Avere una seconda chance

 

Il nuovo film della Marvel, Spider-Man: No Way Home, tramite il richiamo a uno dei più noti supereroi, riesce a portare nelle sale un messaggio fondamentale: l’idea che tutti abbiano diritto a ottenere una seconda possibilità.

 

 

A partire dagli anni 2000, la figura di Spider-Man raramente è mancata nelle sale cinematografiche. Dopo il successo della trilogia diretta da Sam Raimi, con attore protagonista Tobey Maguire, e i due film di The Amazing Spider Man, anche nel Marvel Cinematic Universe il supereroe ha fatto la sua comparsa, interpretato da Tom Holland in tre film da attore protagonista, nonché come comparsa in altre pellicole dell’universo Marvel. Una costante presenza nel giro di un ventennio potrebbe far pensare che si sia abusato dell’Uomo Ragno, eppure l’ultimo film uscito sembra scardinare questa ipotesi. Spider-Man: No Way Home riesce infatti a sviluppare, in due ore e mezza di pellicola, una trama con un messaggio assai significativo.

 

Si ponga, tuttavia, una premessa: non si vuole qua affrontare il film da un punto di vista globale, analizzando gli elementi più prettamente cinematografici (montaggio, effetti speciali, ecc.), la coerenza della trama nel complesso, lo sviluppo di ogni personaggio e così via. Il film potrebbe certamente essere criticato in alcuni punti e apprezzato in altri, ma qui non verranno analizzati. L’obiettivo di questo articolo, richiamando alcuni passaggi del film, è quello di evidenziare quel messaggio che, man mano che il film procede, diventa sempre più esplicito e fondamentale per la crescita morale del protagonista.

 

Il film, ricollegandosi a Spider-Man: Far From Home, riparte dal problema che assilla Peter Parker dopo la morte di Mysterio: la sua identità è stata rivelata e ora tutti sanno chi è nella vita reale. Questa conoscenza causa non poche ripercussioni, che si possono riassumere nell'impossibilità di portare avanti una vita “normale” come prima. La gente lo ferma sempre per strada; alcuni lo denigrano e lo reputano non un eroe, ma un delinquente (per aver ucciso Mysterio); non viene ammesso alle università a cui aveva fatto richiesta, in quanto personaggio scomodo che spacca l’opinione pubblica; lo stesso rifiuto viene dato alle richieste di ammissione della sua fidanzata e del suo migliore amico, in quanto vicini a Peter. Tutti questi eventi spingono questi a chiedere aiuto a Dr. Strange: può lo stregone fare in modo che tutti dimentichino che Peter è Spider Man?

 

Dr. Strange acconsente a eseguire una magia per aiutarlo, ma qualcosa va storto: di fronte alla richiesta del ragazzo che tutti si dimentichino chi è, eccetto quelli che lo sapevano prima della rivelazione di massa, si crea un legame inaspettato fra universi paralleli e, nel mondo del film, convergono i nemici di “altri Spider-Man” – fra cui i famosi Doctor Octopus e Norman Osborn – cioè coloro che conoscevano l’identità di Spider Man. Inizia una corsa per catturarli tutti e portarli nel seminterrato dello stregone. Una volta fatto, Dr. Strange prepara un incantesimo che li riporterà al loro mondo originario, ma qualcosa a Peter non torna. Come si scopre nel film, se torneranno al loro mondo, finiranno per morire, uccisi dagli Spider-Man dei loro mondi. Questo è il loro destino, ribadisce Dr. Strange, ma Peter non è d’accordo: esplode uno scontro fra i due, nel quale ha la meglio Spider-Man. Lo stregone infatti viene intrappolato nella realtà specchio da lui creata e così Peter può provare ad aiutare i “suoi” nemici. In che senso aiutarli? Nel senso di dare loro una seconda possibilità, curarli dal male che li affligge e li rende cattivi

 

Dr. Strange mentre prepara l'incantesimo
Dr. Strange mentre prepara l'incantesimo

 

Si scopre, infatti, che non è impossibile curare i nemici: Doctor Octopus, per esempio, presenta un problema nel chip che gestisce i suoi tentacoli robotici, al punto che questi hanno il controllo sulla sua mente. Sistemato il chip, lo scienziato rinsavisce e prende le parti di Spider-Man. Se si riesce a guarirli tutti, allora non è più destino che loro muoiano uccisi dagli Spider-Man dei loro rispettivi universi. La sofferenza da loro causata, infatti, si può risolvere in due modi: o con la violenza che causa la loro morte – l’extrema ratio – o con la cura, dando loro la chance di estirpare il male dentro di loro. La possibilità, cioè, di comprendere i loro errori, di non volerli più rifare, avendo allontanato da sé le contraddizioni che li spingevano a far del male. La morte spirituale dell'io malato fa rinascere una persona migliore, che non ha bisogno di essere uccisa, ma diventa esempio essa stessa di moralità.

 

Tuttavia, la missione di Peter non è semplice: «Credimi Peter. Quando cerchi di sistemare le persone, ci sono sempre conseguenze», gli aveva detto Lizard, uno dei nemici. Alcuni di questi scappano prima di essere curati e Osborn arriva a uccidere la zia di Peter, May Parker: la persona che, prima di tutti, aveva ricordato al nipote che non bisogna uccidere le persone in difficoltà – che hanno perso il senno, che sono guidate dalla malvagità –, ma che bisogna aiutarle a ritrovare la giusta via; colei che gli aveva detto che da grandi poteri derivano grandi responsabilità.

 

Peter è tuttavia distrutto dal dolore e carico di rancore verso Osborn. L’unica cosa che vorrebbe fare è ucciderlo e vendicare la zia. Qui, tuttavia, entrano in scena altri protagonisti: gli Spider-Man delle precedenti pellicole – interpretati da Tobey Maguire e Andrew Garfield –, anche loro attratti in questo mondo dall’incantesimo lanciato da Dr. Strange. Sono loro che, parlando col Peter giovane, spiegano a cosa andrà in contro se seguirà la via della vendetta. Loro hanno vissuto in prima persona che significa essere guidati dal rancore e dalla violenza: hanno raggiunto il loro scopo di annientare chi aveva ucciso i loro cari, ma non si sono sentiti persone migliori e, a posteriori, hanno capito che c’era una strada migliore da percorrere. «Sono diventato rancoroso e pieno di rabbia, ma non voglio che tu diventi come me», gli dice lo Spider-Man interpretato da Garfield. 

 

I tre Spider-Man (interpretati da, partendo da sinistra: Tom Holland, Tobey Maguire e Andrew Garfield)
I tre Spider-Man (interpretati da, partendo da sinistra: Tom Holland, Tobey Maguire e Andrew Garfield)

 

Comincia allora una lotta che porterà gli eroi a curare i nemici, uno ad uno, fino ad arrivare ad aiutare lo stesso Osborn. Paradigmatica la scena in cui il più anziano Spider-Man – interpretato da Maguire – ferma il Peter Parker giovane dall’uccidere il nemico per vendicarsi, convincendolo a usare la cura per estirpare da Osborn il lato malato. I nemici sono stati quindi curati e, assieme ai rispettivi Spider-Man, possono tornare nei loro mondi, evitando la morte che, se non fossero rinsaviti, sarebbe stata inevitabile. Peter ha perseguito la strada moralmente migliore – «È la nostra etica», ribadiscono gli Spider-Man assieme –, ma a un gran costo: per riparare i danni creati dall’incantesimo iniziale ed evitare un collasso dell’universo, Dr. Strange deve sviluppare un nuovo incantesimo, col quale tutti gli “stranieri” tornano nei loro mondi, ma tutti coloro che vivono nell’universo di Peter si dimenticano chi lui sia. Nessuno sa più l’identità di Spider-Man: neppure sua morosa o il suo migliore amico.

 

Peter è così più solo che all'inizio; eppure, dalle scene finali, traspare in esso una sicurezza che prima non c’era: la sicurezza di chi non ha abbandonato coloro che avevano sbagliato. Deve ricominciare tutto da capo, ma senza i rimorsi di chi non ha fatto di tutto per aiutare chi era in difficoltà. Anzi, ricomincia sereno: consapevole che le sue azioni hanno reso il mondo migliore e, contemporaneamente, hanno mostrato a se stesso quanto sia cresciuto  capace di controllare le proprie pulsioni e di guidare la propria vita secondo degli ideali che creano armonia tanto nella società quanto nella sua anima. A ormai due giorni dal Natale, Spider-Man: No Way Home ci ricorda, così, come non sarebbe male essere tutti un po' più buoni.

 

23 dicembre 2021