Per una fondazione ontologica dell'internazionalismo. Una lettura di Gustavo Bontadini

 

Da quella che Gentile aveva chiamato società trascendentale (Gentile, Genesi e struttura della società), e che Bontadini riscopre in un dibattito emerso in un Convegno di filosofia neoscolastica a Gallarate (1950), n0n può che discendere un preciso ordine d'idee politiche: l'internazionalismo. 

 

«La Società è la Relazione tra Persone». Contro il personalismo, che pretendeva di ribadire politicamente il primato dell’individuo sul sociale, interviene Gustavo Bontadini: non c’è nessuna persona da salvaguardare dalla società, poiché in sede speculativa «il bonum della Persona è il bonum della Società». Con un passaggio dal tono hegeliano, riconosce come la persona sia sempre qualificata dalle relazioni che la distinguono. Il singolo è tale perché non è quell’altro; ha questa mansione che si identifica attraverso la distinzione da ogni altra, ecc. In questo senso “primordiale”, fondamentale, ciascuno è sempre “in società” con ogni altro individuo, e «chi ha a cuore la persona come tale non può preferirla alla Società, che non è altro che tutte le Persone […] Speculativamente, quindi, l’antinomia è infondata». Per questa ragione, per il fatto cioè che non esista l’opzione fra singolo e società, «il vero personalismo sarebbe il “socialismo”». Vale a dire: occuparsi della Persona è occuparsi della Società, perché se avendo a cuore un individuo è indispensabile prestare attenzione a specifiche relazioni che ne intessono l'esistenza, allora una buona politica, che voglia dedicarsi alla cura della persona, deve avere uno sguardo fisso alla Società, alla totalità delle relazioni. Per questo non sussiste mai, come vorrebbe il personalismo, la scelta fra l'uno e l'altro ambito.

Infatti, anche qualora si asserisse genericamente di combattere la società (ipostatizzandola), di fatto, nel vivo della lotta, non si farebbe che ricercare una società più razionale, o levare l’irrazionalità presente in quella attualmente vigente. Perciò “combattere la società” significa unicamente contrastare uno specifico ordinamento, incarnato da un insieme di persone, che, così organizzato, non bada «a tutte le persone, ma solo ad alcune». 

In termini generali, allora, il contrasto si verifica in sede empirica – «al di sotto del livello speculativo» – e in quella sede soltanto, mai contro la Relazione immanente e ineliminabile (la Società), semmai contro alcuni tipi di relazioni (di società). 

 

Questo status comune immediatamente presente, per cui si può affermare che l'uomo sia eminentemente politico, è gravido di potenzialità: giacché racchiude in potenza «la perfezione (possibile) dell’individuo, o l’individuo perfezionato (o perfezionabile)». Solo coltivando (empiricamente) talune relazioni la persona può esprimere la propria piena razionalità. E, appunto, dal momento che rimarcare siffatta costituzione sociale comune non è sufficiente, dacché di relazioni ve ne sono di negative e di positive, è necessaria una specificazione ulteriore. «Anche la guerra è una relazione, sia pur negativa»: per questo c'è bisogno di definire la cifra della relazione positiva. Bontadini suggerisce: 

 

« lo Stato è la Società in cui la relazione è positiva (in cui il fondamento è l’amore) […] c’è una certa quantità di amore (comunque esso sia insorto, per vocazione di anime belle, o per esperienza di anime meno belle). Dire poi che c’è l’amore non significa che sia scomparso l’odio (una certa quantità). »  

 

Ora, trascurando il significato storico-politico dello Stato e della sua organizzazione, contro cui marxismo e anarchismo si scagliano (in nome, beninteso, di una società superiore), intendiamo il termine in un senso essenziale, qualificandolo come patto sociale fra gli uomini – scevro appunto da analisi di classe, la quale smaschererebbe, invece, la violenza di questo o quell’altro patto (p.e. il borghese), non il patto tout court

L’amore sgorga da un accordo comune che definisce comuni principi e valori, perciò la società positiva (lo Stato, inteso con le cautele suddette) è tale poiché nasce e si sostiene secondo ragione, secondo cioè la volontà concorde delle parti. Ma se la definizione è quella osservata, «se lo Stato è la società a fondamento positivo, segue che lo Stato è, di diritto o per essenza, unico». Cosa significa “unico”? Anzitutto, che il fondamento positivo – l’amore, l’accordo – è l’unico legittimo. Lo Stato è unico perché unica la ragione e unico il principio su cui poggia ogni fondazione statuale (nella sua porzione legittima). Ma se intendiamo gli stati empiricamente, come la serie di “patti” storicamente determinati, scopriamo dunque che in ciascuno di essi vi è almeno questo di irrazionale: che essi sono molti, cioè che fra loro sussiste una relazione negativa. In altri termini, la relazione che fra loro sempre intercorre – per quel fondamento ontologico comune di cui si era parlato in principio – rimane latente, non coltivata dai cittadini che a ragione richiederebbero, con essa, «la perfezione (possibile) dell'individuo».

Allora ogni società determinata contiene in sé, almeno sotto questo rispetto, un che di irrazionale, di illegittimo, un residuo che va tolto. Eliminare ciò che v’è di irrazionale negli stati equivale, pertanto, a eliminare gli stati stessi, dacché la loro separazione viene a significare un mancato accordo fra due (insiemi di) entità comunque relate.

 

« La molteplicità degli stati sulla terra è un elemento irrazionale: esistendo essa, il bellum omnium è solo trasferito; fin che c’è la molteplicità di stati la pace non è che una sospensione delle guerre, per prender fiato. » 

 

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Per approfondire il pensiero di Gustavo Bontadini:

 

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La validità dell’accordo non si fonda sulla nazionalità, sul genere, sulla nascita, ma segue la ratio intrinseca ad ogni essere umano. Non v’è nulla allora che giustifichi la preclusione della “dilatazione razionale”: sia che questa mancanza si mostri come esclusione di una parte della popolazione dall’accordo interno (persone di colore, donne, omosessuali, proletari, ecc.), sia che si configuri come una mancanza che impedisce l’accordo fra la totalità delle persone di stati differenti. Per ciò stesso, il patriottismo non è cosa da ricercarsi: 

 

« L’amore che fonda lo Stato è l’amore che lega i cittadini; l’amore dei cittadini verso lo Stato, in quanto è quel singolo Stato […] – amore particolare per effetto del quale lo stato diventa Patria – è un amore fondato sul negativo (nella misura, s’intende, in cui si rilutta, comunque, a lasciar passare il singolo stato nello Stato, che è unico per essenza). »

 

Se la legittimità è l’amore e se nessun confine giustifica la “sospensione” della ragione, è chiaro che il patriottismo si palesi come mera idiosincrasia, pregiudizio, vizio – purché esso non sia amore per un patto che ha come espresso obiettivo quello di allargare il patto medesimo all’intera umanità. Ciò detto, trova piena validità l’internazionalismo, che si rivela, da ultimo, unico orizzonte politico degno di considerazione. 

 

Fonte: G. Bontadini, V. PERSONA E SOCIETÀ (1950), Dal problematicismo alla metafisica, Vita e Pensiero, Milano 1996.

 

8 luglio 2020