La Philosophy for Children come strumento di democrazia

 

La Philosophy for Children è una pratica che, fondandosi sul dialogo, oltre a contribuire allo sviluppo cognitivo dei bambini, offre l’opportunità di educare alla democrazia e ai valori a essa connessi. 

 

di Alessandra Zen 

 

L'immagine mostra la disposizione circolare tipicamente adottata negli incontri di Philosophy for Children.
L'immagine mostra la disposizione circolare tipicamente adottata negli incontri di Philosophy for Children.

 

La Philosophy for Children è un curricolo americano nato negli anni Settanta ad opera del filosofo americano Matthew Lipman, il quale propone di filosofare in classe con i bambini, già a partire dalla scuola dell’infanzia e primaria. 

 

Con “filosofare” si intende un’attività dialettica basata sul ragionamento e sull’argomentazione, pratica che presenta un notevole valore educativo. La discussione in classe consente, infatti, di rinforzare le abilità di ragionamento, di sviluppare il senso critico e l’autonomia di giudizio, di sapersi esprimere in modo ragionevole, di sviluppare attitudini creative nei confronti del mondo e della conoscenza e di pensare in maniera globale

 

Matthew Lipman (1923-2010)
Matthew Lipman (1923-2010)

 

La Philosophy for Children non conduce, comunque, a dei vantaggi solo sul piano cognitivo, bensì anche sociale e personale. Oltre a condurre a uno sviluppo della stima del Sé, la discussione finalizzata al raggiungimento di un’idea condivisibile dai più introduce il soggetto nella dimensione del dialogo, nel quale l’ascolto dell’Altro diventa occasione di accrescimento personale e spirituale. L’ascolto conduce inesorabilmente alla conoscenza piena e profonda dell’Altro, conoscenza che permette di superare pregiudizi e stereotipi. Non a caso nelle classi in cui sono stati realizzati dei progetti di Philosophy for Children si è riscontrata una maggiore apertura e comprensione nei confronti della diversità. Tale apertura verso la diversità si lega intrinsecamente alla questione della democrazia. 

 

Il termine “democrazia” significa “potere del popolo”. Il popolo, ovvero l’insieme dei cittadini di uno stato, possiede una volontà, definita con l’espressione “volontà popolare”. La volontà risulta intrinsecamente connessa al concetto di “potere”, con il quale si intende essenzialmente una relazione. Si evince come la democrazia si dispieghi essenzialmente in una relazione fra le persone. Si nota, conseguentemente, come qualsiasi forma di scambio intellettuale fra uomini sia permeata di un carattere di forte democraticità, per la ragione che si dialoga sempre con l’obiettivo, seppur inconscio, di ricercare il Bene e la Verità, la quale non deve essere concepita come assoluta, ovvero priva di relazione, ma come sempre contestuale. Il dialogo, quindi, possiede essenzialmente valore democratico e, poiché esso costituisce una dimensione profondamente umana, si evince come la democrazia riguardi l’uomo più di quanto egli non immagini. Poiché essa si determina nella relazione fra gli uomini, si comprende come il linguaggio risulti lo strumento fondamentale della democrazia. 

 

Wassily Kandinsky, “Giallo, rosso e blu” (1925)
Wassily Kandinsky, “Giallo, rosso e blu” (1925)

 

La Philosophy for Children rappresenta, quindi, una pratica educativa estremamente necessaria nel curricolo formativo di qualsiasi istituto e classe, in quanto alla democrazia e al suo pieno rispetto bisogna educare sin dalla prima infanzia. L’educazione democratica deve essere necessariamente affiancata da un’educazione linguistica, in quanto, come affermato da Georg Klaus, le parole hanno il potere di trasformare un concetto e la situazione stessa di cui si tratta. Tali necessità pedagogiche appaiono oggi più che mai estremamente rilevanti, in quanto sociologi e studiosi denunciano come la società post-moderna stia degenerando verso l’annullamento e l’abbandono di qualsiasi valore. Lo studioso Colin Crouch ha coniato l’espressione “postdemocrazia” per indicare quella situazione politica venutasi a creare a causa della profonda acquiescenza in cui i cittadini d’oggi vivono, in quanto non si curano delle implicazioni politiche del loro atteggiamento di passività, delegando il loro potere a certi leader e facendosi totalmente manipolare dai mass media.  

 

21 giugno 2019