#venerdìletterario: 'Mattatoio n. 5' di Kurt Vonnegut

 

Tramite un racconto dai toni apparentemente leggeri, Kurt Vonnegut riesce a trasmettere la drammaticità di uno dei bombardamenti più efferati della Seconda guerra mondiale.

 

 

Billy Pilgrim è un uomo la cui vita, agli occhi degli altri, sembrerebbe scorrere normalmente, senza avvenimenti eccezionali. Questa esistenza, invece, qualcosa fuori dalla norma lo ha: Billy è infatti capace di viaggiare nel tempo, passando da un momento all'altro della propria esistenza, e Mattatoio n. 5 è il racconto di questi viaggi che vanno indietro e avanti, dalla nascita alla morte del protagonista.

 

Il lettore si ritrova, così, di fronte alla storia di un uomo che sa già che succederà nella sua vita, fino a sapere il modo in cui verrà assassinato. Nonostante questo, Billy non si fa angosciare da una conoscenza che, per molti, sarebbe difficile da assimilare. Come ha infatti appreso dai Tralfamadoriani – sì, il protagonista è stato anche rapito dagli alieni nel corso della sua vita –

 

« quando una persona muore, muore solo in apparenza. Nel passato è ancora viva, per cui è veramente sciocco che la gente pianga al suo funerale. Passato, presente e futuro sono sempre esistiti e sempre esisteranno. […] È solo una nostra illusione di terrestri credere che a un momento ne segua un altro, come nodi su una corda, e che quando un istante è passato sia passato per sempre.

Quando un tralfamadoriano vede un cadavere, l’unica cosa che pensa è che il morto, in quel momento, è in cattive condizioni, ma che la stessa persona sta benissimo in un gran numero di altri momenti. Oggi anch’io, quando sento dire che è morto qualcuno, alzo le spalle e dico ciò che i tralfamadoriani dicono dei morti, e cioè: ‘Così va la vita’. »

 

Per questo motivo, come un tralfamadoriano gli ha detto, «c'è una cosa che i terrestri potrebbero imparare a fare, se davvero si sforzassero: ignorare i brutti momenti e concentrarsi su quelli buoni».

 

Più di una volta, nel corso della storia, il protagonista non dimenticherà di ricordare i momenti piacevoli della sua vita. Eppure, nel procedere di una narrazione dai toni leggeri – che trasmettono un senso di spensieratezza –, più volte il lettore è messo davanti a situazioni tragiche, la cui drammaticità è risaltata dall'essere descritte in modo chiaro e lineare – come se la mente che narrasse gli orrori fosse quella di un bambino, oppure quella di un uomo a cui gli alieni hanno insegnato perché non disperarsi di fronte ai momenti peggiori.

 

Situazioni drammatiche che convergono nel descrivere uno dei peggiori bombardamenti alleati della Seconda guerra mondiale: il massacro di Dresda, dove decine di migliaia di civili tedeschi morirono per un attacco la cui necessità, da parte di molti storici e non solo, è stata messa in discussione. L'orrore dei bombardamenti, che implacabili rasero al suolo la città, fu visto in prima persona dall'autore di Mattatoio n. 5, Kurt Vonnegut: scrittore e accademico americano che – fatto prigioniero dai tedeschi – ebbe la fortuna di trovarsi in un luogo riparato al momento del bombardamento.

 

Dresda post-bombardamento
Dresda post-bombardamento

 

Così, tramite la vita spensierata, bizzarra e tragicomica di Billy, l'autore riesce a mostrare le conseguenze più nefaste della guerra, come quando descrive magistralmente, con una similitudine azzeccata, Dresda post-bombardamento:

 

« “Dresda venne distrutta la notte del 13 febbraio 1945” cominciò Billy Pilgrim. “Noi uscimmo dal nostro rifugio il giorno dopo.” Raccontò a Montana delle quattro guardie che, nel loro stupore e nella loro angoscia, sembravano un quartetto vocale di dilettanti. Le parlò del macello con tutti i pali di cinta spariti, con i tetti e le finestre andati; le disse di aver visto qua e là dei piccoli ceppi carbonizzati. Erano le persone rimaste intrappolate nell'incendio. Così va la vita.

Billy le disse cos'era accaduto agli edifici che prima formavano come una scogliera intorno al macello. Erano crollati. Il legno si era consumato, le pietre erano cadute e si erano ammucchiate una sull'altra fino a formare delle dune basse e graziose.

“Era come sulla luna” disse Billy Pilgrim.

 

Le guardie ordinarono agli americani di mettersi in fila per quattro, e gli uomini ubbidirono. Li fecero marciare di nuovo verso la porcilaia dove erano vissuti fino ad allora. I muri erano ancora in piedi, ma le finestre e il tetto erano crollati e dentro non c'era altro che cenere, e grumi di vetro fuso. A questo punto ci si rese conto che non c'erano più né cibo né acqua, e che i sopravvissuti, se volevano continuare a sopravvivere, dovevano mettersi a camminare sulla superficie lunare, scavalcando una duna dopo l'altra.

Cosa che fecero.

 

Le dune erano lisce solo da lontano. Quelli che vi si arrampicarono impararono che erano cose frastagliate e infide – calde al tocco, spesso instabili – pronte, quando venivano smosse certe rocce particolarmente voluminose, a sfaldarsi ulteriormente e a formare dune più basse e più solide.

Mentre la spedizione attraversava la luna, nessuno parlò molto. Non c'era niente da dire. Una cosa era chiara: in città dovevano essere morti proprio tutti, e se c'era ancora qualche anima viva, rappresentava un'incrinatura in questa immagine. Sulla luna non doveva esserci proprio nessun altro abitante. »

 

 O come quando, nei momenti di prigionia del protagonista, passa da situazioni allegre a constatazioni che lasciano disarmati:

 

« A ogni posto c'era un rasoio di sicurezza, una pezzuola per lavarsi, un pacchetto di lamette da barba, una stecca di cioccolata, due sigari, una saponetta, dieci sigarette, una scatola di fiammiferi, una matita e una candela.

Solo le candele e il sapone erano di origine tedesca. Avevano tra loro una spettrale, opalescente similarità. Gli inglesi non potevano saperlo, ma le candele e il sapone erano fatti col grasso di ebrei, zingari, omosessuali, comunisti e altri nemici dello stato. Così va la vita. »

 

Forse, un racconto inventato, satirico e dai toni a tratti fantascientifici, è stato un espediente geniale da parte di Vonnegut per narrare fatti reali, difficili da richiamare nella loro cruda realtà. Avvenimenti che, seppur letti tramite la vita di Billy e il suo proverbiale motto "così va la vita", ci lasciano un profondo messaggio:

 

« Ho detto ai miei figli che non devono, in nessuna circostanza, partecipare a un massacro, e che le notizie di massacri compiuti tra i nemici non devono riempirli di soddisfazione o gioia.

 

Ho anche detto loro di non lavorare per società che fabbricano congegni in grado di provocare massacri, e di esprimere il loro disprezzo per chi pensa che congegni del genere siano necessari. »

 

Non è un caso che l'autore parli ai suoi figli: in battaglia non ci vanno gli «affascinanti vecchi sporcaccioni che vanno pazzi per la guerra», come alcuni film fanno pensare, ma giovani «appena usciti dall'infanzia»

 

Mattatoio n. 5, dopotutto, si chiama anche La Crociata dei bambini.

 

4 febbraio 2022