«Chiamiamo "dislivello prometeico" l’asincronizzazione ogni giorno crescente tra l’uomo e il mondo dei suoi prodotti, la distanza che si fa ogni giorno più grande […] la nostra anima è rimasta molto indietro in confronto al punto in cui è arrivata la metamorfosi dei nostri prodotti.» G. Anders, L’uomo è antiquato. Considerazioni sull’anima nell’epoca della seconda rivoluzione industriale




«Mentre i media producono il basso incretinimento, l’Università produce l’alto incretinimento. La metodologia dominante produce un più intenso oscurantismo, dal momento che non c’è più associazione tra gli elementi disgiunti del sapere, non c’è possibilità di engrammarli e di rifletterli.» E. Morin, Introduzione al pensiero complesso




«La tolleranza è innanzitutto carità. […] La tolleranza è sempre la "ragione del più forte", è un segno della sovranità; è il buon viso della sovranità che, dalla sua altezza, fa capire all'altro: non sei insopportabile, ti lascio un posticino a casa mia, ma non dimenticarlo, sei a casa mia…» J. Derrida, Decostruire il terrorismo, in G. Borradori, Filosofia del terrore. Dialoghi con Jurgen Habermas e Jacques Derrida




«La legittimità di una carta costituzionale, quale presupposto della legalità, deriva da due fonti: dalla partecipazione politica egualitaria di tutti i cittadini e dalla forma ragionevole in cui i contrasti politici vengono risolti. Questa "forma ragionevole" non può essere solo una lotta per maggioranze aritmetiche, ma deve caratterizzarsi come un "processo di argomentazione sensibile alla verità".» J. Habermas, Fatti e norme




«Con Hegel si era acquistata la coscienza che l’uomo è la sua storia, la storia unica realtà, la storia che si fa come libertà e si pensa come necessità, e non è più la sequela capricciosa degli eventi contro la coerenza della ragione, ma è l’attuazione della ragione, la quale è da dire irragionevole sol quando dispregia e disconosce la storia stessa.» B. Croce, Ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofia di Hegel




«Si vuole che la prigione educhi i detenuti, ma un sistema di educazione che si rivolga all'uomo, può ragionevolmente avere come oggetto l'agire contro natura? La prigione fabbrica delinquenti anche imponendo ai detenuti costrizioni violente; essa è destinata ad applicare le leggi e ad insegnarne il rispetto; ora, tutto il suo funzionamento si svolge sulla linea dell'abuso di potere.» M. Foucault, Sorvegliare e punire