La svolta agostiniana nella filosofia

 

Nonostante non sia sempre riconosciuto, Agostino ha rappresentato un vero proprio punto di svolta per la filosofia e il modo di fare filosofia, decretando un'irrecuperabile rottura con il mondo filosofico greco.

 

 

I PASSI BIOGRAFICI IMPORTANTI

 

Agostino muove i primi passi nel mondo religioso attraverso l’educazione della madre cristiana Monica, che avrà un ruolo centrale nella crescita del giovane (definirà il padre pagano «un estraneo»). Gli anni degli studi sono però caratterizzati da una vita mondana, causata da una profonda inquietudine intellettuale e morale (narrerà di una profonda attrazione verso il peccato) nella quale Agostino addirittura convive con una donna, dalla quale avrà un figlio.

Deluso dall’irrazionalità del cristianesimo, e dalle contraddizioni delle Sacre Scritture, si avvicina al manicheismo, un culto gnostico fondato da Mani di Persia, che propone due principi opposti: uno, identificato con il bene, la “luce”; l’altro, il principio oscuro del male, che divide le cose. Il compito del manicheo sarebbe dunque purificarsi dalle scorie materiali per congiungersi con il principio del bene. Agostino si muoverà alla ricerca di un posto di lavoro soddisfacente come insegnante: prima Tagaste, poi Cartagine, poi il viaggio a Roma, che decreterà la conclusione del rapporto agostiniano col manicheismo, dovuto all’incapacità dei manichei di rispondere ai quesiti di scienza naturale e alla loro immoralità nascosta dietro le virtù declamate.

Ottenuto il posto di professore a Milano, intensifica (nonostante avesse ottenuto il posto proprio per ostacolare il suo potere) il legame con il vescovo Ambrogio. L’avvicinamento al cristianesimo coincide con l’interesse nato per la filosofia neoplatonica. Ma non è un passo completo: Agostino è ancora lacerato dai dubbi. È fidanzato con una donna giovane e, nonostante la voglia di conversione, non vuole rinunciare completamente a tutti i piaceri del mondo sensibile per dedicarsi esclusivamente alla ricerca della verità.

 

Conversione di Agostino
Conversione di Agostino

 

FILOSOFIA NEL PRIMO E NEL SECONDO AGOSTINO

 

Quando la decisione della conversione è definitiva, Agostino si rifugia con la madre, suo figlio e alcuni amici in una riserva di campagna (che diventerà anche il luogo dove Agostino esercita la povertà, dopo che aver donato tutti i suoi averi) per dedicarsi alla ricerca filosofica. Agostino aveva già precedentemente rotto i rapporti con la madre di suo figlio, tornata in Numidia con la promessa di tornare. In questo circolo nascono i primi dialoghi che formano il pensiero del giovane Agostino. Sono dialoghi di impronta neoplatonica che nutrono speranza nella filosofia e che addirittura sostengono una coincidenza tra filosofia e religione. Ne La vita felice l’idea di felicità è ancora di tipo “greco”: si tratta dell’ataraxia, del non esser schiavi delle passioni. Le scelte stesse di vita di Agostino rispondono a questo ideale: Agostino ha infatti abbandonato la vita sociale per rifugiarsi in una comunità, ha abbandonato il lavoro e quindi la necessità di ottenere denaro, ha abbandonato le sue compagne. Ciò che distingue filosofia e religione è l’elitarismo della prima, incapace di raggiungere un gran numero di persone come con la seconda.

Intorno al 397 d.C. le cose cominciano a cambiare. Dopo i primi anni di ministero sacerdotale, nei quali si era battuto contro le varie eresie (il manicheismo stesso a cui aveva aderito, il donatismo, il pelagianesimo e il semi-pelagianesimo), Agostino matura una diversa riflessione sul compito della filosofia: i filosofi hanno cercato di costruire una immaginaria vita felice, dove si ha pieno controllo di sé e delle proprie passioni, ma questa è irrealizzabile. Perciò Agostino condanna l’improduttività dello stile di vita filosofico, che egli stesso aveva precedentemente seguito. Da qui in poi, l’ideale di filosofia come pratica di vita infatti scompare. Ma non solo: la vita filosofica si trasforma non nella ricerca della felicità, bensì nella accettazione dell’infelicità inevitabile che accompagna l’uomo, e che è dovuta alla sua impossibilità di salvarsi da sé. Ecco il nucleo centrale che accompagna il cambiamento della visione agostiniana: è il tema della grazia che accompagnerà tutte le sue opere maggiori.

Anche qui la definitiva rottura con il mondo greco, in particolare con l’intellettualismo etico di Socrate. Socrate affermava che conoscendo il bene, il vero bene, non si può commettere il male, che risulta essere quindi ignoranza del suo opposto.

Agostino rivoluziona questa idea “canonica”: l’uomo che non è stato “graziato”, pur conoscendo il bene, può fare il male. Solo la grazia divina può infatti liberare l’uomo dal peccato che “macchia” l’uomo sin dalla nascita. Ma la stessa grazia divina non è vincolata all’agire umano (altrimenti Dio sarebbe dipendente dall’uomo e dal suo agire), che Dio prevede, ma è assoluta, ed in quanto tale, imperscrutabile. Non c’è azione umana che sia sufficiente ad ottenere la grazia. Perciò l’uomo è immerso in una condizione non totalmente libera e la sua salvezza resta avvolta nel mistero. La stessa fede è un dono che Dio concede all’uomo e non un merito.  Da qui acquisiscono senso le Confessioni che Agostino scrive. La narrazione dei vissuti biografici agostiniani mostra come Agostino sia arrivato alla fede, alla maturazione della relazione con l’altro da sé che è Dio, e come tutto ciò alla fine abbia acquisito un senso diverso alla luce di questo rapporto.

 

7 gennaio 2020