. Le conseguenze di tarpare le ali ad un’idea sono incalcolabili, e Mill lo vedeva bene.

 

Hayami Gyoshu, "Villaggio a Shugakuin"(1918)
Hayami Gyoshu, "Villaggio a Shugakuin"(1918)

 

Come ci ricorda Mill, non importa se l’opinione messa a tacere sia vera o falsa, in entrambi i casi si commette un errore

 

Pensare di poter giudicare un’opinione come falsa in assoluto presuppone l’infallibilità dell’individuo che giudica la proposizione.

 

« Rifiutarsi di dare udienza ad un’opinione perché si è sicuri che è falsa vuol dire presumere che la propria certezza equivalga a una certezza assoluta. »

 

Eppure l’esperienza ci mette in continuazione di fronte alla fallibilità del giudizio umano per quanto riguarda la nostra quotidianità.

 

E anche più in grande, come ci ricorda Mill, la storia ci dimostra il caso di opinioni che hanno resistito secoli e si sono poi rivelate contraddittorie.

 

« È cosa di per sé evidente, né la si potrebbe rendere più evidente con una sfilza di ragionamenti, che le epoche non sono più infallibili degli individui; a qualsiasi epoca è capitato di sostenere una quantità di opinioni che le epoche successive hanno ritenuto non solo false, ma assurde; ed è tanto certo che le epoche a venire respingeranno parecchie opinioni oggi generalmente diffuse, quanto è certo che molte opinioni un tempo diffuse sono oggi respinte da questa nostra epoca. » 

 

A chi dice che è inevitabile cercare di fermare ciò che si ritiene falso, Mill introduce la differenza tra una verità che si impone perché non è stata mai confutata da nessuno, e una proposizione che deriva la propria validità dallo scongiurare una confutazione di quest’ultima.

 

« C’è una bella differenza tra presumere che un’opinione sia vera perché non è stata rigettata malgrado tutte le opportunità di confutarla, e presumere che sia vera per non consentire che venga confutata. »

 

La libertà di sostenere un’opinione non è soltanto una condizione del buon confronto , ma è anche l’unica condizione che ci permette di fare dei ragionamenti veri, e che quindi di conseguenza ci dà la possibilità di fare delle azioni buone.

 

« Una totale libertà di contestare e confutare le nostre opinioni è la condizione stessa che ci giustifica a considerarle vere ai fini dell’azione; e su nessun’altra base, un essere dotato di facoltà umane potrà mai essere razionalmente sicuro di essere nel giusto. » 

 

« L’unico modo in cui ci si può avvicinare un po’ alla conoscenza globale di una questione è quello di ascoltare quel che ne hanno da dire le persone di tutte le diverse opinioni, e di studiare tutti i vari modi in cui la può vedere la mente umana, a seconda dei diversi punti di vista. Nessuno ha mai raggiunto la saggezza in altro modo; e la natura dell’intelletto umano non ci dà altra via per raggiungerla. » 

 

 

Notiamo così una convergenza tra la libertà del confronto, la validità dei ragionamenti e la moralità della condotta umana. In poche parole: la maggior libertà di confronto assicura una superiore validità al ragionamento; a sua volta, i pensieri, essendo maggiormente veri, danno la possibilità all’uomo di agire secondo quella che confrontandosi è risultata la condotta di vita migliore.

 

Nemmeno aggrapparsi al concetto che la verità trovi sempre un modo di manifestarsi può essere una giustificazione che consenta a qualcuno di mettere a tacere un’opinione. Il fatto che qualcosa si compi indipendentemente dalle nostre azioni non ci esenta dal facilitare quel determinato evento, nel caso in cui sia vantaggioso per l’umanità.

 

Se ci troviamo nel caso in cui l’opinione soppressa è falsa, anche in quel caso il danno fatto nei confronti dell’umanità è grande.

 

Quando l’opinione che si sostiene non è mai messa alla prova, essa si trasforma da verità viva a lettera morta. Per far sì che un concetto sia parte della persona che lo pensa, bisogna continuamente essere messi alla prova dalle confutazioni di chi non la pensa come noi.

 

Salvador Dalí, "Cigni che riflettono elefanti" (1937)
Salvador Dalí, "Cigni che riflettono elefanti" (1937)

 

« Quando manca la discussione, non solo si dimenticano i fondamenti delle opinioni ma, troppo spesso, anche il significato stesso di un’opinione. Le parole che ne sono il veicolo non suggeriscono più delle idee, o suggeriscono solo una piccola parte di quelle idee che originariamente comunicavano. Al posto di  un concetto lucido, di una convinzione viva, restano solo un po’ di frasi meccaniche ripetute a memoria; oppure, se proprio qualcosa resta del suo significato, resta solo il suo guscio, l’involucro: la sua essenza più intima si è persa. »  

 

« È una tendenza fatale della specie umana, quella di smettere di pensare a una cosa quando nessuno la mette più in dubbio. » 

 

A differenza di quello che si crede, non è quindi l’assenza di discussione che fortifica un’opinione, ma è l’abbondanza di confronto che dà il diritto ad un’idea di essere chiamata verità.

 

Dopo questi due casi, Mill introduce un’altra possibilità riguardante la verità delle opinioni:

 

« C’è un altro caso ancora, più comune dei primi due: quando cioè le dottrine in conflitto, invece di essere l’una versa e l’altra falsa, si spartiscono la verità. »

 

In questo caso il danno che deriva dal sopprimere una delle due opinioni è più evidente. Nessuna delle due proposizioni può essere ritenuta vera senza la sua antitesi, poiché entrambe posseggono una parte di verità.

 

9 settembre 2019