WandaVision, ovvero la potenza del non (più) conosciuto

 

La serie tv targata Marvel porta sotto i riflettori un tema psicologico assai attuale: il problema di non riconoscere un trauma che attanaglia una persona, la sua incapacità di affrontarlo e la conseguente ricerca di meccanismi difensivi per nascondere quanto la preoccupa. Al contempo, l’opera mostra anche come la comprensione sofferta e il superamento del trauma sia l’unico reale metodo per andare avanti e non farsi bloccare dal proprio passato.

 

 

Wanda Maximoff è una potente superumana, dotata di poteri capaci di alterare la realtà; Visione è un androide sintezoide, fra le cui capacità vi è anche quella di avere un pensiero autonomo. Entrambi hanno deciso di far parte, dopo un iniziale periodo come “cattivi”, dei Vendicatori, o Avengers per usare il termine inglese più noto. Informazioni che, per tutti i fan dei fumetti e dei film e serie tv Marvel, sono ovvietà. Eppure, WandaVision – serie tv andata in onda a inizio del 2021 – sembra andare in direzione opposta rispetto a quanto conosciuto. Innanzitutto, per il fatto che Wanda e Visione si rivelano, dalle prime puntate, essere una coppia felice che, seppur con superpoteri, vive una vita da ordinaria famiglia americana, per quanto all’interno di un particolare contesto: nelle prime puntate, i due sembrano far parte infatti di un set televisivo che mostra la coppia attraversare differenti epoche – dalla prima puntata in bianco e nero ambientata negli anni ’50 alle successive, dove le tecniche di ripresa, il montaggio, i colori, ecc. richiamano decenni più recenti. Ma, soprattutto, ciò che sembra stravolgere la linea narrativa Marvel – in riferimento specie alla produzione cinematografica – è il fatto che Visione era morto, ucciso da Thanos in Avengers Infinity War per ottenere l’ultima gemma del potere che gli mancava. Un fatto che, come detto, sembra stravolgere la linea narrativa, in quanto in realtà tutto rimane coerente. Visione, infatti, è morto. Eppure, è protagonista di una serie tv ambientata, a conti fatti, dopo la sua morte.

 

Come può una tale “incoerenza” rivelarsi sensata? La cosa è facilmente spiegata. Senza approfondire il background Marvel eccessivamente o dover entrare nei dettagli della serie, ciò che permette di capire la capacità di Visione di esserci pur “non essendoci” è proprio Wanda, la sua compagna amata. Questa, una volta scoperto che Visione era morto, ha dovuto affrontare un trauma difficilmente comprensibile per chi non lo ha vissuto: la perdita irreversibile di una persona cara. Più precisamente: la morte di quella persona con cui si era convinti di costruire il proprio futuro. Non si tratta infatti del mancare di un parente più anziano, di qualcuno che ha fatto la propria vita e abbandona il mondo terreno com’è naturale che sia; né di una persona magari giovane, ma non così legata affettivamente alla persona in questione. In tal caso, si tratta di uno dei traumi più pesanti: la scomparsa di una persona ancora nel fiore della propria vita, nella quale si riponeva lo sviluppo del proprio futuro, delle proprie speranze, dei propri valori. Wanda vede non solo la perdita di Visione: vive, nello stesso momento, la perdita di se stessa. Un trauma talmente forte da rivelarsi inaccettabile. Visione era per lei, infatti, un motivo di riscatto: quella persona che le aveva permesso di conoscere l’amore come via per ricostruirsi una vita, dopo le enormi sofferenze che fin da piccola aveva vissuto. Come poteva accettare di averlo perso?

 

 

Non poteva. Per questo prende in ostaggio Westview, cittadina del New Jersey, e con le sue capacità ipnotizza tutta la popolazione e crea un territorio inaccessibile dall’esterno, nel quale fa rivivere Visione e dove gli abitanti diventano burattini di una realtà modellata da Wanda stessa – una città a misura di ciò che lei vorrebbe. Preciso: Visione è e rimane, in quel momento, morto, ma lei riesce a ricreare il suo amato grazie ai suoi poteri. Certo, si tratta solo di un’illusione che può vivere e sussistere solo all’interno di Westview, cioè dentro al raggio dove arrivano i poteri di Wanda. Se quel Visione provasse a uscire da quel raggio, si sgretolerebbe inevitabilmente. Wanda, per riepilogare, viene colpita da un trauma indicibile. Un trauma talmente forte che la pone di fronte a due alternative: essere soffocata dalla sofferenza o nascondere quel trauma. Sottolineo: nasconderlo, non dimenticarlo. La possibilità di obliare totalmente un trauma vorrebbe, infatti, dire che quel dolore non esiste nella mente di Wanda, che è stato cancellato. Wanda invece non può del tutto cancellare quanto provato: può però nascondere la morte di Visione nei recessi della sua mente, coprirla di una serie di menzogne che fungono da difesa per la stabilità della propria psiche. Se quel trauma fosse stato eliminato dai ricordi, questi meccanismi di difesa non servirebbero. Proprio perché quel trauma è presente – è conosciuto –, tutta la costruzione di Westview è necessaria per il suo quieto vivere – per tentare di non conoscere più il trauma, nascondendolo alla coscienza.

 

Proprio in quanto presente, quel trauma spinge per tornare a galla; viene percepito, seppur distorto, da Wanda. Proprio ciò permette di capire che i meccanismi di difesa sono solo rattoppi, tentativi di coprire ciò che non si riesce ad affrontare. Detto, forse, meglio: sono l’unico attuale modo scoperto per affrontare il problema. Non riuscendo a capire come affrontare il trauma di petto, nella sua dolorosa realtà, la fuga dalla verità, la sua copertura con la finzione è l’unico metodo apparentemente efficace. Wanda però, come si può vedere dal procedere delle puntate, non è serena come vorrebbe essere. Ogni tanto la sua costruzione mentale ha delle crepe, degli avvenimenti causano dei buchi dai quali la dura verità riappare, seppur parzialmente soffocata o distorta. Di particolare interesse, a riguardo, è la scena in cui i figli di Wanda – anch’essi creazione mentale di questa – vedono morire il loro cane. Volenterosi di crescere di colpo di età per non affrontare, bambini quali sono, quel lutto, vengono aiutati dalla loro madre, la quale offre loro un insegnamento che lei stessa, in fondo, rifiuta di accettare:

 

«La voglia di fuggire da questa emozione è immensa. Lo so.»

«Sono triste.»

«Tu hai un rimedio per tutto mamma! Ridagli la vita!»

«Cosa? No… sto cercando di dirvi che ci sono delle regole nella vita… non possiamo crescere di età solo perché ci fa comodo… e non esiste il ritorno dalla morte, per quanto la cosa ci renda tristi. Ok, la morte è per sempre.»

«Tu dici che la famiglia è per sempre.»

«Fa parte della famiglia. Riportalo qui mamma.»

 

Wanda vuole far capire ai figli che fuggire dalle emozioni dolorose non è la risposta, che la vita non è sempre rose e fiori e bisogna accettarla e comprenderla per come essa veramente è. Proprio ciò che Wanda – per cui «la famiglia è per sempre» – non riesce ad accettare. Un rifiuto che diventa, nel tempo, sempre più insopprimibile, aumentando quella psicosi che spinge la protagonista a deformare la realtà, renderla come essa vorrebbe che fosse. Una situazione instabile, che causerà problemi e contraddizioni sempre più laceranti, fino a che non si raggiungerà una risoluzione finale, cioè l’accettazione del lutto, il riconoscimento di esso e il suo superamento. Senza addentrarsi nella trama della serie – ben più complessa e con più spunti del tema su cui ci si è ora focalizzati –, si può notare come il finale della serie sia incentrato proprio su Wanda che, toccato il punto più buio della sua esistenza, riesce a far riaffiorare il trauma della morte di Visione e, finalmente, affrontarlo. Proprio da questa lacerante esperienza, Wanda, anziché uscirne sconfitta, riesce a sconfiggere il suo demone. Proprio la comprensione dell’ineluttabilità dell’evento la spinge, finalmente, a comprendere quanto accaduto, accettarlo e prepararsi per andare avanti. Grazie a ciò, potrà alla fine eliminare la sua illusione – “spegnere” la sua Westview e togliere i cittadini reali dall’ipnosi, ridando loro la propria esistenza. Interessante, su questo lato, come la comprensione e l’accettazione del dolore permetta a Wanda non solo di vivere meglio con se stessa, ma di vivere meglio pure con gli altri – due elementi che, certamente, non possono considerarsi separati. Il soffocare il proprio dolore la aveva infatti costretta ad alterare la realtà, dunque avere un rapporto malato con gli altri, che erano succubi dei suoi desideri, costretti a vivere in un’ipnosi indotta affinché loro ricreassero il mondo che Wanda voleva. Tolta l’ipnosi, finalmente i cittadini possono riprendere la loro vita, con Wanda che – capace di affrontare il mondo reale – può rapportarsi a loro normalmente, senza distorsioni.

 

Si arriva, così, a uno dei momenti più commoventi della serie: il momento in cui Wanda dice addio al “suo” Visione, chiudendo per sempre l’illusione in cui si era costretta a vivere.

 

«Wanda so che non possiamo rimanere così, ma prima di andare… devo assolutamente sapere: cosa sono io?»

«Visione, tu sei il pezzo della gemma della mente che vive in me… sei un corpo di fili e sangue e ossa che io ho creato… sei la mia tristezza, la mia speranza… ma soprattutto tu sei il mio amore.»

 

24 marzo 2021