Il concetto schellinghiano di Dio

 

L’obiettivo di Schelling, in quelle lezioni che prenderanno il nome di Filosofia della Rivelazione, è di dispiegare il rapporto che Dio ha con il mondo, il quale non è un rapporto regolativo come in Kant, ma costitutivo. Infatti, Schelling parte dal fatto che Kant non è stato in grado di dimostrare l’esistenza di Dio, ma solo la sua necessità logica: Dio in Kant è rimasto solo un’idea della ragione. 

 

Michelangelo, "Creazione degli astri e delle piante" (1511-12)
Michelangelo, "Creazione degli astri e delle piante" (1511-12)

 

Analizzando la filosofia di Schelling, entriamo in contatto prima con il concetto di Dio all’interno della filosofia negativa, poi con la sua esistenza nella filosofia positiva. La filosofia negativa ha a che fare con la necessità, con la scienza della ragione: non può dimostrare l’esistenza di Dio, ma può soltanto sostenere che Dio è l’ente, che se esiste, è il necessariamente esistente. La filosofia negativa parte con la constatazione che il Prius assoluto, l’inizio, ciò da cui tutto viene dedotto, è la ragione come infinta potenza di conoscere.

 

« La ragione, in quanto dirige sé stessa verso di sé, e diventa oggetto di sé stessa, trova in sé il Prius o, ciò che è lo stesso, il soggetto di ogni essere, e in questo essa ha il mezzo o, piuttosto, il principio di una conoscenza a priori di ogni ente. » (F.G.G. Schelling, Filosofia della Rivelazione

 

La ragione, presa in questa sua a priorità può determinare solo “che cosa” esista, non “che” una cosa sia: il compito della scienza della ragione, della filosofia negativa, è comprendere l’essenza di una cosa, le sue condizioni di possibilità, quindi che cosa esisterà, non che cosa esiste. La scienza della ragione non adotta come fonte conoscitiva l’esperienza, la quale permette di capire se qualcosa esiste: la scienza della ragione è a priori.

 

Analizzando la ragione, possiamo scorgere come il contenuto e l’oggetto dell’infinita potenza della ragione sono lo stesso: volgendosi a se stessa, la ragione ritrova l’infinita potenza d’essere. La potenza è in direzione dell’atto, in vista di esso e si sviluppa a partire da sé: l’infinita potenza è condizione di tutto, non ha bisogno di niente d’esterno. Il Prius è quindi in movimento verso l’attualità dell’essere.

 

L’infinita potenza d’essere è l’indeterminato e si muove verso una continua e sempre progressiva determinazione, eliminando progressivamente l’accidentalità e arrivando all’ente vero. Il Prius, in quanto potenza infinita, può essere, quanto non essere, quindi all’interno della ragione è presente un’anfibolia, ossia una compresenza di termini contraddittori, ed è proprio questa che permette al Prius di iniziare. Questo modo di procedere è esclusivamente negativo e si muove solo sul piano della ragione: è il modo proprio di procedere della scienza negativa. Partendo dal Prius la filosofia vorrebbe arrivare all’ente vero; attraverso la filosofia negativa si arriva però solo alla sua essenza, quindi è necessario il passaggio alla filosofia positiva per accedere alla sua esistenza. Il concetto di ente vero, a cui si arriva al termine della filosofia negativa, è il concetto di Dio. Tutto ciò che è conosciuto nella filosofia negativa è conosciuto in quanto ha un Prius, ma il concetto di ente vero non ha alcun Prius nel senso in cui ce l’ha tutto il resto, in quanto non esiste come passaggio dalla potenza all’atto. Quindi l’oggetto ultimo della filosofia negativa diventa l’oggetto proprio della filosofia positiva, ma non come principio, cioè ciò da cui partire, ma come compito, che desidera essere raggiunto da un volere. Il Prius della filosofia razionale diventa il posterius della filosofia positiva. La filosofia negativa fonda quella positiva, ma quest’ultima non ha la necessità di essere fondata dalla prima, in quanto l’inizio della filosofia positiva non corrisponde alla fine della negativa.

 

 

Attraverso il confronto con Aristotele, la Scolastica e l’empirismo, Schelling cerca di comprendere con che cosa iniziare la filosofia positiva. Il Prius deve essere l’esistente, la cui esistenza non è da provare, ma il dato di partenza. Partendo in questo modo non c’è nessuna necessità di creazione, la quale è un atto di libertà. Il Prius non può essere relativo, ma assoluto, in quanto non deve avere «alcuna necessità di muoversi verso l’essere.» (Ivi) Togliendosi come inizio, il Creatore non è necessariamente legato alla creatura.

 

« Se esso [il Prius] trapassa nell’essere, questo può essere solo conseguenza di un’azione libera, di un’azione che può poi essere conoscibile ulteriormente soltanto come qualcosa di puramente empirico, dunque solo a posteriori; ogni azione infatti non è nulla che sia indagabile a priori, essa è conoscibile soltanto a posteriori. » (Ibidem)

 

Il Prius da cui parte la filosofia positiva è prima e fuori da ogni pensare, in questo modo non ha a che fare con la necessità. L’esistente che funge come punto di partenza non è però l’esistente empirico, il quale ha sempre un qualche rapporto con il pensare, ma è Dio inteso come il sovrasensibile, realmente esistente, che non è mai conoscibile a priori, solo a posteriori. Dio è l’assolutamente esistente che trascende pensiero ed esperienza, un “che”, che è si scopre essere Dio solo a posteriori, a partire dagli effetti del suo agire. La filosofia positiva, con l’esperienza – che è sempre ciò verso cui si va, mai ciò da cui si parte –, dimostra il “che cosa” del “che”: l’esperienza prova la divinità dell’assolutamente esistente. 

 

« Non il Prius assoluto stesso deve venir provato (questo è sopra ogni prova, esso è l’assoluto inizio, conosciuto attraverso sé stesso), dunque non esso stesso (il Prius assoluto) deve venir provato, ma ciò che segue da questo, questo deve venir provato basandosi sui fatti, e perciò la Divinità di quel Prius, che esso è Dio e che, dunque, Dio esiste. » (Ivi)

 

Nella filosofia positiva abbiamo quindi la possibilità di avere a che fare con l’esistenza di Dio, a partire dall’esperienza che facciamo delle opere della creazione. «Nella filosofia positiva l’esperienza entra nella filosofia, si trasforma in essa e diventa un elemento della filosofia stessa.» (W. Kasper, L’assoluto nella storia nell’ultima filosofia di Schelling) La filosofia positiva prova a posteriori che Dio è il Prius, a partire dall’esperienza che non è altro se non la filosofia: progressiva e mai definitiva prova dell’esistenza di Dio. «Questa dimostrazione non è in senso stretto a posteriori, ma per posterius: attraverso l’effettività, attraverso il corso stesso della storia, il Prius si manifesta e si rileva come Dio.» (G. Strummiello, L’idea rovesciata. Schelling e l’ontoteologia) In questo modo possiamo parlare della scienza positiva come vera e propria filosofia, in quanto in essa c’è una continua protensione verso il compimento. 

 

Ritornando al passaggio tra la filosofia negativa e la filosofia positiva, Schelling si chiede in che cosa consista l’Ultimo nella filosofia negativa. Esso è l’esistente in atto, il concetto di assolutamente esistente. Questo concetto, se esiste, esiste solamente a priori, non è più potenza. Così nel passaggio alla filosofia positiva l’atto è ciò che non è preceduto da alcuna potenza, è il Prius, mentre la potenza viene dopo, è il posterius. In questo modo Dio, cioè l’Ultimo della filosofia negativa, va inteso come ciò che non trapassa in altro, che non ha dietro di sé una catena di trapassanti. Dio non esiste come passaggio dalla potenza all’atto: Egli è atto e, se esiste, può esistere come solo prima del suo concetto. Dio è l’atto, il concetto di Dio è la potenza: Dio è il “che”, il suo concetto è il “che cosa”. 

 

Questa è l’ultima configurazione della filosofia negativa: se Dio esiste, esiste prima del suo concetto. Da questa definizione Schelling deduce che se Dio esiste prima del suo concetto, allora esiste anche prima della sua divinità: Dio è solo a posteriori. Il Prius, che è il semplicemente esistente, possiamo scoprire solo a posteriori che è Dio. Questa definizione di Dio, ossia che esiste prima del suo concetto, è l’ultimo baluardo della scienza della ragione, è una determinazione che si può dedurre attraverso la conoscenza. Qui Schelling si rende consapevole del fallimento della prova ontologica, che vorrebbe dedurre l’esistenza di Dio dal suo concetto: Dio esiste anche prima del suo concetto e non solo a partire da esso. Il Prius di Dio è ciò che viene prima del concetto, è il puramente esistente, mentre Dio si può dire solo a posteriori. La filosofia positiva dunque ha la forza di cominciare da sé, in quanto lascia cadere il concetto: questo le è permesso grazie alla filosofia negativa, la quale finisce con Dio, come ciò che esiste prima del suo concetto. Il cominciare della filosofia positiva è una fede.

 

« Io devo far cadere […] il concetto di Dio, per partire dal meramente esistente in cui null’altro è pensato che appunto il mero esistente, e per vedere se si può giungere da esso alla Divinità. Non posso dunque, propriamente, provare l’esistenza di Dio (partendo dal concetto di Dio), ma al posto di esso mi è dato il concetto dell’esistente prima di ogni potenza e perciò indubitabilmente. » (F.G.G. Schelling, Filosofia della Rivelazione)

 

Michelangelo, "Creazione di Adamo" (1511)
Michelangelo, "Creazione di Adamo" (1511)

 

Ritornando a Schelling, l’inizio della filosofia positiva è ciò che è prima dell’essere, quindi in rapporto a quello che sarà, è il totalmente futuro. L’inizio, ciò che sarà, non può che essere ciò che immediatamente può essere, ossia l’immediata potenza d’essere: questa, per diventare essere, non necessita d’altro che del volere. Il puramente esistente è quindi anche il puramente volente, capacità di volere e non volere. Il Prius deve quindi essere sia potenza d’essere, sia puramente esistente, il quale ha lo scopo di non far trapassare la potenza d’essere. Queste due determinazioni sono da concepire assieme nell’Uno, il quale, come potenza d’essere, è negazione dell’essere in sé, mentre come puramente esistente è relativa negazione del potere. L’Uno è quindi «unilateralità, come potenza di essere, perché esclude l’essere, come puramente esistente, perché esclude la potenza di essere.» (Ivi) Il superamento dell’unilateralità di queste due determinazioni porta ad un terzo che è «l’ente per amore di sé» (ivi): in questo modo l’Uno «è libero dall’essere unilaterale e dal potere unilaterale» (Ibidem). Il terzo è libero d’essere e di non essere, infatti nell’agire permane sempre come volontà, non ha necessità d’essere puro non-volere. Le tre determinazioni necessarie di ciò che sarà – ossia la potenza d’essere, il puro esistente e la potenza che è in atto nell’essere (il terzo) –, non è possibile pensarle una fuori dall’altra, ma solo come determinazioni di un unico Spirito perfetto: questo Spirito non è come causa, né in vista dell’essere futuro, ma ha l’essere futuro dentro di sé. «Lo spirito assoluto [perfetto] è la mediazione assoluta di sé con se stesso, è il fondamento e il presupposto di ogni essere finito.» (W. Kasper, L’assoluto nella storia nell’ultima filosofia di Schelling) In questo modo nello Spirito si è ottenuta la libertà: la creazione è frutto di un atto libero, in quanto lo Spirito è intrinsecamente libero. 

 

Nella filosofia positiva abbiamo guadagnato l’esistenza di Dio come essere libero: nello Spirito perfetto sorge la possibilità della creazione libera di un altro essere, a partire dalla tensione interna delle potenze dello Spirito. La volontà di Dio fa passare dalla possibilità dell’essere assolutamente futuro, all’essere l’essere futuro. Qui Dio, lo Spirito perfetto, è indifferente alla possibilità o meno della creazione, non è coinvolto in una tensione verso la creazione, ma è libero di scegliere. 

 

12 maggio 2021