L'estate 1944 in Carnia: la Repubblica degli uomini liberi

 

Le Zone libere furono un esperimento partigiano del Nord Italia. Qui riprendiamo il caso friulano.

 

 

Sono molti gli esempi virtuosi operati dalle brigate di liberazione, ma ci sono degli eventi particolari e circoscritti del Nord Italia spesso dimenticati: le Repubbliche partigiane. Durarono in genere poco più di qualche mese, eppure, come accadde per la Comune di Parigi (con le dovute proporzioni), furono grande esempio morale e politico per la lotta di Liberazione. Tra di esse vogliamo qui ricordare la Zona libera della Carnia, nell’alto Friuli. Non si può certo credere fosse un fenomeno indifferente perché, pur vivendo per un paio di mesi, arrivò a coinvolgere un territorio di ben 2580 km quadrati, una quarantina di paesi e quasi 82.000 abitanti. 

 

Il Friuli-Venezia Giulia all’epoca era parte dell’Adriatisches Künstenland (OZAK), ossia appendice del Reich tedesco, con tanto di governatore civile. Se il fascismo si era rivelato inutile, le forze naziste volevano il controllo delle pericolose terre di confine. I primi fuochi di resistenza all’occupante nazista e al terrore fascista in regione si registrarono nel 1941, ad opera dei partigiani sloveni; seguiti a ruota dai militanti comunisti che prima vi collaborarono e poi, nella primavera del 1942, diedero vita al distaccamento della Garibaldi. Ci furono altri lampi di guerriglia: nell’Alto Friuli, a seguito dell’8 settembre, 200 alpini si rivoltarono contro due divisioni SS, tenendole in scacco per qualche tempo e, infine, capitolando. I sopravvissuti furono infine deportati in Germania. Un altro caso notevole scoppia nel goriziano: si forma la coraggiosa Brigata Proletaria, composta principalmente di operai delle fabbriche di Monfalcone, che arriverà a toccare quota 1000 aderenti. Si è stimato che nella primavera del 1944 nella zona della Carnia e del Friuli Occidentale – la zona che poi si costituirà come Libera – erano operanti circa 6000 uomini, divisi in 18 battaglioni garibaldini (comunisti) e 16 battaglioni osovani (Partito d’Azione, cattolici, liberali, senza partito). Queste forze si raccolsero nell’estate del 1944 e decisero per la realizzazione della Zona Libera di Carnia. La Zona Libera non fu esercizio fine a se stesso, ma voleva costituirsi a effettivo ordine politico-sociale, che facesse da contropotere alle istituzioni naziste e fasciste. Purtroppo, come detto, l’esperimento fu brevissimo, tanto che il 10 ottobre, nel giorno in cui si sarebbe dovuto attuare l’ideale della scuola riformata, i tedeschi e i cosacchi (che segnano un capitolo brutale della storia friulana) avanzarono furiosamente torturando, fucilando e deportando civili e uomini armati, segnando la triste fine dell’esperienza dell’autogestione carnica. 

 

Alcuni partigiani sovietici in Friuli
Alcuni partigiani sovietici in Friuli

 

Quale ordinamento prevedeva l’area liberata? Essenzialmente ciò che non aveva mai sperimentato durante il periodo fascista: anzitutto delle Giunte Comunali Popolari, elettive e libere, le cui riunioni fossero pubbliche. Non vi fu, a dire il vero, una politica avanzatissima o nuova sul voto popolare, poiché a eleggere erano soltanto i capifamiglia – uomini o donne che fossero – secondo la tradizione delle latterie sociali. D’altro canto, non vi fu mai elezione durante il fascismo, perciò fu in ogni caso una conquista. Vennero istituiti i CLN comunali, perlopiù incaricati di vegliare sull’amministrazione locale e di promuovere ideali e lotta partigiana. La loro istituzione superava la forma della guerriglia locale e saltuaria per dare vita a una vera e propria organizzazione popolare armata. 

 

Fra i gruppi armati spiccava senz’altro il Battaglione Stalin, il cui comando era presieduto dall’ufficiale di cavalleria sovietico Danilij Varfolomeev Avdveev (Daniel). Il Comandante Daniel e molti dei suoi compagni erano combattenti in URSS, poi catturati e deportati nei campi tedeschi. Fuggiti, si unirono entusiasti ai moti di liberazione italiani. A migliaia di chilometri da casa, non tentennarono di fronte a una prova di sincero internazionalismo. Le loro operazioni, comunque, furono importanti per fronteggiare la grossa presenza cosacca: in più di un’occasione riuscirono a portare avanti infiltrazioni vincenti grazie alla conoscenza della lingua russa. La loro attività fu così sentita a livello locale e la figura di Daniel così rinomata che i Comuni in cui operarono, nel dopoguerra, si prodigarono in una raccolta fondi destinata ai familiari di Daniel, in Siberia. Così ne parla Mario Candotti: « noi partigiani della Carnia non dimenticheremo mai cosa hanno fatto per la nostra Patria, e giuriamo che le tombe dove riposano i gloriosi morti del Battaglione “Stalin” saranno da noi vegliate come tombe di nostri fratelli » (nell'originale: « nô partigjans da Cjargne no dismentearìn mai ce che lôr a àn fat pe nestre Patrie e che o zurin che lis tombis dulà che a pònsin i gloriôs muarts dal Bataion "Stalin" a saràn vegladis di nô come chês dai nestris fradis »).

 

 

Venne istituita una Giunta di Governo (o CLNZL), con sede ad Ampezzo, che coordinava le Giunte comunali, legiferava e si occupava delle faccende economiche, come fissare i prezzi. Ammetteva al suo interno tutti le organizzazioni presenti sul territorio: dai Gruppi di Difesa della Donna al Fronte della Gioventù, dal Comitato dei Contadini fino al Comitato promotore della Camera del Lavoro. Ciascuno dei gruppi si impegnò a riformare la vita politica e civile della neonata repubblica. Prima dell’invasione cosacco-tedesca erano già all’opera per dare avvio alla nuova vita del Friuli libero. I due Comitati avevano funzione perlopiù sindacale (per le poche fabbriche), ma, per ovvie ragioni temporali, non furono mai operanti; del Comitato dei Contadini infatti non v’è traccia di attività. 

 

Il Fronte della Gioventù con l’Ispettore per l’Istruzione (del PLI) si occupavano della scuola. Il grosso problema era, in mancanza assoluta di denaro, la possibilità di far studiare bambini e adolescenti del luogo. Infatti, i manuali fascisti non potevano più essere utilizzati, e al contempo non v’era modo di stamparne di nuovi. Allora si pensò bene di supplire il manuale con opere letterarie classiche, dall'indubbia tempra morale. Educare i giovani alle grandi opere dell’umanità aveva senz’altro più valore pedagogico delle pagine scritte dalla macchina propagandistica del fascismo. Per il resto, si sarebbe chiesto agli insegnanti di affidarsi il meno possibile al testo scritto. Un altro dilemma importante era la scelta dei docenti: fra di essi vi erano soggetti con dei precedenti nel Regime, non per la tessera, ch’era necessaria, ma per l’attività e il fervore con cui avevano portato avanti le consegne fasciste. I più coinvolti, gli “amanti” della polizia e della denuncia, vennero esautorati dall’incarico. La volontà era di dare una svolta decisiva al metodo: la promozione del carattere dialogico dell’insegnamento e non più quello dogmatico-punitivo

 

Le partigiane Rosanna, “Irma” e Luisa portano a spalla il rifornimento di legna per il battaglione Anita Garibaldi (Raveo)
Le partigiane Rosanna, “Irma” e Luisa portano a spalla il rifornimento di legna per il battaglione Anita Garibaldi (Raveo)

I Gruppi di Difesa della Donna – organo nazionale istituito con la cooperazione di PCI, PSI e PdA – avevano compiti diversi: dovevano scendere nella pianura occupata e, collaborando con altri partigiani organizzati appositamente, portare provviste ai cittadini della Zona Libera. I rifornimenti erano chiaramente stati tagliati dai tedeschi e per sopravvivere era necessario attrezzarsi in modo diverso. Bisognava recarsi in pianura a comperare del grano. Anche capifamiglia e altre donne scendevano a far provviste, ma il tutto avveniva sempre sotto l’esemplare coordinamento delle donne dei GDD. Sappiamo di per certo che in un paio di settimane furono portate, ai cittadini della repubblica libera, almeno 5000 tonnellate di grano

 

Tra le altre riforme di interesse non secondario, ricordiamo: l’istituzione della fiscalità progressiva e l’abolizione di ogni altra imposta; la regolamentazione dell’uso dei boschi e la nascita di gruppi di guardie forestali; l’istituzione di un Tribunale del Popolo – eletto – che operava gratuitamente; infine le Guardie del Popolo, reclutate fra i cittadini di “provata onestà e sinceri sentimenti antifascisti”. 

 

Non sappiamo come sarebbe stata la vita sotto queste nuove forme, né se la Liberazione sarebbe potuta essere più “efficace” di quello che fu; tuttavia, è sicuro che le parole più adatte per ricordare lo spirito di questi uomini sono quelle vergate da Piero Calamandrei:

 

« Soltanto con la roccia di questo patto

Giurato fra uomini liberi 

Che volontari si adunarono

Per dignità non per odio 

Decisi a riscattare

La vergogna e il terrore del mondo. » 

 

FONTI: 

carnialibera1944.it

anpiudine.org

storiastoriepn.it

 

25 aprile 2020