Il ruolo educativo di tutti noi

 

L’educazione è qualcosa di estremamente complesso e sistemico che riguarda tutti noi in prima persona, perché ogni nostro gesto, idea, parola cerca di migliorare chi ci circonda. 

 

di Alessandra Zen 

 

Dipinto di Charles Gabriel Lemonnier rappresentante la lettura della tragedia di Voltaire, in quel tempo esiliato, "L'orfano della Cina" (1755)
Dipinto di Charles Gabriel Lemonnier rappresentante la lettura della tragedia di Voltaire, in quel tempo esiliato, "L'orfano della Cina" (1755)

 

Educazione: un termine dai molteplici significati e dalle rilevanti implicazioni pratiche. Risulta difficoltoso fornire una definizione completa e globale di ciò in cui  consiste l’educazione, proprio per la complessità e sistematicità che la caratterizzano. Tuttavia, il pedagogista tedesco Wolfgang Brezinka ha tentato di darne una definizione. Nella sua opera Metateoria dell’educazione  (1978) egli asserisce: 

 

« Per educazione si intendono le azioni con le quali gli uomini cercano di migliorare permanentemente sotto qualche aspetto la compagine delle disposizioni psichiche di altri uomini o di impedire il formarsi di disposizioni da loro giudicate cattive. »

 

La prima convinzione espressa da Brezinka nella sua definizione riguarda il fatto che l’educazione si dispiega essenzialmente in una molteplicità di azioni; essa, quindi, non risulta qualcosa di statico, bensì di dinamico, che assume costantemente forme diverse a seconda del contesto in cui avviene.

 

Altro aspetto di estrema rilevanza riguarda la finalità dell’educazione: migliorare in modo permanente la personalità degli individui. Con l’espressione “compagine delle disposizioni psichiche” si intende proprio la personalità di una persona. Per giungere a un miglioramento della propria condizione esistenziale è necessario, però, fondare l’educazione su dei principi ritenuti validi. Il miglioramento avviene nella misura in cui ciò che è ritenuto sbagliato e, quindi, non giusto, viene eliminato e sostituito con ciò che si ritiene Bene. L’educazione, comunque, non deve essere concepita come un mero insieme di azioni compensative, bensì nella sua ottica di prevenzione dell’insorgere di “disposizioni cattive”. Sin dalla nascita, infatti, un genitore educa il proprio figlio secondo i principi e le idee che possiede, tentando di evitare che egli sviluppi atteggiamenti e comportamenti non conformi ai valori personali. 

 

Nella definizione Brezinka asserisce anche che l’educazione è quell’insieme di azioni compiute dagli uomini. La ragione per cui vien utilizzato questo termine così generale, se tale si può definire, è che tutti noi siamo educatori. Ogni nostra azione, ogni nostra parola produce degli effetti sulle persone che ci circondano, le quali apprendono da noi. Il processo educativo, comunque, risulta bidirezionale, in quanto noi stessi apprendiamo dagli altri nel momento esatto in cui gli altri apprendono qualcosa da noi. Tale prospettiva di reciprocità è stata efficacemente teorizzata dal filosofo italiano del Novecento Giovanni Gentile, il quale concepisce un rapporto di fusione spirituale tra educatore ed educando. Nell’opera Sommario di pedagogia come scienza filosofica, Gentile afferma: 

 

Giovanni Gentile (1875-1944)
Giovanni Gentile (1875-1944)

« l’educazione intesa [] come realtà spirituale, è una sintesi a priori []: è un tale rapporto tra educatore ed educando [], che l’uno non è concepibile senza l’altro. »

 

La pratica educativa non potrebbe sussistere al di fuori di tale relazione. Un maestro non è maestro senza l’alunno, quello stesso alunno che gli dona il suo Spirito, così come il maestro dona il suo Spirito a lui. La relazione che si instaura è eterna, perché l’educazione produce dei cambiamenti permanenti, che costituiscono l’essenza presente della persona. Gentile prosegue:

 

« [il maestro] non si può dipartire già dalla sua anima, dalla sua mentalità, dalle sue disposizioni spirituali, da se stesso, quale s’è venuto conformando nella vita scolastica: poiché niente si perde del nostro passato, e tutto, variamente è vivo nel nostro presente. »

 

Poiché ciascuno di noi è Spirito, ha delle relazioni e possiede dei principi e valori, ciascuno di noi è al contempo educatore ed educando. Nella maggior parte dei casi, nei contesti di vita informali, la nostra attività educativa è inconsapevole; tuttavia, se si vuole raggiungere quella condizione permanente di miglioramento di cui Brezinka parla è necessario prendere coscienza del nostro infinito potere e iniziare ad agire nella consapevolezza che ogni nostro comportamento produce dei cambiamenti, sia nelle persone che nel contesto in cui ci muoviamo. Poiché ogni persona aspira al miglioramento della società in cui vive, in quanto il benessere sociale e della comunità corrisponde al benessere individuale, ogni individuo deve riflettere su ciò che costituisce realmente il Bene e attuarlo quotidianamente, affinché il suo comportamento diventi esemplare ed eviti l’insorgere di disposizioni cattive e negative.

 

Di fronte a questa consapevolezza diventa più che mai necessario attuare l’affermazione di Gandhi:

 

« Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo. »

 

8 marzo 2019