Religioso e filosofico

 

Le fondamenta della condizione umana trovano espressione in due “atteggiamenti” dello spirito: quello filosofico e quello religioso. A partire da essi si nutre il dubbio e si fortifica la fede.

 

di Simone Basso

 

Caspar David Fridrich, "Due uomini contemplano la luna" (1819-1820)
Caspar David Fridrich, "Due uomini contemplano la luna" (1819-1820)

 

La filosofia e la religione sono due "ambiti di ricerca" che nella storia dell’umanità si sono intrecciati ripetutamente contribuendo in maniera decisiva allo sviluppo del pensiero, delle credenze, dei valori dei popoli. Insieme alle religioni e alle filosofie si sono diffusi stili di vita, modi di relazionarsi e di comportarsi; hanno preso forma modelli di organizzazione sociale e istituzioni, ma anche costumi e tradizioni: tutti fattori che hanno delineato le differenze tra le diverse culture del mondo. Risulta impossibile farsi un’idea e studiare cosa sia l’essere umano senza confrontarsi con questi due campi del sapere. Fin dall’antichità a partire dalle speculazioni filosofiche e religiose, sono stati formulati concetti di fondamentale importanza come: Principio, origine, Essere, causa, infinito, totalità, cosmo, universo, Bene, virtù, ecc. Il pensiero religioso e quello filosofico sono sempre stati legati l’uno all’altro e hanno contribuito alla ricerca delle risposte alle domande esistenziali dell’uomo: dai filosofi classici greci che ricercavano l’arché ovvero il principio primo, alle speculazioni patristiche e scolastiche nelle epoche medievali, fino ad arrivare alle problematiche del dibattito gnoseologico della modernità al metodo scientifico e alle conquiste dell’idealismo. Per non parlare degli altri percorsi di ricerca non occidentali.

 

Per queste ragioni si può provare a delineare una fondazione nell’uomo di questi due “atteggiamenti” (religioso e filosofico) insiti in ogni individuo. Innanzitutto possiamo affermare che entrambi sono accomunati dalla ricerca della Verità e nella storia del pensiero umano hanno dialogato e si sono confrontati intrecciandosi continuamente e inevitabilmente. Entrambi infatti indagano temi che spaziano dal senso della vita e dell’esistenza, al significato del Bene, di Verità, ecc. Solitamente si tende a distinguere la filosofia dalla religione nel seguente modo: la prima, in estrema sintesi, si caratterizza per concentrare la propria attenzione sulla ricerca della Verità “per via razionale”, dunque ricercando le risposte alle domande dell’uomo attraverso l’utilizzo della ragione. La seconda invece formula le risposte ai dubbi esistenziali dell’uomo a partire da “verità rivelate”, cioè provenienti da quella che viene considerata essere la sfera del Sacro, dunque a partire da un “atto di fede”. Con le parole di Severino:

 

« Per la fede è essenziale il valore soprannaturale del proprio contenuto, che è rivelato dalla grazia divina e che la ragione umana è incapace di raggiungere con le proprie forze. Mentre il tratto fondamentale del pensiero filosofico è proprio il rifiuto di ogni contenuto che provenga dall’esterno e che non abbia la capacità di imporsi di per sé stesso. » (La filosofia dai greci al nostro tempo. La filosofia moderna)

 

Entrambe queste definizioni meriterebbero di essere approfondite. In generale però si può affermare che è "l’atto di fede" – una credenza alla quale non corrispondono “prove definitive” a suo sostegno – a caratterizzare l’atteggiamento religioso, mentre è "l’atto di ragione” a caratterizzare l’atteggiamento filosofico. Sia l’“atteggiamento” religioso che quello filosofico affrontano le questioni e le domande esistenziali dell’uomo in vista di una radicale ricerca della Verità; pur distinguendosi, essi, come vedremo, necessitano e si servono l’uno dell’altro.

 

In primo luogo il concetto stesso di Verità, a cui la religione fa riferimento, non sorge dal nulla, ma è il risultato di un percorso del pensiero umano. In questo senso la filosofia classica dell’Antica Grecia, ha dato un contributo decisivo nel far emergere il significato di Verità, in greco episteme, intendendola per la prima volta come “ciò che è incontrovertibile”.

 

« Appare cioè l’idea di un sapere che sia innegabile; e sia innegabile non perché le società e gli individui abbiano fede in esso, o vivano senza dubitare di esso, ma perché esso stesso è capace di respingere ogni suo avversario. L’idea di un sapere che non può essere negato né da uomini, né da dèi, né da mutamenti dei tempi e dei costumi. Un sapere assoluto, definitivo, incontrovertibile, necessario, indubitabile. […] Ciò non vuol dire che essi [i Greci] si accontentino di contemplare questa idea senza preoccuparsi di stabilire quale sia la verità – quali tratti abbia il suo volto. Si vuol dire che per poter affermare quali siano i tratti della verità è necessario che innanzitutto stia dinanzi agli occhi il senso indicato dalla parola “verità”; e i Greci per primi hanno guardato questo senso e si sono messi in cammino per stabilire che cosa può essere detto verità. » (ivi)

 

 

Ecco allora che anche nella religione è insito il contributo decisivo della filosofia; come lo stesso Severino afferma con particolare riferimento al cristianesimo: 

 

« la fede subordina a sé la filosofia, perché attribuisce a sé stessa quel carattere di verità che è stata la filosofia a portare alla luce, sì che, da questo punto di vista, la fede cristiana è una grande forma di filosofia. » (ivi)

 

In secondo luogo però anche la filosofia non può fare a meno di fare affidamento, nella sua ricerca, in una certa misura, ad un atteggiamento religioso. Il procedere filosofico è, per definizione, un procedere della ragione umana, per sua stessa ammissione, mai definitivo. Le sue conquiste sono risultanti dal processo del pensiero e della ragione, ma proprio in quanto limitate al pensiero e alla condizione individuale umana, esse sono parzialità di volta in volta in cerca di confutazione e risoluzione. 

 

Ogni nostro pensiero è un atto di fede in quanto quel pensare, non si mostra innanzi al soggetto pensante come la Verità definitiva e incontrovertibile a cui il termine greco episteme si riferisce. Così come ogni nostra azione necessita di un atto di fede, ovvero abbisogna di “credere” in ciò che in quel momento si ritiene vero, altrimenti non potrebbe nemmeno essere compiuta. Per questo motivo anche la filosofia necessita ad ogni passo di un atto di fede, ovvero necessita di confidare in quelle che sono le sue conquiste fino a quel momento. Non sarebbe possibile sostenere alcuna opinione se non si confidasse nella sua parziale verità, pur non riconoscendole il valore di sapere definitivo e assoluto. Anche fossero delle opinioni che, nel caso più estremo, si limitano a mettere in dubbio una credenza precedente, esse implicano un atto di fede nei confronti della validità di quelle obiezioni, le quali pur non bastando a far rifiutare la credenza precedente, riescono a porla nuovamente in discussione. In altre parole anche per dubitare è necessario avere fede in quel dubbio.

 

Solo avendo fede in ciò che si è giunti a ritenere vero è possibile mutare il proprio pensiero. Infatti se non si “credesse” nelle ragioni e nell’argomento che si sostiene sarebbe impossibile ritenere di poterlo mettere in discussione o migliorarlo. Avere fede, quindi, consente di nutrire il dubbio; e permette di mantenere il proprio pensiero disposto a confrontarsi con l'opinione che fino ad allora non era ancora conosciuta. Proprio nell’apertura al confronto rispetto alle possibili obiezioni consiste l’atteggiamento filosofico, il quale non riesce a fare a meno totalmente di credere e di avere fede, se non altro nelle “ragioni” della confutazione e del dubbio sollevato.

 

L’atteggiamento religioso insito nella ricerca filosofica consiste proprio nell’affidarsi – cioè nell’aver fede – nella credenza raggiunta – e quindi nelle sue ragioni – pur restando disponibile ad accogliere e a confrontarsi con eventuali contestazioni che le possono essere rivolte. Ecco dunque che da una parte “il religioso” presuppone una riflessione filosofica, dall’altra il filosofico non può fare a meno di una certa fede, e quindi di un certo atteggiamento religioso.

 

Felix Valloton, "Tramonto cielo arancione" (1910)
Felix Valloton, "Tramonto cielo arancione" (1910)

Giunti a questo punto risulta estremamente riduttivo vedere come contrapposti ed escludenti i due atteggiamenti: filosofico e religioso; i quali rappresentano due pilastri del pensiero umano. Essi infatti pur distinguendosi, non possono fare a meno l’uno dell’altro. Osservando quanto detto fino ad ora, a fare loro da comune denominatore è lo scetticismo. Quest’ultimo non si riduce affatto allo sterile relativismo postmoderno. Lo scetticismo, su cui si fondano tanto l’atteggiamento religioso quanto quello filosofico, rappresenta il motore del cammino dell’individuo verso l’universale. 

 

« [..] per lo scetticismo il contenuto della certezza è diverso dalla verità; o, addirittura, non esiste alcuna verità, alcuna vera essenza delle cose. Ma lo scetticismo non è la palla al piede dell’episteme: all’opposto è la condizione senza di cui l’episteme non potrebbe neppure esistere; ossia è l’avversario soltanto superando il quale l’episteme può costituirsi come tale. Tanto più profondo è lo scetticismo, tanto più autentica è l’episteme che riesce a superarlo. » (ivi)

 

Le radici dello scetticismo filosofico affondano nella continua messa in discussione di ciò che viene dato per scontato dal pensiero, ponendo pertanto ogni soggetto in un cammino di costante ricerca. Il dubitare filosofico, se rigoroso, non perviene alla rassegnazione di un soggettivismo superficiale, né alla rinuncia nei confronti di una ricerca che sia quanto più possibile universale, bensì spinge sempre oltre l’approfondimento e l’indagine speculativa del pensiero, non rinunciando così alla messa alla prova di se stesso. Il pensiero filosofico riconosce la condizione umana come limitata ma, senza fermarsi a tale constatazione, trae da essa la forza per spingersi oltre e superarsi.

 

« Lo scetticismo non è la tomba dell’intelligenza, ma la fonte alla quale si ristora » perché « L’atto filosofico genuino sta nello scoprire un problema in ogni soluzione. » (Nicolás Gómez Dávila, Escolios a un texto implícito)

 

Lo scetticismo dell’atteggiamento religioso origina dal riconoscimento dell’irriducibile Mistero che non può essere sottoposto al vaglio della ragione, data la limitata condizione umana in cui ogni individuo si trova. Dio, o più in generale la sfera del Sacro, è il riferimento a qualcosa di incomprensibile con il solo uso della ragione e quindi destinato a rimanere inconoscibile. Per questo ciò che è religioso si fonda su un atto di fede, in quanto, a partire dal riconoscimento della parzialità della condizione umana, la fede appare come l’unica via attraverso cui l’uomo può aspirare ad approcciarsi al significato della sua stessa esistenza.

 

« Il credente è superiore all’incredulo, perché l’incredulità è soluzione mentre la fede è problema. » (Nicolás Gómez Dávila, Nuevos escolios un texto implícito)

 

Entrambi questi atteggiamenti – quello filosofico e quello religioso – appartengono alla natura umana e convivono in ogni individuo. Ed è proprio a partire dal riconoscimento della loro presenza in ogni azione e pensiero che è possibile curarli e indagarli con maggior consapevolezza. È grazie al riconoscimento del mistero che si cela dietro un fenomeno inizialmente incomprensibile, che può avere inizio la ricerca di una risposta, di una spiegazione, di una maggiore conoscenza. L’atteggiamento religioso e quello filosofico sono accomunati dall’intenzione di acuire e, contemporaneamente, rendere edificanti le profondità dello scetticismo umano. Essi convivono nell’uomo necessitandosi a vicenda, come la fede e il dubbio. 

 

Fede e speculazione filosofica sono due modi di indagare lo stesso “oggetto” sacro: il Mistero che l’essere umano intravede. Entrambi costituiscono sostegno e spinta nel muovere verso ciò che ancora appare sconosciuto e indefinito. È con il sorgere di un dubbio, di un’interrogazione che prende avvio ogni ricerca e da cui nasce ogni risposta. Il pensiero umano nei suoi atti di fede e nelle sue speculazioni filosofiche comincia con la percezione di quel mistero. 

 

Come descrisse magnificamente Nicolás Gómez Dávila in Alle origini del mondo (il Texto V):

 

« Nel silenzio dei boschi, nel gorgoglio di una sorgente, nella eretta solitudine di un albero, nella forma stravagante di una roccia, l’uomo scopre la presenza di un’interrogazione che lo confonde. Dio nasce nel mistero delle cose. Questa percezione del sacro che dispensa terrore, venerazione, amore, è l’atto che crea l’uomo, è l’atto in cui germina la ragione, l’atto in cui s’afferma l’anima. » 

 

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Per approfondire

 

 

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3 agosto 2020