L’importanza dei testi nell’insegnamento della filosofia

 

Perché una materia possa risultare interessante, l’alunno deve capire che cosa essa possa servire alla sua vita: per questo la filosofia deve essere presentata come una materia viva e non come una serie di pensieri di autori del passato da apprendere a memoria. Il modo migliore per cogliere questa vitalità della filosofia è mettersi in dialogo con essa, con i testi che sono stati prodotti.

 

Biblioteca di casa Leopardi
Biblioteca di casa Leopardi

 

Ogni alunno che si trova a studiare filosofia dovrebbe sapere perché impegnarsi in questo compito. Sembra quasi scontato il motivo per cui studiare matematica, chimica o inglese, ma per quanto riguarda la filosofia la risposta è meno immediata. Perché un alunno, che va a scuola per costruire le competenze per il suo futuro lavorativo, dovrebbe studiare una materia apparentemente astratta come la filosofia?

Nel cercare il motivo per cui studiare filosofia, ci si deve prima chiedere che cosa essa sia, in che cosa consista il suo compito. Gli studenti dovranno però capirlo da soli, non dovrà essere l’insegnante a dar loro una risposta. Il confronto tra la classe è imprescindibile ai fini della comprensione dell’argomento che si tratta: se non avviene un’interlocuzione dialettica tra i membri, è difficile che il concetto entri a far parte di loro. L’insegnante è quindi colui che facilita la classe a confrontarsi, colui che pone le giuste domande e tratteggia la strada da percorrere. Il primo passo per capire che cos’è la filosofia, e perché studiarla, è necessariamente mettersi a filosofare: senza entrare nel processo di produzione dell’idea non è possibile afferrarla.

 

Un po’ alla volta l’alunno inizierà a comprendere le peculiarità della filosofia, le differenze che la diversificano dalle altre materie e il motivo per cui studiarla. Solo entrando in contatto con i testi filosofici tutto questo sarà possibile, altrimenti l’alunno avrà a che fare con un sentito dire, un surrogato. Leggendo i testi dei filosofi, e confrontandosi su di essi con i suoi compagni, l’alunno inizierà ad intravedere come la filosofia parli alla sua vita, come sia imprescindibile filosofare per poter essere delle persone migliori. Questo è il primo obiettivo dell’insegnante: far entrare in contatto l’alunno con la filosofia, facendogli capire quanto essa sia imprescindibile. 

 

« Il compito della filosofia, spesso difficile e doloroso, è districare e portare alla luce le categorie e i modelli nascosti in base ai quali gli esseri umani pensano (vale a dire il loro uso delle parole, delle immagini e gli altri simboli); rivelare ciò che in essi vi è di oscuro e contraddittorio; discernere quelle incompatibilità tra i modelli che impediscono la costruzione di modi più adeguati per organizzare, descrivere e spiegare l’esperienza. » (Isaiah Berlin, Il fine della filosofia)

 

Isaiah Berlin
Isaiah Berlin

 

Leggendo i testi filosofici, l’alunno inizierà un dialogo con gli autori in primis e poi anche con la classe. Egli scoprirà che la filosofia non fa altro che parlare alla sua vita e della sua vita. Nei testi filosofici l’alunno scoprirà una disarmante attualità, un contenitore ricco di interrogativi, dubbi, tentativi di spiegazione e anche qualche risposta. «Il fine della filosofia è sempre il medesimo, aiutare gli uomini a capire se stessi e quindi a operare alla luce del giorno e non paurosamente all’ombra» (ivi). La filosofia parla alla vita, nessuno può rimanerne indifferente: qualsiasi persona che si confronti con la filosofia, con lo spirito degli autori attraverso il testo, non potrà che ricavarne un insegnamento, uno sprone, una chiave di lettura per la propria esistenza. Risulta quindi fondamentale, per chi insegna filosofia a scuola, non privare l’alunno dell’incontro con il testo filosofico e la possibilità di una rielaborazione personale e di classe di ciò che si è letto. Attraverso un confronto con i “grandi” della filosofia l’alunno si rinnoverà come persona, troverà nuovi stimoli per la sua vita e gli si apriranno nuovi spiragli di lettura della realtà. L’insegnante è determinante per aprire gli occhi dell’alunno e fargli vedere la vita sotto ciò che la filosofia vuole rivelare. L’esperienza di chi conduce serve proprio a questo: creare un ponte tra filosofia e vita. Per usare le parole di Bontadini, la vita si disinteressa della filosofia, se questa, in prima istanza, non si fa portavoce delle esigenze dell’uomo.

 

Uno dei motivi per cui i testi dei “grandi” della filosofia sono così in grado di parlare alla nostra vita è il fatto che essi stessi parlano della vita. I testi parlano della vita dell’autore e ogni vita è portatrice di una determinata visione filosofica: per questo è presente in noi un’apertura verso di loro. Il testo filosofico parla della vita dell’autore: ne è uno specchio. Entrando in contatto con esso abbiamo a che fare con qualcosa di vivo, che rispecchia una vita dedita alla ricerca e al confronto. Questo ci permette di provare dei sentimenti nei confronti di chi leggiamo: penso ad esempio all’ammirazione che potrebbe provare uno studente di terza liceo nel leggere per la prima volta Platone, oppure il senso di appartenenza che potremmo provare noi italiani nel leggere Mazzini o Gramsci. 

 

Nel testo di Danto, La destituzione filosofica dell’arte, viene trattato il rapporto tra verità filosofica e forma del testo, rimandando al ruolo della letteratura e il coinvolgimento di quest’ultima nella filosofia. La verità non può prescindere dalle forme con cui essa viene esposta, anzi l’esposizione stessa rimanda a una parte del concetto che si vuole esprimere. Il testo filosofico parla della vita dell’autore e della filosofia di cui si fa portatore. A testimonianza di ciò, si pensi ai generi letterari con cui scrivono Platone e Nietzsche: è difficile sostenere che attraverso la forma delle loro opere non vogliano comunicare qualcosa. 

 

« Il concetto di verità filosofica e la forma dell’espressione filosofica sono tanto collegate internamente da fare pensare che forse, quando ci affidiamo ad altre forme, noi stiamo anche optando per diverse concezioni di verità filosofica. » (Arthur Danto, La destituzione filosofica dell’arte)

 

Arthur Danto
Arthur Danto

 

Sembra quindi necessario avvicinare la filosofia alla letteratura, per scorgere quanto la forma del testo filosofico sia in grado di restituirci della vita e della concezione filosofica dell’autore. Qui Danto ci fa vedere come l’articolo filosofico professionale, il saggio, il quale si presenta come filosofia pura, senza traccia dell’autore, è privo del rimando alla vita, la quale viene lasciata fuori, con tutto il bagaglio filosofico che porta con sé. Ecco quindi che il testo filosofico tanto più si fa letterario, maggiormente sarà in grado di parlare alla vita di chi lo legge. Qui si presta però una tensione all’interno della filosofia: abbiamo due forze antitetiche, ma in continua tensione dialettica tra loro. Da una parte la filosofia vorrebbe essere verità, scienza, aspirazione a trattare di «qualsiasi mondo possibile in quanto possibile» (ivi), dall’altra aspira a parlare alla vita e quindi deve farsi inevitabilmente letteratura. Danto esclude che la filosofia possa essere letteratura, ma sottolinea come la lettura dei testi filosofici ci riveli ciò che siamo, proprio come un testo letterario. La differenza sta nel fatto che la letteratura ci dice ciò che siamo sotto una prospettiva metaforica, ponendosi come idea incarnata, mentre la filosofia si nutre della necessità e della verità.

 

« La filosofia è letteratura nel senso che tra le sue condizioni di verità ci sono le condizioni connesse al fatto di esser letta e la lettura di questi testi dovrebbe rivelarci ciò che siamo grazie a quello che leggiamo. Essa ci fa scorgere ciò che siamo per davvero, e non in una prospettiva metaforica; e questa è la ragione per cui non posso condividere la tesi che la filosofia è letteratura. » (Ivi)

 

In conclusione occorre ulteriormente sottolineare l’importanza del testo filosofico, molto spesso bistrattato e lasciato in secondo piano nella pratica dell’insegnamento della filosofia. Perché una materia possa risultare interessante, l’alunno deve capire che cosa essa possa servire alla sua vita: per questo la filosofia deve essere presentata come una materia viva e non come una serie di pensieri di autori del passato da apprendere a memoria. Il modo migliore per cogliere questa vitalità della filosofia è mettersi in dialogo con essa, con i testi che sono stati prodotti, scorgendo quanto questi parlino alla vita e allo stesso tempo di qualsiasi mondo possibile in quanto possibile. 

 

 3 marzo 2021