“Selezionare un'informazione prego”

 

Accade ormai da molto tempo che l'informazione dai media principali si concentri su particolari tipi di contenuti rispetto ad altri: più leggeri e spendibili invece che quantitativi e tecnici, anche nelle tematiche ambientali. Questo stile però non affligge tutti allo stesso modo, deteriorando l'azione comune.

 

 

Sono di questi giorni le immagini e i video che dai social-network e vari quotidiani on-line ci arrivano per mostrarci gli eroici salvataggi di animali selvatici, prigionieri delle fiamme, da parte di persone comuni, che, tra parentesi, pur agendo con altissimi principi, possono moltiplicare in questo modo gli sforzi dei soccorsi a evitare più danni possibili; ma questa è decisamente una considerazione di margine. Il punto è che negli ultimi 5 mesi le foreste di tutto il mondo hanno continuato a bruciare per giorni: quella in Amazzonia,  in Siberia, in California e in Australia tra le più note e condivise dai principali canali mediatici, ma anche in Canada, in Alberta, in Alaska e in Indonesia, non tenendo conto di quelli locali di interesse non internazionale ma che seguono inevitabilmente lo stesso trend.

 

Trovare i dati relativi al disastro in corso non è molto difficile, basta solo mettersi al computer e surfare un po’ sul web... Per esempio Greenpeace Russia riporta che in Siberia, con i fuochi di alcuni mesi fa, sono bruciati ben 13 milioni di ettari: una superficie impressionante se si compara a 50 mila campi da calcio. Quindi, mentre ci si commuove, giustamente, per un koala che si è tentato di salavare dalle fiamme, e si persevera nel seguire trepidanti le sue cure da parte dei veterinari, ci si dimentica però completamente di trarre le somme di tutto il resto. Eppure è un simbolo così chiaro, una scena così impattante: quanti animali non hanno avuto la stessa fortuna? Quanto questo fenomeno sta impattando sull’ecosistema? Sembra che queste domande sfuggano all’attenzione.

 

 

Eppure a fare due conti, senza dati e con l’aiuto della sola logica, ci si mette poco: se la vegetazione è uno dei maggiori agenti di rimozione dell’anidride carbonica dall’atmosfera, cosa molto utile da qui ai prossimi cento anni, è ragionevole pensare che, in aggiunta alle immissioni per combustione, questo fenomeno vada a moltiplicare il quantitativo di questo gas, dal momento che occorre aspettare qualche decina d’anni perché la vegetazione raggiunga l’età appropriata alla massima resa del processo di fissazione di CO2. Ci sono poi ricerche scientifiche (si veda ad esempio Massive Forest Restoration Could Greatly Slow Global Warming) che stimano l’assorbimento quasi completo nei cento anni a venire dell'anidride carbonica in eccesso raddoppiando le foreste sul pianeta e al contempo ciò che accade è esattamente il contrario: come mai?

 

Il perché di tutti questi incendi è da ricercare dove gli interessi comunitari  quelli che seguirebbero le evidenze scientifiche per un benessere collettivo e futuro dell’umanità  sono ignorati e surclassati da interessi privati, legati, come sempre, solamente al profitto individuale o di una ristretta cerchia costruita sul baratto di favori. Ecco che il divampare delle fiamme crea nuovo suolo a disposizione di coltivazioni estensive, a pascoli, ad attività minerarie, a cantieri edili per qualsiasi tipo di attività umana. In Italia succede che questa tattica venga principalmente utilizzata dalle organizzazioni criminali, che ovviamente hanno limitate possibilità di accedere ai terreni per vie legali e di conseguenza si affacciano dopo un incendio che risulta fortuito. Altre volte semplicemente non è nell’interesse di nessuno ricavare profitto dal legname e non si spreca di certo tempo e denaro, in quantità molto maggiore di alcune taniche di benzina s’intende, nel disboscamento. I crimini ambientali non si fermano di certo ai roghi ma come tutti sanno marciano di gran lena anche su business legati allo smaltimento dei rifiuti, non esente peraltro ancora una volta da roghi incontrollati.

 

Mappa delle news sugli incendi in Italia nel 2019 (da uMap)
Mappa delle news sugli incendi in Italia nel 2019 (da uMap)

 

Di questi problemi, tutti sanno qualcosa, eppure in pochi, solo una piccola parte, realizzano la vera dimensione del problema. Quella che si chiama coscienza, in una persona, è un processo in atto e in costante evoluzione, quindi anche in potenza: questo secondo aspetto è quello che soffre gravemente di una mancanza di informazione che attualizzi l’avanzamento del processo. Occorrono sempre degli stimoli esterni che inneschino tale processo, affinché venga raggiunto uno stadio della coscienza che comprenda in sé nuove conoscenze e affini quelle già esistenti, ossia un aspetto “qualitativo” oltre che “quantitativo”.

 

Questa risulta probabilmente essere una schematizzazione troppo semplificativa ma lascia almeno ad intendere che, per esempio, non basta essere al corrente di una problematica in atto, ma anche approfondire la conoscenza che si ha di essa, solo questo può generare un giudizio critico, tanto più completo e vicino alla realtà quanto più si è familiari con la tematica. L’attuazione della coscienza in questo senso, al giorno d’oggi è limitata da una disponibilità di informazioni selezionate, che non focalizzano sulle ricerche scientifiche né sui dati disponibili in modo che si possa avere un’idea ragionevole dell’entità di un fenomeno.

 

Quello degli incendi è l’esempio più immediato visto che è di tendenza in questi giorni ma si può osservare come i principali media al momento siano concentrati, non è certo questa una novità (tanto da sembrare logico ormai), nel dispensare notizie di circostanza, che possano fare più ascolto, ma allo stesso tempo non restituire nulla in quanto a concretezza. Anzi, come nel caso dei roghi servaggi che stanno devastando le foreste in modo irreparabile nel breve termine, si può ricollegare un’idea tutto sommato positiva alla vicenda vedendo certe immagini come quella già descritta, affievolendo il dramma immane che invece si consuma nel mentre, di cui magari, ciascuno è contribuente se va a controllare l’etichetta sui propri acquisti o i finanziamenti stabiliti da chi ha votato all’ultima elezione.

 

Con questi contenuti informativi, una visione di insieme, risultato di un avanzamento della coscienza, è molto distante dalla realizzazione, e deve essere raggiunta invece con uno sforzo immane da parte di coloro che già sono interessati e si prodigano di propria sponte, ma nulla tange il resto degli individui. Come cambiare veramente l’ordine stabilito senza che tutti siano partecipi in questa azione? Se la maggior parte ancora non individua i veri artefici e gli interessi economici che stanno dietro a tutto questo divampare – allo stesso modo che a moltissimi problemi ambientali – come si può pensare che una ristretta minoranza possa pesare abbastanza?

 

Eppure ancora una volta il cambiamento climatico slanciato a folle velocità è ancora un importante protagonista nel fenomeno degli incendi: l’evoluzione del clima verso temperature mediamente più alte e periodi di siccità più prolungati nelle fasce temperate del pianeta sono l'accendino e la carta perfetti in un'enorme pira. Il rovescio della medaglia è che queste zone, insieme a quelle tropicali sono le stesse che più aiutano a sottrarre anidride carbonica dall’atmosfera, visto che sono le più vegetate appunto. È un allarme gravissimo quello che la scienza in questo campo sta mandando, e dovrebbe essere colto da tutti: persone e aziende identificabili stanno soffocando lentamente l’intero pianeta, a volte con l’aiuto inconsapevole di molti. Non c’è cambiamento, né salvezza, a questo punto, senza una coscienza collettiva.

 

27 novembre 2019