The Sinner 3. Crime nichilista tra Nietzsche e TikTok

 

Non è un caso che le turbe antinataliste tornino a bussare alla casa del professore Jamie Burns proprio ora che lui e sua moglie stanno per avere un bambino. Viene a fargli visita un amico del periodo universitario, Nick Haas, che scopriamo essere un compagno di sfide al limite della sopravvivenza, di efferate prove di resistenza, una figura che lo trascina verso l'Abisso nietzschiano che i due ragazzi hanno deciso di affrontare: vedere la morte senza morirne. Ma la morte non è neppure la peggiore infamia di chi si trova ad esistere, pensano i due: lo è di più la vita con il dolore e l'angoscia che implica necessariamente.

 

 

di Giulia Bertotto

 

 

Nietzsche, gli origami e TikTok

Non è un caso che le turbe antinataliste tornino a bussare alla casa del professore Jamie Burns proprio ora che lui e sua moglie stanno per avere un bambino. Viene a fargli visita un amico del periodo universitario, Nick Haas, che scopriamo essere un compagno di sfide al limite della sopravvivenza, di efferate prove di resistenza, una figura che lo trascina verso l'Abisso nietzschiano che i due ragazzi hanno deciso di affrontare: vedere la morte senza morirne. Ma la morte non è neppure la peggiore infamia di chi si trova ad esistere, pensano i due: lo è di più la vita con il dolore e l'angoscia che implica necessariamente.

 

Non possiamo renderci conto se non per qualche istante delle due mostruosità tra cui siamo schiacciati, quella della morte e quella della vita, ma «Se scruterai a lungo nell'abisso, l'abisso scruterà dentro di te» recita una celebre massima di Nietzsche in Al di là del bene e del male. Nick e Jamie hanno deciso di fissare l'insondabile e non temerlo più. Si sono promessi di rimanere in quello stato di spersonalizzazione in cui trionfa l'insensatezza tragica della vita. Il loro mito filosofico è il Superuomo di Nietzsche, lo Übermensch, un essere umano che non è più vittima della paura e della debolezza ma artefice di nuovi e luminosi obiettivi, di una rifondazione attiva di scopi e valori.

 

Le prestazioni che i due architettano fin da ragazzi, lanciarsi in un buio torrente roccioso, seppellirsi vivi a vicenda, sono decise dal caso attraverso un origami: modello cartaceo della loro concezione anti-teleologica del mondo. 

Esse ricordano le challenge sui social come TikTok che spingono gli adolescenti a iniziazioni violente senza la supervisione di un gruppo sociale maturo. Riti di passaggio di cui i giovani hanno bisogno in tutte le epoche e culture ma che si ritrovano ad attraversare senza la protezione comunitaria degli adulti del “villaggio”.

 

L'antinatalismo di cui accennato all'inizio, è quella teoria radicalmente pessimista che assegna un valore negativo alla nascita. Jamie dice alla moglie, a pochi giorni dal parto che il loro bambino è figlio della paura di morire, dell'illusione di immortalità che la discendenza biologica sembra garantire. La donna è sconvolta, il suo uomo ha improvviso abortito il loro progetto di famiglia e di amore vaneggiando di un qualche “inganno della procreazione”.

Oggi il più convinto esponente delle posizioni antinataliste è David Benatar, filosofo sudafricano secondo il quale è un imperativo etico quello di non mettere al mondo altri esseri umani, per risparmiare loro il danno della sofferenza e del male. 

 

Inizialmente, dopo l'ambiguo omicidio-suicidio di Nick, Jamie non accetta di essere volontario e autonomo autore dei gesti che commette e userà la figura di Nick per proiettare la responsabilità delle sue atrocità, come se Nick fosse un'infestazione diabolica che ottenebra la sua volontà.

Il bel professore è sempre stato suscettibile ai deliri di onnipotenza dell'amico perturbante perché non ha mai avuto un genitore, una figura di riferimento, che contenesse il suo panico e accogliesse il suo affetto. Una madre persa precocemente e un padre assente sono la causa del suo dramma filosofico, della sua profonda depressione nascosta da smanie grandiose.

Il carisma del professore dannato affascina il tormentato detective Harry Ambrose, che intuisce ci sia qualcosa di pericoloso dietro la morte 'accidentale' di Nick, ma anche l'anticonformista pittrice Sonya Barzel con cui Ambrose avvia una relazione. Jamie ha presa su chi lo incontra e sullo spettatore, ci attanaglia perché in tutto ciò che lui dice sentiamo una qualche forma di verità, tuttavia non possiamo accettare le azioni che ne derivano. Ma il tenente Ambrose si spinge oltre le indagini legali e inizia un'indagine tutta interiore nel male. Scopre che Jamie non è in grado di destare gli animi; piuttosto è incapace di controllare i propri impulsi.

L'investigatore Harry segue Jamie una notte a New York tra festini e sbronze mentre l'uomo cerca di risvegliare, di tirar fuori dalla caverna della metafora platonica quelli che incontra. 

Tra cocaina e sesso Jamie stressa i suoi compagni di scorribanda con il pessimismo cosmico di Leopardi e Schopenhauer, li provoca in stile Cioran, argomentando con le teorie di Benatar e Zapffe.

 

 

Zapffe e l'uomo-cervo

Il filosofo norvegese Peter Wassel Zapffe paragona l'essere umano a un cervo preistorico i cui palchi sono cresciuti in modo abnorme. In millenni di selezione naturale le corna che servivano ai maschi di questa specie per minacciare rivali e conquistare le femmine si sono espanse in modo sproporzionato fino a diventare un impedimento alla vita. Una casuale mutazione che si è rivelata evolutivamente svantaggiosa, perdente. All'essere umano deve essere accaduto qualcosa di simile con la coscienza, teorizza Zapffe. La coscienza umana è sproporzionata, non è in armonia con le altre creature e con la finitezza del corpo umano stesso. L'uomo ha un'aspirazione eterna ma le sue membra sono caduche e le sue forze limitate.

Come quei cervi con palchi di corna troppo pesanti, le emozioni e le consapevolezze dell'umanità divennero insopportabilmente ingombranti.

Nel suo libro L'ultimo Messia afferma che «la condizione dell'uomo è un paradosso biologico, un abominio, un'assurdità, un esagerato disastro naturale».

 

Zappfe formula quattro meccanismi che consentono a tutti noi di non impazzire o forse che impediscono a tutti di conoscere la verità. L'Isolamento, evitare di affrontare l'assurdità spaventosa dell'esistenza, l'ancoraggio, cioè la costruzione di certezze come il bene, la patria, la giustizia. Il meccanismo della distrazione come il sesso mercificato, gli acquisti compulsivi, la bulimia di potere e denaro, la droga. E la sublimazione, la più raffinata delle tecniche per sopportare la vita. Ammettere, come la Prima Nobile Verità del buddhismo, che la vita è dolore.

Jamie critica le convenzioni del comportamento in società, l'ipocrisia che guida la convivenza civile, l'assenza di Dio, l'arbitrarietà della morale: nessuna provvidenza, nessuno scopo. Cita un paradosso ricorrente nella teologia: quello dell'onnipotenza di Dio. Se Dio può creare una roccia così pesante da non riuscire a sollevarla non è onnipotente e se non può farlo non è onnipotente lo stesso. 

Dunque, l'essere umano è dilaniato tra la coscienza e la sopravvivenza, e delle due l'una; la coscienza spinge l'uomo alla distruzione e all'autodistruzione, la natura spinge a restare e vivi e riprodursi. L'essere umano è allora un ibrido malsano perché in quanto animale deve obbedire all'istinto di vivere ma in quanto aberrazione cognitiva e intellettuale non può che respingere la vita.

 

Anche in Italia abbiamo una prestigiosa tradizione di pessimisti coronata da Giacomo Leopardi:

 

« La presente condizione dell'uomo, obbligandolo a vivere e pensare ed operare secondo ragione vietandogli di uccidersi, è contraddittoria. O il suicidio non è contro la morale sebben contronatura, o la nostra vita, essendo contro natura, è contro la morale. Questo no, dunque neppur quello. » (G. Leopardi, Zibaldone)

 

Emil Cioran, caustico aforista rumeno tra i pensatori più influenti del Novecento, in La tentazione di esistere scrive a proposito della coscienza: «Essere coscienti significa essere divisi da sé, significa odiarsi. Quest'odio ci travaglia fin nelle radici, e al tempo stesso fornisce la linfa all'albero della scienza. Ecco l'uomo fuori dal mondo è esiliato da se stesso. Non si può senza raggiri annoverarlo tra i viventi, tanto il suo contatto con la vita è superficiale; il suo contatto con la morte non lo è meno». Hanno causato scandalo le posizioni di Cioran che non solo scagionano ma glorificano il suicidio. 

La soluzione? Raggiungere la cessazione della volontà, uno stato di “nolontà” come elaborato da Schopenhauer.

 

Tutti nasciamo per avere paura della morte e per superarla occorre guardarla in faccia, rischiandola sulla propria pelle e correndo il pericolo di infliggerla agli altri. Questo è l'ultimo limite, quello omicida che Nick propone e che Jamie accetta. Jamie è potenzialmente un asceta disposto a perdere tutto affetti, lavoro, famiglia, per conquistare la libertà dalla paura, l'affrancamento dall'incubo della morte. Ma lontano da approdare al distacco del mistico si rivela essere capace di una persecuzione vendicatori dal profilo (sfacciatamente cinematografico) dello psicopatico seriale. Quando Jamie non è più una minaccia fisica per Harry lui decide di sparargli. Il colpo è qualcosa di totalmente personale perché in quel momento il sociopatico è disarmato. Harry perde il controllo? O vuole liberarsi delle incitazioni a perdere il controllo lanciate da Jamie?

Assistiamo nell'impotenza del morire allo straziante regresso infantile di Jamie che supplica Harry con un «Tienimi la mano»  mentre sta lasciando il suo corpo. Jamie forse ha vinto la paura solo un attimo prima di spirare tra le carezze del suo assassino. Capiamo che alla fine è Harry ad aver visto la morte senza morirne.

 

 

3 febbraio 2021