Il dominio maschile

 

Tralasciando gli ultimi cinquant’anni, a fronte di un cambiamento che ha investito tutte le sfere della società, dall’economia alla politica, dall’istruzione alla religione, sembra che ci sia una costante nei meccanismi sociali che ci governano: il dominio maschile. Ci tengo subito a sottolineare che negli ultimi cinquant’anni è stato fatto molto per quanto riguarda l’emancipazione femminile, ma c’è molto ancora da compiere: la questione è ancora attuale, ma almeno sembra che si stiano avviando dei cambiamenti.

 

Rubens, "Tarquinio e Lucrezia" (1610)
Rubens, "Tarquinio e Lucrezia" (1610)

 

Leggendo le pagine del saggio pubblicato nel 1998 da Bourdieu, Il dominio maschile, scopriamo che la violenza perpetrata dall’uomo, nei confronti della donna, nel corso dei secoli, è certamente qualcosa che si è esplicitato attraverso atti corporali o verbali, ma molto più frequentemente riguarda quella che Bourdieu chiama violenza simbolica. Questo genere di violenza, che è interiorizzata dalle stesse donne, risulta essere qualcosa di naturale, quando non lo è. Anche il genere maschile ricade inconsapevolmente in questo tipo di violenza: la donna gli viene presentata dalla società come naturalmente da sottomettere. La violenza simbolica è quindi l’impercettibile imposizione di alcune categorie di pensiero, è una violenza cognitiva che si basa sull’accettazione di chi la subisce. Lo scopo di Bourdieu è quello di smontare i processi che hanno trasformato un concetto storico, ossia la superiorità dell’uomo, in un concetto naturale: dato che la categoria della superiorità maschile è qualcosa di storico, allora può anche essere decostruita.

 

Riprendiamo ora le considerazioni inziali: com’è possibile che in una società profondamente mutata nel tempo il dominio maschile sia rimasto una costante? 

 

Bourdieu ci invita a concentrare la nostra attenzione su quegli agenti che sono i protagonisti della storia e che, in modi differenti, hanno contribuito alla perpetrazione del dominio maschile. «Una “storia delle donne”, che intende mostrare, anche suo malgrado, forti elementi di costanza e permanenza, deve, se vuole essere conseguente, considerare anche, e forse innanzitutto, la storia degli agenti e delle istituzioni che concorrono in permanenza ad assicurare tali permanenze, chiesa, stato, scuola, ecc.» (P. Bourdieu, Il dominio maschile). Il costante lavoro della società nel differenziare i generi e nel costruire un certo tipo di rapporto tra i sessi può essere compreso solo analizzando la società stessa e quegli agenti che hanno contribuito a consolidare queste categorie. Questo passaggio di Bourdieu risulta estremamente attuale, in quanto ci propone un modo di procedere, una visione di come concepire la ricerca sociologica. Qui il pensatore francese ci avverte che non è possibile procedere per compartimenti stagni. Un’analisi sociologica non può prescindere dalla storia e dall’antropologia: queste tre discipline sono imprescindibilmente intrecciate.

 

Vediamo ora come nella famiglia, nella chiesa, nella scuola e nello stato il dominio maschile si sia potuto affermare come violenza simbolica. Secondo Bourdieu la famiglia è il luogo principale dove si riproduce il dominio della visione maschile: «si impone l’esperienza precoce della divisione del lavoro e della rappresentazione legittima di tale visione» (ivi, p. 101). Mi permetto qui di portare un esempio eclatante di questa visione. Quando un ragazzo, che sta finendo la scuola media, deve scegliere la scuola superiore, in molte famiglie la scelta si orienta solo su alcuni tipi di indirizzi, a seconda del genere del figlio. Così, ad esempio, ai ragazzi viene consigliato di diventare meccanico, geometra, idraulico o elettricista, mentre alle ragazze di prendere indirizzi come turismo, lingue, socio-sanitario, chimico-biologico. Se entriamo in una classe degli indirizzi qui sopra elencati possiamo constatare questo orientamento di genere, in parte dovuto alla visione del lavoro che viene imposta in famiglia. 

 

Alla chiesa Bourdieu riserva delle accuse pesanti, a causa della visione che essa ha contribuito ad instaurare nella società. Per Bourdieu il clero è antifemminista, soprattutto per quel che riguarda l’abbigliamento, e «inculca (o inculcava) esplicitamente una morale familiarista, interamente dominata dai valori patriarcali, in particolare con il dogma dell’inferiorità innata delle donne.» (Ibidem) La chiesa porta avanti la visione della superiorità maschile, secondo Bourdieu, anche in modo inconscio, attraverso il simbolismo dei testi sacri, della liturgia, dello spazio e del tempo religioso.

 

Michelangelo, "La creazione di Eva" (1511)
Michelangelo, "La creazione di Eva" (1511)

 

Anche la scuola contribuisce a trasmettere la rappresentazione patriarcale. Il dominio maschile si può vedere nelle strutture gerarchiche tra le diverse scuole o facoltà e tra le diverse discipline. Secondo Bourdieu «tutta la cultura dotta, veicolata dall’istituzione scolastica, che, nelle sue varianti letteraria o filosofica ma anche medica o giuridica, non ha cessato di imporre, sino a un’epoca recente, modi di pensare e modelli arcaici, […] nonché un discorso ufficiale sul secondo sesso cui collaborano teologi, giuristi, medici e moralisti, e che mira a limitare l’autonomia della moglie» (ivi, p. 102). Se da una parte la scuola è fattore di rinnovo della violenza simbolica, dall’altra è anche uno dei fattori che stanno aiutando il cambiamento verso una condizione di uguaglianza tra i generi. Bourdieu fa notare come ci sia un numero sempre maggiore di donne istruite e quindi indipendenti dal punto di vista economico. Di fronte ad un’ormai consolidata parificazione delle opportunità d’accesso all’istruzione, che ha portato a far sì che attualmente siano di più le diplomate e le laureate rispetto ai colleghi maschi, corrisponde però una minor presenza femminile negli ambiti ritenuti più prestigiosi, soprattutto quello scientifico. Nonostante il cambiamento, permane il fatto che «esse sono sempre meno pagate degli uomini, a parità di condizioni, ottengono posti meno elevati per gli stessi diplomi e soprattutto sono più colpite, in proporzione, dalla precarietà dell’impiego e dalla disoccupazione». (Ivi, pp. 108-109) Un’altra constatazione che Bourdieu saggiamente ci propone è che le donne sono sempre meno dominate dalla violenza maschile, ma in ogni caso continuano a ricoprire quei ruoli dominati dal dominio maschile. Infatti alle donne è spesso riservata la produzione dei beni simbolici, come l’editoria, i media e l’insegnamento; a questa lista di professioni sono da aggiungere tutte quelle riservate alla cura della persona, oggetto dello stereotipo di essere la continuazione del ruolo materno

 

Infine lo stato è incaricato di far corrispondere un patriarcato privato a un patriarcato pubblico. Questa violenza simbolica è portata avanti nelle istituzioni che regolano l’esistenza quotidiana domestica. La struttura stessa del governo è fondata su un’opposizione tra «ministeri finanziari e ministeri di spesa, tra la sua mano destra, familiarista e protettrice, e la sinistra, volta verso il sociale, la divisione archetipica tra il maschile e femminile, con le donne schierate dalla parte dello stato sociale, in quanto responsabili e in quanto destinatarie privilegiate delle sue cure e dei suoi servizi» (ivi, p. 104). Per supportare questa tesi è sufficiente vedere chi ha ricoperto il ministero dell’economia e delle finanze in Italia negli ultimi vent’anni: quattordici ministri su quattordici sono maschi. Su undici ministri della difesa, sette sono maschi. Guardando poi tra i ministri dell’istruzione e della ricerca possiamo constare che otto ministri su quindici sono femmine, più della metà. Dato che nella formazione dei governi solitamente la maggioranza dei ministri è di genere maschile, possiamo qui constatare che il ministero dell’istruzione e della ricerca ha un forte connotato femminile. Scorrendo infine i ministri e i delegati per le pari opportunità degli ultimi vent’anni: dodici, tra ministri e delegati, su tredici sono femmine. Da questi dati possiamo cogliere come l’analisi di Bourdieu sia ancora attuale anche nel nostro stato.

 

Secondo Bourdieu, le strutture antiche della divisione sessuale si basano su tre principi, su cui si ispira chi si trova a dover decidere se scegliere una donna. Il primo principio vuole che la donna sia più portata per tutti quei lavori che sono un prolungamento del ruolo della madre, ossia tutti quei ruoli che riguardano la cura della persona. Il secondo vuole che la donna abbia difficoltà a farsi rispettare dagli uomini e che quindi sia meglio riservarle una posizione di assistenza. L’ultimo principio è portatore di quell’idea che è l’uomo la figura predisposta all’uso della tecnica e delle macchine.

 

Ritornando alla famiglia e al ruolo della donna all’interno di essa, possiamo osservare come ciò che fa la donna passi per lo più inosservato o visto come qualcosa di naturale. Basti pensare alla preparazione dei pasti, alle pulizie, alla cura dell’abbigliamento dei vari membri della famiglia. Le donne d’oggi danno il loro contributo alla produzione e alla riproduzione del capitale simbolico attraverso il consumo massiccio di abiti, cosmetici ed oggetti per l’estetica. Questo è dovuto ad una precisa visione che l’uomo ha della donna e che la donna ha di se stessa. 

 

« Responsabili all’interno dell’unità domestica della conversione del capitale economico in capitale simbolico, le donne sono predisposte a entrare nella dialettica permanente dell’ostensione e della distinzione cui la moda offre uno dei terreni d’elezione e che rappresenta il motore della vita culturale intesa come movimento perpetuo di superamento e di rincaro simbolici. Le donne della piccola borghesia, che come è noto spingono sino all’estremo l’attenzione per le cure del corpo e la cosmesi, nonché, più generalmente, per la rispettabilità etica ed estetica, sono le vittime privilegiate del dominio simbolico, ma anche gli strumenti più indicati per propagarne gli effetti, facendoli ricadere sulle categorie dominate. » (Ivi, pp. 118-119)

 

Attraverso questa breve analisi del pensiero di Bourdieu abbiamo potuto vedere come per decostruire la logica di dominio maschile sia necessaria un’analisi storica, sociologica e antropologica della società. Questo ci permette di andare alle radici della violenza simbolica, andando a smascherare ciò che è ritenuto naturale e determinarlo all’interno di un processo storico. 

 

 16 giugno 2021