Attraverso un'analisi rigorosamente filosofica dell'acerrimo avversario di Batman ne Il cavaliere oscuro, si può riflettere sul rapporto problematico che sussiste tra l'etica, i costrutti sociali e la libertà del soggetto umano. Se la morale, come già anticipato da Nietzsche e radicalizzato nella prospettiva "jokeriana", altro non è che uno strumento di controllo volto a "creare colpevoli" e a preservare l'ordine sociopolitico precostituito, che cosa resta della verità? Quale dovrebbe essere il compito della filosofia in un mondo che vive di apparenze, rituali collettivi, gerarchie simboliche e narrazioni ipnotiche che determinano ciò che può essere considerato etico e ciò che invece non può essere normalizzato?
di Mario Magini
Questo articolo definisce il capitalismo non come un sistema che produce follia, ma come la follia stessa fatta infrastruttura e "macchina delirante". Questa realtà scissa, scissoria e schizoide, distorce e distrugge ogni legame basato sull’affettività e sulle identità, colonizzando l'inconscio umano e trasformando la frammentazione psichica nel motore stesso della illimitata produttività contemporanea.
Che cosa accade a una società quando il criterio di legittimazione precede quello di competenza?
Giovedì 18 giugno 2026 è andata in scena la prima prova scritta di italiano dell’esame di maturità. Le tracce proposte hanno subito fatto discutere e sollevato il dibattito tra i critici e i sostenitori delle proposte ministeriali. Tra confini e frontiere, fatiche e meriti e discorsi costituenti, l’articolo si domanda se la scelta di determinati autori e tematiche diventa uno strumento che orienta il discorso pubblico, plasmando attivamente l'immaginario collettivo secondo precise visioni del mondo.
di Riccardo Alberto Quattrini
Dal bambino aperto al possibile all'adulto prigioniero del pensiero binario: filosofia, libertà e crisi dell'immaginazione metafisica.
Sul progressivo impoverimento del possibile nella coscienza moderna.
RESPONSABILITA' E CITTADINANZA: UN PROGETTO ETICO OLTRE IL MITO DEL PROGRESSO TRA GÜNTER ANDERS E HANS JONAS
Il saggio mette criticamente a confronto il pensiero di Günther Anders e Hans Jonas sul mito del progresso tecnologico. Di fronte a uno sviluppo tecnologico le cui conseguenze risultano spesso incomprensibili, emerge l'urgenza di ripensare il nostro agire etico e la nostra responsabilità verso il futuro.
di Camilla Masi
Il governo della macchina è ormai realtà. In una corsa verso la modernizzazione dove la scelta tra libertà e ricchezza appare imprescindibile, il confine tra pace e guerra si fa più sottile, aprendo a nuove forme di violenza. Il progetto onirico di Próspera si offre come dimostrazione tangibile di tale deriva.
di Gabriele Ristallo
Attraverso il protagonista de Lo straniero di Albert Camus, il presente contributo riflette sul rapporto tra diritto, morale e devianza. Quando una società non distingue pienamente tra la tutela dei diritti fondamentali e la conformità alle aspettative collettive, il giudizio sull'individuo rischia di trasformarsi in un giudizio sulla sua stessa esistenza. Il deviante si trova così in una condizione paradossale e assurda, sospeso tra la ricerca di un senso nel mondo e l'alienazione prodotta dalla società che lo circonda.
di Claudia Rinaldi
Il presente articolo analizza il rapporto tra sacro, immanenza e modernità attraverso il confronto tra tre figure appartenenti a linguaggi e contesti storici differenti: Caravaggio, Friedrich Nietzsche e Pier Paolo Pasolini. Pur nella distanza cronologica e disciplinare, essi vengono interpretati come momenti di un medesimo processo culturale: la progressiva trasformazione del sacro da dimensione trascendente a esperienza immanente.
di Giovanni Zuanazzi
Chi non si è mai aggrappato alla rassicurante dicitura «voi siete qui», stampata sulla mappa di una stazione o di un centro commerciale? Partendo da questo dettaglio apparentemente banale, il saggio propone un'indagine sulle strategie con cui cerchiamo di addomesticare l'astrazione dello spazio fisico e l'angoscia dei "non-luoghi". Il percorso traccia un'evoluzione in tre tappe: dalla mappa topografica statica, che funge da ancoraggio deittico e salvagente ontologico; alla rivoluzione del navigatore satellitare (GPS), dove il pallino blu si anima in una pulsazione che atrofizza le nostre mappe mentali e ci trasforma in soggetti sorvegliati; fino a un vertiginoso salto all'indietro verso le nostre origini. Guardando alla volta celeste degli antichi, scopriamo infatti come la più colossale segnaletica mai concepita utilizzasse il mito e le costellazioni come un formidabile algoritmo navigazionale e mnemonico.
Pensare la donna come macchina non è soltanto una metafora, né un eccesso retorico prodotto dall’immaginario della modernità tecnica; è piuttosto il segno di una struttura più profonda attraverso cui la cultura occidentale ha interpretato il corpo femminile. In questa struttura la donna appare spesso definita attraverso la sua capacità di produrre: produrre vita, produrre continuità genealogica, produrre stabilità sociale. La maternità, in questa prospettiva, non è semplicemente un’esperienza possibile, ma diventa una sorta di principio interpretativo dell’identità femminile. È come se il corpo femminile venisse letto attraverso ciò che può generare, e non attraverso ciò che è.
Nel 1932, mentre l'Europa si avviava verso la catastrofe, due dei più grandi intellettuali del Novecento si scambiarono delle lettere su una domanda che pareva urgente allora e che non ha perso nulla della sua urgenza oggi: c'è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra?
