Ha senso affannarsi a sopravvivere se permettiamo alla società di spegnerci l'anima? L'articolo propone un’indagine sul tema della morte e come essa ci aiuti, prima di ogni altra cosa, a comprendere la vita. Passeremo per grandi filosofi come Socrate, Montaigne e Gramsci, fino al coraggio dei Talents, giovani neurodivergenti che hanno trasformato l'autenticità in vocazione, per ricordarci che il vero fallimento non è smettere di respirare, ma rinunciare a ciò che ci fa sentire vivi.




A partire da una lettura filosofica de L'amica geniale, l'articolo mette in discussione l'idea del patriarcato come categoria unitaria, mostrando come il romanzo di Elena Ferrante rappresenti forme differenti e talvolta incompatibili di dominio maschile. Attraverso le figure di Stefano Carracci, Enzo Scanno e Nino Sarratore emergono tre logiche relazionali distinte — coercizione, stabilità e destabilizzazione — che permettono di pensare il potere non come una proprietà dei soggetti, ma come un effetto delle relazioni. Nel dialogo con Foucault, Connell e Girard, il contributo propone così una lettura del romanzo come strumento di indagine filosofica sulle forme contemporanee del dominio.



di Benedetta Norelli


Quanto di ciò che sentiamo, desideriamo o crediamo nostro appartiene realmente a noi?

Questa domanda apre uno spazio nel quale il counseling filosofico invita a sostare, ampliando il nostro sguardo verso luoghi inesplorati; è proprio lì che le riflessioni di Pascal ci accompagnano nell’esplorazione di noi stessi e dei rapporti che costruiamo con gli altri.




L'essere umano ha di fronte la possibilità di estendere le proprie estendere le proprie potenzialità grazie all'avanzamento tecnologico. Non si porta avanti l’idea di una necessaria evoluzione transumanistica, ma della necessità di un adattamento all’ecosistema digitale attuale.




«Non sono i fatti a turbarti, ma i tuoi giudizi sui fatti.» È la frase più citata della saggezza antica, ed è diventata il mantra di un'epoca. Ma si regge su un errore – e a smascherarlo sono gli stoici medesimi, nelle pagine in cui dimenticano la propria dottrina.



di Davide Cappello


Discorrere di cibo è spesso il modo più semplice per intavolare una conversazione, in parte perché ne abbiamo tutti quotidiana esperienza, in parte perché evoca piacevoli appetiti, un po' perché le differenze tra i palati rendono ogni conversazione inedita e ricca di suggerimenti da cui prendere spunto. La premessa sottintesa è però che il cibo non è solo nutrimento: è anche costume, medicina, artificio e simbolo.