Perché non siamo chiamati a vivere una vita qualsiasi e cosa accade quando smettiamo di ascoltare quella voce interiore che orienta il nostro cammino: il daimon.
di Adelino Zanini
Un’analisi delle politiche economiche internazionali e della guerra come possibile esito delle logiche finanziarie globali. Tra epica, tragedia, ragionevole utopia.
C’è un saggio a firma del grande filosofo francese Michel Foucault che, spesso assente o ai margini dell’elenco delle sue opere, rappresenta nondimeno un interessante détour nel suo percorso intellettuale che espande in maniera notevole le sue riflessioni su letteratura e linguaggio: si tratta de La morte e il labirinto, interamente dedicato all’opera e alla figura dello scrittore francese Raymond Roussel (1877-1933), considerato dai surrealisti un loro precursore. Pubblicato originariamente nel 1963, lo stesso anno di un testo foucaultiano seminale quale Nascita della clinica, La morte e il labirinto viene adesso ripubblicato in Italia da Mimesis Edizioni, a cura di Massimiliano Guareschi.
In una società dove l’informazione rappresenta una delle principali fonti di costruzione dell’immaginario collettivo, i media giocano un ruolo cruciale nella formazione dell’opinione pubblica, nella produzione di senso comune e nella legittimazione delle disuguaglianze, attraverso stereotipi, invisibilità e narrazioni selettive, contribuendo così a definire chi sia degno di empatia, chi possa essere riconosciuto come vittima legittima e chi abbia diritto ad accedere alla sfera della moralità pubblica.
Il pensiero di Gregory Bateson, antropologo versatile fra i più autorevoli del ‘900, è fra i pionieri dell’ecologismo. Ebbe il merito di adottare, nelle sue ricerche, un approccio interdisciplinare che coinvolse la cibernetica, il linguaggio, la psicologia, la psichiatria e l’ecologia della mente. Denunciò, peraltro, la visione tirannica del tardo occidente capitalista, la cui intenzione sembrava già annunciare, nello scorso secolo, una crisi ambientale senza precedenti che perdura ancora adesso.
«IMPOTENZA RIFLESSIVA» E PRATICHE COMPENSATIVEIL RUOLO DEI SOCIAL MEDIA NELL'EPOCA DEL TARDO CAPITALISMO
Il presente articolo si propone di analizzare brevemente una serie di pratiche, popolarizzate dai social media tra le nuove generazioni, interpretabili come risposte adattive e compensative alle forme di disagio psicosociale diffuse nelle società a capitalismo avanzato.
di Claudia Rinaldi
In un’epoca che moltiplica le possibilità affettive e riduce l’amore a competenza relazionale o costruzione negoziale, questo articolo propone una tesi controcorrente: il vero amore esiste, è unico e non si costruisce. Può essere incontrato oppure no, accolto oppure rifiutato, ma resta irriducibile a una scelta tecnica o a un processo di adattamento. Attraverso un confronto tra la tradizione filosofica, da Platone ad Aristotele, da Agostino a Kierkegaard e Scheler e le acquisizioni delle neuroscienze contemporanee, il testo sostiene che il vero amore è un’esperienza di riconoscimento immediato, dotata di una struttura istintiva, selettiva e autoalimentante. Lungi dall’essere una semplice idealizzazione romantica, il vero amore emerge come un fenomeno reale, raro e ontologicamente fondato, che interpella radicalmente la libertà e la responsabilità del soggetto.
