Ecologismo fossile, quanto attuale

 

La consapevolezza delle problematiche ambientali appare essere un prodotto dello spirito umano piuttosto recente, ancor più la responsabilizzazione rispetto ad esse. In realtà, tutto si può ritrovare già a metà Settecento.

 

di Marco Pieretti

 

 

La salvaguardia dell’ambiente è un impegno che nella storia della civilizzazione umana viene percepito come molto recente, indicativamente lo si potrebbe individuare come fenomeno di valenza civile dal dopoguerra in poi, quando si iniziò a prendere coscienza delle minacce provenienti dalle attività umane verso l’ecosistema. Identificare tali minacce, come l’inquinamento di suolo e acque, l’impatto sulla biodiversità, il deterioramento della chimica dell’atmosfera a causa delle emissioni antropiche fu possibile, e lo è tuttora, grazie alla continua ricerca scientifica, la quale, direttamente o indirettamente, può scoprire le relazioni all’interno dell’ecosistema terrestre. Ancora oggi, questo processo di svelamento (o scoperta) prosegue e con buona probabilità è ancora distante dall’aver risolto l’intricata rete di relazioni che fanno funzionare la Terra ogni giorno da milioni di anni. Se sotto questo aspetto, in riferimento al procedere della ricerca scientifica, alla disponibilità di mezzi per condurla e perciò al necessario decorrere del tempo, l’ambientalismo è in pieno corso di aggiornamento, appare che la questione delle modalità di impegno civile in risposta alle responsabilità dell’uomo verso l’ecosistema sia già stata affrontata, e aggiungerei risolta in gran parte, poco meno di tre secoli fa in Italia. Nel 1759, infatti, Giuseppe Parini pubblica La salubrità dell’aria, un componimento poetico che entrerà nella prima edizione delle Odi del 1791.

 

Il contesto culturale è quello milanese, agli albori dello Risorgimento, più precisamente quello dell'Accademia dei Trasformati, un gruppo a cui Parini aderisce nel 1753 e dove l’intento è quello di creare un legame tra le forme poetiche della tradizione ed i problemi del capoluogo lombardo. Questa ispirazione abbastanza originale e nuova si ritrova non a caso in gran parte della produzione poetica del Parini, il quale va a trattare problematiche collettive e molto "concrete", se confrontate con quelle di altri periodi storici. Usando un lessico odierno, tale attività letteraria potrebbe essere definita come poesia impegnata, in linea con la forte vocazione della letteratura all’impegno civile che si stava delineando nel mondo culturale di quegli anni, il quale sentiva l’esigenza di inserirsi nella politica e nella società in modo più diretto.

 

Tutto questo lo si ritrova in modo molto esplicito, con toni talvolta eccezionalmente spinti, in La salubrità dell’aria. Come si può intendere dal titolo, il tema principale dell’ode è l’aria, un componente cardine dell’ecosistema terrestre, e la sua qualità. In riferimento alla ragione per cui Parini sentì il bisogno di dedicare una poesia all’aria, va specificato che egli non era nato a Milano, bensì era originario di Bosisio, sulle sponde del Lago di Pusiano, a est di Lecco, un’area alle pendici delle Prealpi lombarde in cui il contesto era essenzialmente agreste e in generale più naturale rispetto all’assetto imposto dallo sviluppo cittadino di Milano.

 

Il confronto tra questi due mondi totalmente dissimili è protagonista infatti della prima parte della poesia e ritorna spesso in altri punti del testo, riprendendo quel dualismo città-campagna che in realtà è presente già in una parte consistente della letteratura latina e che qui si arricchisce di un fattore ecologico e fisiologico. Il natìo aere, cioè quello di Bosisio, è per il poeta un etere vivace, che guarisce da tutti i mali e insieme ad acque limpide crea un vero e proprio paradiso tra le colline lontano dalla città, dove gli abitanti, seppur vessati dalle fatiche del lavoro nei campi, sono sani e felici. Al contrario, le risaie ed il fetido limo che circondano Milano fin sotto le mura portano sul volto dei coltivatori solamente mortali pallori e le esalazioni nocive dagli escrementi dei cavalli della nobiltà ammorbano l’aria stagnante tra i palazzi e le mura che li circondano.

 

 

Anche in questo caso, come si riscontra spesso nella letteratura, stupisce la sensazionale attualità delle criticità sollevate dal poeta, perché se è vero anche che nelle città ben sviluppate non esistono ormai più cloache a cielo aperto, l’aria che stagna contaminata dalle polveri sottili è ugualmente irrespirabile e altrettanto tossica. Ancora più sconcertante è l’attualità delle riflessioni sviluppate dal poeta, specialmente sopra temi così inusuali tra le muse ispiratrici, come la qualità dell’aria e la salute dei cittadini. Mentre il Parini passa in rassegna le cause dell’aria insalubre, si scaglia contro i comportamenti umani che secondo lui stanno all’origine di tutto. Proprio in questi versi si ritrovano le sfide che oggi si pongono di fronte alle lotte per la difesa dell’ambiente.

 

Al verso 25 si legge:

 

« Pera colui che primo

a le triste ozïose

acque e al fetido limo

la mia cittade espose;

e per lucro ebbe a vile

la salute civile. »

 

Qui Parini condanna con violenza chi per primo portò a Milano le acque stagnanti e il fango maleodorante, ignorando il danno procurato alla salute pubblica pensando solamente al proprio immediato tornaconto personale. Niente di più contemporaneo, se solo si pensa agli innumerevoli processi per disastro ambientale e pericoli alla salute dei cittadini derivati da attività e negligenze delle norme ambientali intraprese da soggetti privati o settori compromessi di enti pubblici, intenti solamente ad aumentare il proprio guadagno, che sia la piccola attività produttiva locale o la multinazionale con ingerenze interne al sistema amministrativo di controllo. Talmente grave è la colpa di aver recato danno al benessere dei cittadini che nei versi successivi l’autore condanna le anime di costoro ai flutti infernali del fiume Stige.

 

Poi al verso 97 si esplicita l’altra matrice della minaccia al bene pubblico:

 

« Quivi i lari plebei

da le spregiate crete

d’umor fracidi e rei

versan fonti indiscrete;

onde il vapor s’aggira;

e col fiato s’inspira. »

 

Qui si individua la responsabilità individuale dei popolani che scaricano per le vie liquidi maleodoranti e nocivi senza alcun ritegno, portando a contatto con parassiti responsabili di gravi malattie il resto della cittadinanza. Il poeta prosegue portando all'attenzione anche il problema delle carcasse abbandonate in luoghi pubblici, così come i carri dei rifiuti che percorrono le strade con le coperture aperte e liberano così i miasmi lungo il tragitto. Non certo per gli stessi motivi ma le responsabilità del singolo sono altrettanto determinanti ancora oggi, intensificandosi ulteriormente con l’estendersi delle connessioni commerciali di un mondo globalizzato. Molto spesso oggi è necessario richiamare l’attenzione verso le proprie azioni per contrastare l’abbandono selvaggio dei rifiuti così come per l’impatto ambientale e sociale dei propri acquisti, per esempio.

 

L’interesse privato dell’utile così come la deresponsabilizzazione del singolo, entrambi a danno della collettività, vengono individuati da Parini come all’origine della cattiva qualità dell’aria e a ben vedere corrispondono ai due fronti sui quali ci si dovrebbe battere per una maggiore cura dell’ambiente, prerequisito del benessere umano. Due fronti che devono avanzare con la stessa velocità dato che sono strettamente interdipendenti, entrambi si ritrovano alle spalle un’unica cosa da difendere, costantemente minacciata: il bene comune che, in quanto tale, non è diverso da quello di ciascuno. Mentre già Parini inserisce queste due direzioni di azione all'interno della sua riflessione contro lo scempio di un bene pubblico sostanziale, ad oggi tale concerto di intenti tende a perdersi, promuovendo e focalizzando l'attenzione su uno mentre si adombra l'altro. Si vede spesso, per esempio, che ultimamente la narrazione dominante di istituzioni, aziende e propaganda per la rivoluzione verde pone sotto i riflettori, quasi ad essere il solo fattore determinante, esclusivamente l'azione del singolo.

 

Nella parte finale così il Parini interroga così il lettore: 

 

« Gridan le leggi è vero;

e Temi (la giustizia) bieco guata:

ma sol di sè pensiero

ha l’inerzia privata.

Stolto! E mirar non vuoi

ne’ comun danni i tuoi? »

 

9 luglio 2021