L’opera di Primo Levi e la lettura del racconto dell’esperienza di Auschwitz che egli articola, assegnandole connotazioni e ruoli disparati all’interno dei suoi scritti più conosciuti, può aiutarci ad indagare nel profondo, tra le pieghe della nostra identità. La drammaticità esasperata e radicale vissuta dal chimico-scrittore e descritta in testi come Se questo è un uomo, I sommersi e i salvati e Il sistema periodico viene consegnata al lettore sotto forma di trattato scientifico. Primo Levi sa che per raccontare Auschwitz, quel complesso e destabilizzante laboratorio umano, è necessario vestire i panni dello scienziato che descrive l’andamento del più crudele degli esperimenti, ribadendo con fermezza la necessità di conciliare due componenti di una sola anima: il chimico e il letterato lavorano all’unisono, si mescolano fino a creare il fluido indistinto di un’identità ibrida che, proprio perché tale, è destinata a consegnarci l’immagine potente e oggettiva di un’oscurità assoluta come quella del Lager.



di Pietro Mazzon


Come il sistema di credito sociale in Cina potrebbe trasformare le persone in numeri.




« Possiamo comprendere l'impatto sociale dello sviluppo di nuove reti di comunicazione e informazione solo se mettiamo da parte l'idea intuitivamente plausibile secondo cui i mezzi di comunicazione servirebbero a trasmettere contenuti simbolici, ma lasciando le relazioni tra individui fondamentalmente immutate. Dobbiamo riconoscere, invece, che l'uso dei mezzi di comunicazione implica la creazione di nuove forme di azione e interazione nel mondo sociale, di nuovi tipi di relazioni, e di nuovi modi di rapportarsi agli altri e a se stessi. » (John Thompson, Mezzi di comunicazione e modernità)




Cosa succede se una canzone, invece di parlare di amore, tristezza, paura, felicità, sopraffazione e successi, racconta la scienza e le sue scoperte? In Italia un collettivo di quattro musicisti ha tentato questo esperimento per reinventare il modo di comunicare con note e parole.




È una domanda intima e viscerale, perché tutti soffriamo, e per questo è anche un interrogativo universale; perché il dolore, il lutto, l'ingiustizia e ciò che consideriamo “contrario al bene” accadono di continuo e inesorabilmente. Perfino se tutte le nostre fatiche, progetti, intenzioni affermano di puntare al bene e al progresso. Come hanno risposto le correnti filosofiche, i grandi pensatori e le religioni alla domanda perché il male?



HA SENSO IL SEPARATISMO FEMMINISTA? IL CASO DI CERCHIO SPEZZATO


Il documento stilato dal gruppo femminista Cerchio Spezzato presenta alcune riflessioni sulle contraddizioni inerenti alle società di stampo patriarcale, nonché una concettualità che tenta di superare tali problematiche, le quali hanno ancora una forte valenza come mezzo per interrogare il nostro presente. Fra le questioni principali sollevate, non manca quello del separatismo come mezzo per affermare le istanze femministe.




La gentilezza è spesso associata ad una speciale generosità. La generosità di chi non si sente inferiore a nessuno, ma, proprio perché dotato di questa caratteristica altamente etica nell’agire, è anche un palmo in su rispetto ai comportamenti ed all’intelligenza della media delle persone.




Miseri piaceri privatistici di oggi sacrificano il piacere di imprese future e di un mondo nuovo, verso il quale solo la forza temeraria del pensiero filosofico può muovere.



di Mirko Dolfi


Vi è un sottrarsi da ogni manifestazione fenomenica, ora risolta nella radice silenziosa e immediata; in quel silenzio che non è, al suo fondo, de-finibile, concettualizzabile, nominabile, poiché precedente a ogni nostro tentativo di darne ragione. È il Vero nel suo non essere ancora dispiegato, nell’Unità sempre viva che attraversa ogni distinzione attraendola verso di sé. Ogni parola si trascina alla sua fonte inesauribile, dove il linguaggio, i sensi, il pensiero si confondono nell’indeterminabilità di una quiete non esprimibile, ma profondamente vera.



ESISTONO VERITÀ ETERNE?

di Alessandro Tosolini


La nozione di verità eterna sembra ormai squalificata nel campo delle attività conoscitive. Come può conciliarsi infatti l'idea di una verità immutabile con l'incessante mutare delle opinioni e delle mode? Mostreremo come questa contraddizione sia in realtà solo apparente.



di Giacomo Lovison


Sidgwick ci sta dicendo che c’è una doppia relazione tra etica e politica: da una parte la politica deve emanare leggi che rispettino la moralità dei governati, dall’altra parte le leggi che vengono emanate, influenzano i doveri morali dei cittadini. C’è un’influenza reciproca tra etica e politica.



di Benedetta Norelli


L’uomo crede di poter prevenire o limitare qualsiasi sciagura; quindi se un aereo cade, un treno deraglia, un terremoto determina una quantità spropositata di vittime, è necessario quanto automatico andare alla ricerca del colpevole e punirlo, così da dare un senso all’accaduto. La medesima logica si presenta in caso di epidemie: il Coronavirus non è percepito a livello sociale in termini di punizione divina, ma comune è il desiderio di scovare il colpevole, un altro da sé da accusare.




Una ricerca archeologica, quella condotta da Matteo Negro nel suo nuovo saggio, che esamina le possibilità della dialettica tra politico e religioso nell'epoca post-secolare.




Da quella che Gentile aveva chiamato società trascendentale (Gentile, Genesi e struttura della società), e che Bontadini riscopre in un dibattito emerso in un Convegno di filosofia neoscolastica a Gallarate (1950), n0n può che discendere un preciso ordine d'idee politiche: l'internazionalismo. 




Lo storico della filosofia Francesco Fiorentino (1834 – 1884), dopo aver pubblicato il saggio sul Pomponazzi e quello sul Telesio, ove aveva espresso una posizione di equidistanza tra positivismo e idealismo, ma con forti tensioni verso il secondo, nel soffermarsi sulla modalità del processo conoscitivo,  condivide il punto di vista del De Grazia (1785 – 1856), per la propria distanza sia da quelle correnti di pensiero che, sulla scia di Kant, fondavano l’attività conoscitiva nell’esclusiva coscienza umana, che dalla filosofia positivistica comtiana che la riduceva nella sensazione e da Spencer che la considerava solo sotto l’aspetto fisiologico. Propone, così, la preminenza della ragione umana non solo come «attività giudicatrice» ma anche come «puro mezzo di osservazione» nell’attività conoscitiva.




Come esplicita Wittgenstein, «Il lavoro filosofico è propriamente – come spesso in architettura – piuttosto un lavoro su se stessi. Sul proprio modo di vedere. Su come si vedono le cose. (E su che cosa si pretende da esse)».




È possibile pensare che gli uomini, dalla loro origine nella notte dei tempi fino ad oggi, abbiano creato Dei e Divinità al semplice scopo di approcciarsi ad essi come loro pari? Allo scopo di utilizzare quelle caratteristiche a loro precluse per poter raggiungere forze e mondi attraverso corpi e menti completamente privi di ogni limite?




Allo scontro Bontadini – Severino è possibile dare una data formale d’inizio, cioè il 1964, e una di fine, il 1984. In questo ventennio si è consumato lo scambio di lettere e di saggi tra il Maestro (Bontadini) e il Discepolo (Severino), anche se il loro confronto e scambio d’idee non può essere di certo confinato entro questi limiti temporali. Severino è stato allievo di Bontadini, sicuramente il più illustre, e con lui si laurea in filosofia all’Università degli Studi di Pavia nel 1950.





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